martedì, Ottobre 20, 2020
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Il letargo un immobile e lungo oblio tra la Rana che si eclissa durante l’amplesso e la Marmotta che dorme anche nove mesi

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In autunno, con l’arrivo dei primi freddi e la mancanza di cibo, molte specie animali si preparano a un lungo sonno, per sfuggire alla fame, al gelo e a una possibile morte. Gli animali che non emigrano, o come gli anfibi, usano un modo “per risparmiare energie…vanno in letargo”, piuttosto che farsi trovare impreparati. Infatti questi animali, per non lasciarsi abbattere dalle avversità del clima adottano la modalità offline. Sono soprattutto  ghiri, marmotte, criceti, ricci,  scoiattoli, pipistrelli,  tartarughe, serpenti, insetti e topi.

I mammiferi e rettili dopo aver provveduto alle scorte di cibo accumulate nella loro dispensa o mangiando, aggiungendo uno strato di grasso, si rifugiano in una tana sottoterra o in un albero,  e si preparano per un lungo sonnellino, riposando fino all’arrivo della primavera. Alcuni di loro vanno in letargo, altri in un letargo parziale e altri ancora in ibernazione. Un’ottima strategia per combattere gli inverni rigidi, allontanando lo stress e dormendoci su. Il domani d’altronde è sempre un altro giorno, anche se per vedere una nuova alba, ci vogliono settimane e mesi.
Durante questi mesi “l’organismo entra in uno stato di letargia, si riduce il consumo di energia, e il battito cardiaco e la respirazione rallentano”. Infatti, le attività fisiologiche e digestive si sospendono, tanto da farli sembrare quasi morti. “La temperatura corporea si abbassa   fino quasi al congelamento  (intorno ai 10°),  l’apparato digerente è inattivo e   la sensibilità ridotta al minimo”. Non a caso il termine letargo deriva dal greco e significa lete-oblio e argos-inerte.

Invece, “l’ibernazione differisce dal letargo perché non è un vero lungo sonno: gli animali ibernati possono reagire a stimoli, seppure in modo torpido”.
Infatti, alcuni animali vanno   in ibernazione, “come l’orso bruno, il tasso, la marmotta”, in uno “stato di quiescenza”. Diventando oggetto di studi e usato in medicina, come “ipotermia preventiva per l’abbassamento artificiale della temperatura corporea negli “interventi di cardiochirurgia e neurochirurgia”. Questo processo ha favorito anche l’ibernazione in azoto “per la conservazione di spermatozoi ed embrioni umani”. L’idea dell’uso del ghiaccio per gli spermatozoi inizia a maturare verso la fine del Settecento. E nell’Ottocento il fisiologo Paolo Mantegazza, pensa di congelare lo sperma dei soldati costretti ad andare in guerra. Ma bisogna attendere al 1960, per i primi esperimenti concreti con l’americano Jerome Sherman. Gli embrioni congelati comunque, nonostante l’evoluzione della scienza, sopravvivono solo cinque anni, perdendo dopo questo periodo la loro efficacia e quindi poi distrutti.

Inoltre, questa capacità di sospendersi  di alcuni animali, ha ispirato molti film di fantascienza sull’ibernazione, tecnica che comunque non potrebbe ringiovanire un corpo umano, ma solo lasciarlo in attesa per un intervento efficace.

Tra l’altro alcuni animali come l’orso,  non vanno completamente in letargo come si pensa, ma un “letargo parziale”, che non interrompe le loro funzioni fisiologiche e tra un sonno e l’altro mangiano e bevono. Addirittura le femmine riescono anche a partorire i propri cuccioli a occhi chiusi. Modalità sicuramente invidiata dal genere umano femminile.


Invece l’animale che dorme di più è il ghiro, che resta a poltrire per circa sei mesi e nei periodi più miti apre sufficientemente la bocca, mangia qualche frutto e poi si abbandona a un altro insistente pisolino. Seguono altri dormiglioni come le marmotte  e i  ricci. Sembra comune nei periodi di letargo dei piccoli risvegli come succede ai pipistrelli, che dormono in gruppo e cambiano spesso posizione, non avendo un sonno continuo, ma piuttosto disturbato.

La lumaca solitaria al contrario, si chiude nella sua casa avvolta da sostanze come muco e fosforo, e lasciando solo un piccolo foro per l’aria. Facendo proprio capire con le sue barriere di non voler essere disturbata da nessuno e persino l’aria deve essere accuratamente dosata. Figuriamoci un pelo che cade! Una tragedia!

La rana di montagna invece, molto più aperta, può andare in letargo addirittura durante un amplesso (capita!), e risvegliarsi avvinghiata all’amato nella stessa posizione. Sembra quest’unione quasi avvicinarsi alla fatidica frase: Finché morte non ci separi! Chissà magari il monito si riferisce più a questo tipo di rana, che all’uomo. E per finire la Marmotta dell’Alaska, che supera tutti dormendo fino otto o nove mesi. Forse una scusa per non vedere davvero nessuno. E come dargli torto! Chi non vorrebbe in cattività sparire in un sonno profondo, ma senza morire e riaffacciarsi alla vita solo dopo la fine della tempesta? Tra gli esseri umani e in periodo di Covid-19,  saranno davvero parecchi, quelli che schiaccerebbero un duraturo pisolino per superare l’inverno o l’inferno.

E magari unirsi alla Rana di Montagna o alla  Marmotta d’Alaska anche con una sorta di gemellaggio, per aprire gli occhi solo dopo l’arrivo del tanto desiderato vaccino,  le esplosioni familiari,  lavorative e relazioni finite. Soluzioni indolori in un risveglio pacifico e privo di drammi. O semplicemente tirare la tendina e sparire in un confortante riposo, protetti nel nido di un grande arbusto  e nel caldo tepore,   pur di sopravvivere dormire dormire come un invidiato,  indisturbato ghiro!

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