lunedì, Settembre 21, 2020
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Il 1816 una fredda estate, buia e arida, ma fortemente creativa con Frankenstein e il Vampiro

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Il 1816 viene ricordato come l’anno più freddo in Europa, e tale anomalia sembra associata come reazione del clima dopo le eruzioni vulcaniche, determinando una diminuzione dei monsoni estivi e un aumento delle precipitazioni. Infatti, la cenere nell’atmosfera influisce sul clima piovoso nell’area euro-mediterranea. Situazione che si verifica con l’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia nel 1815, condizionando il clima della stagione successiva con una fredda estate, in Europa e nel Nord America e con i raccolti letteralmente distrutti.

Infatti, questa particolare condizione climatica con poca luce, piogge, inondazioni, neve nel Québec, e neve sporca in Ungheria e in Italia, per il colore rosso, porta a un incremento dei prezzi sui cereali e i prodotti agricoli. L’Europa,  risente per “la mancanza di cibo”, e i cittadini svuotano affamati le scorte dei magazzini in Gran Bretagna e in Francia. Le “inondazioni dei maggiori fiumi europei (incluso il Reno) sono attribuite all’eruzione, così come la presenza di ghiaccio nell’agosto del 1816”. In Cina le basse temperature distruggono gli alberi e la Svizzera orientale si ritrova con una “diga di ghiaccio”, mentre l’osservatorio meteorologico di Milano Brera, riporta a giugno non oltre i 17°.

A Torino in quegli anni “Giuseppe Castellani, osservatore … dell’epoca” scrive: “I danni che le eccessive piogge arrecano da più anni ai nostri raccolti sono ormai sì grandi che vengono rilevate dagli uomini stessi, anche i meno riflessivi… I freddi intempestivi… favoriscono le nevi, che da alcuni anni pertinacemente si mantengono sulle montagne secondarie a dispetto del solstizio d’estate”. In “Piemonte… ne primi cinque lustri le estati erano più calde ed asciutte, li temporali rari e passeggeri…ma cominciarono questi a dar piogge più lunghe ed ostinate che rendevansi tranquille e durevoli per parecchi giorni. Allora nove estati su dieci facevansi pubbliche preghiere per ottener la pioggia, ora undeci su dodeci si prega per aver la serenità”.

Insomma, non proprio un clima vacanziero e assolato e poco adatto ai viaggi, ma favorevole a quanto pare alla creatività di Mary Shelley e John Polidori, medico di Lord Byron. Infatti, nel 1816 Shelley si rifugia a Ginevra, ospitata da George Byron nella Villa Diodati, con il marito Percy, e la sorella Mary, amante del Lord. E tra quelle colte mura Shelley e gli amici, si sfidano “a chi … avrebbe scritto la storia più spaventosa”.  Nasce in questa particolare circostanza tra il freddo e la paurosa penna di Mary Shelley “Frankenstein, or The Modern Prometheus”, e da Polidori  “Il vampiro”. Le atmosfere cupe, stimolano la scrittrice inglese dando forma a una insolita e minacciosa creatura “Frankenstein”, e il libro viene pubblicato due anni dopo. Si racconta anche, che il gruppo di amici durante le loro ispirazioni e scambi culturali usino “sostanze di ogni tipo”, e nella mente di Shelley dopo una brutta tempesta, appaia l’idea non proprio rassicurante di un assemblato gigante. Ora è difficile stabilire cosa abbia inciso maggiormente nella creazione, se il maltempo o qualche intruglio non proprio digeribile.

E’ proprio il caso di dire che “non tutti i mali vengono per nuocere” e che il “bisogno aguzza l’ingegno”, considerando anche l’invenzione della “draisina, detta anche Dandy horse o velocipede”, un abbozzo della attuale bicicletta, ideata dal tedesco Karl Drais, per trasportare senza l’uso del cavallo. Oltre alle opere eterne però, il freddo diffonde anche il colera, almeno da quanto riportano alcuni studi, definita la prima pandemia, che si sposta dal Gange al Bengala, all’Afghanistan,  Nepal e Medio Oriente. Insomma il freddo regala qualche insolita rosa letteraria, ma anche tante spine.

“L’anno senza estate” o “l’anno della povertà”, resta per ora il 1816, insieme a quelli dal 1790-1830, tra i più rigidi nella storia, era glaciale a parte, ovvio. Ma da quella insolita e anomala stagione di freddo, nevicate, cieli plumbei,  finestre aperte dal vento e porte che scricchiolano, spuntano due creature inquietanti nelle notti insonni e nebulose, che con i loro passi famelici e improvvisi, diventano i protagonisti della scena, consapevoli che per le restanti comparse “la disgrazia è senza riparo.”


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