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L’imponente Castello di Bracciano e l’invenzione della leggenda nera

| 10 Settembre 2020 | CULTURA

Il Castello Orsini-Odescalchi, svetta imponente nel vecchio borgo di Bracciano, considerato tra i più caratteristici del Lazio.

Il nucleo originale della fortificazione, la Rocca Vecchia, risale intorno al 13. secolo, quando il territorio viene amministrato dai Prefetti di Vico. In seguito passa agli Orsini per volere del papa Martino V nel 1419, con il declino dei Borgia.

Inizia con la famiglia “la trasformazione della rocca dei Vico” al “maestoso castello”, prima con Napoleone Orsini dal 1470 e poi con il figlio Virgilio fino al 1485. Altri lavori e decori si aggiungono con il matrimonio tra Isabella de’ Medici e Paolo Giordano Orsini verso la fine del Cinquecento, realizzati dall’architetto e scultore Giacomo De Luca e dai fratelli Zuccari. Gli artisti creano gli “affreschi con l’oroscopo dei due sposi e gli emblemi delle due insigni casate”.

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Il Castello però dal 1679, viene poi acquistato dalla “antica famiglia di origine comasca”, quando un Odescalchi si avvia al pontificato con il nome di Innocenzo XI. Il castello durante gli anni ospita nomi illustri tra cui il papa Sisto IV della Rovere nel 1481, in fuga dalla peste che infesta Roma.

Successivamente con l’arrivo dei Francesi, anche il Castello come altri tesori, viene saccheggiato e poi in difficoltà economiche, venduto intorno al 1803 alla famiglia Torlonia. Ma nel 1848, il Principe Livio III Odescalchi, riesce a riscattarlo come stabilito nel vecchio contratto di cinquant’anni prima.

Il Principe Livio, infatti sposando nel 1841, l’erede polacca Sofia Branicka, con le nuove fortune riporta il maniero al suo antico splendore, affidando il restaurato a Raffaello Ojetti. E dal 1952 diventa un museo privato, usato per feste, matrimoni con personaggi famosi del cinema e dello spettacolo.

Il castello con la sua forma pentagonale, le cinque torri, la scuderia, il granaio, l’armeria e le sale come la Papalina, dei Cesari e la Orsini, rappresentano un verso esempio di bellezza architettonica medievale.

Possiede una pregiata collezione d’arte di ceramiche e di arredo. Molti pozzi antichi sono distribuiti in varie parti del castello, dall’entrata ai piani, con le vecchie carrucole, coperti dalle lamiere o da una base di legno. La cucina si snoda in un ampio spazio, dominato dai maestosi focolari, con le teste dei cervi imbalsamati al muro, che sembrano guardare vigili e minacciosi gli ospiti curiosi.

Le torri e i giardini offrono una vista sul lago, anche tra piccoli scorci e finestre sbarrate, con gli alberi che incorniciano il panorama riflettendo sull’acqua. Secondo alcune leggende sotto il lago, di origine vulcanica, si trova “una parte della città sommersa; la parte emersa sarebbe stata denominata Bracciano in seguito alla forma presa”.

Intorno al castello si possono ammirare i tanti vicoletti del borgo antico, in parte appoggiati alle spalle del maniero. Le case tipiche, i piccoli portoni, le sedie vicino alla porta, che indicano il proseguimento di un’antica socialità ancora vissuta. E le strette viuzze in pietra portano per magia come le finestre del castello sulla vista del lago, ma in uno scorcio dominato da un grande albero, che troneggia fiero.

Tra le leggende nere, si racconta che Isabella de’ Medici, moglie di Paolo e figlia di Cosimo I, quando il marito si assenta per impegni politici o altro, lei raggiunga il castello tradendolo nella Camera Rossa.

E per non lasciare nessuna traccia o suscitare dubbi e pettegolezzi, dopo le ore di passione li faccia “accomodare in una stanza adiacente, nella cui oscurità i poveri uomini”, finiscono in un “pozzo a rasoio” e si dissolvono nella calce viva. Inoltre, la bellissima fedifraga, non soddisfatta, inizia anche una relazione con il cugino del marito Troilo Orsini.

Ma Paolo intuendo qualcosa, e fingendosi un prete confessore, venuto a conoscenza dei suoi tradimenti la strangola con un nastro rosso. E da allora il luogo diventa di cattivo auspicio per coppie e novelli sposi, segnati da abbandoni e disgrazie, come il caso Ramazzotti – Hunziker, Cruise – Holmes e tanti altri, colpiti dal maleficio.

In realtà si tratta solo di una leggenda nera appunto, infatti, recenti studi sul carteggio tra Isabella e Paolo della storica Elisabetta Mori, mostrano un legame solido, celebrato con la nascita di due figli.

Isabella ha un ruolo determinante, sia con il Padre Cosimo I, che con il marito Paolo, essendo una donna colta, saggia e un punto di riferimento affettivo e negli impegni ufficiali. Inoltre la coppia, promessi sposi molti giovani, in base a degli accordi politici, si ritrova a vivere insieme dopo la morte dei genitori di Paolo.

Cosimo I, cresce Paolo insieme ai suoi figli, in attesa poi del matrimonio stabilito. E anche dopo il matrimonio, i due vivono “a Firenze nel palazzo Medici di via Larga”, e nonostante la creazione nel 1560 del Ducato di Bracciano”.

Isabella muore presto, non per mano del marito, che la insegue con un nastro rosso, ma del destino, a causa di una fatale malattia, si spegne il 16 luglio del 1576 a Cerreto Guidi.

Invece, secondo un’altra leggenda sembra che intorno al lago, appaiano di tanto in tanto, anche tre streghe, una di Trevignano, l’altra di Anguillara e l’ultima di Bracciano, che dopo un periodo di amicizia per qualche strana e insolita questione si ritrovano come “acerrime nemiche”. Leggenda questa ancora da verificare, da eventuali e temerari studiosi, disposti a subire malocchi e incantesimi.

Comunque leggende a parte, aggirandosi per il castello si resta affascinanti dalla maestosità, i colonnati, le tante porticine, i grandi ingressi, i ballatoi e le finestre sbarrate.

Il mobilio, gli spazi ampi e l’arredamento scarno, rivestono le stanze di una bellezza piena essenziale, prima di fronzoli e nella meraviglia costante del panorama sul lago. Magari, se sugli oggetti e le tante stanze, ci fosse anche qualche targhetta, con qualche accenno storico in più, si sognerebbe meglio tra gli angoli scuri, i cunicoli angusti, il soffio pauroso del vento e le tre streghe malefiche alle finestre, pronte all’agguato.

TAG: Bracciano, Castello Orsini-Odescalchi
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