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Dalle Terme ai primi Stabilimenti balneari, dove “il mare unisce i paesi che separa”

| 3 Agosto 2020 | CULTURA

“Tutti al mare”, recita un ritornello di una vecchia canzone, alla ricerca di una fetta di spiaggia, distesi e arresi sotto l’ombrellone nel conforto di strutture pronte a garantire più del necessario e un sano riposo. Eppure una volta più del mare sono le Terme ad allietare i corpi avidi di sole, come quelle dei Bagni di Montecatini, l’attuale Montecatini Terme e il Trescorencia Balneario. Anche a Livorno con i Bagni Beretti dal 1781, s’improvvisa una costruzione chiusa sulla spiaggia, che porta l’acqua direttamente nei camerini. L’idea invece dei primi stabilimenti balneari si sviluppa tra il 18.-19. secolo.

Il termine “stabilimento” allora, viene ancora associato alle terme, fino a quando nel 1828 a Viareggio, appare la prima struttura con il Bagno Dori e poi il Bagno Nereo. Qualche anno dopo a Rimini nel 1843 s’inaugurano i Bagni Marittimi, a Livorno invece nel 1846, e a Venezia nel 1857. Tra gli storici stabilimenti da ricordare i Bagni Marini nel Golfo di Napoli, aperto dal 1840.  In seguito ribattezzato il Bagno Elena nel 1899, per omaggiare la moglie di Vittorio Emanuele III, e che diventa un luogo di approdo per grandi personalità tra cui Oscar Wilde, Richard Wagner, E. De Filippo, Totò. E ammirare incantati come Alexander Pope il mare che “unisce i paesi che separa”.

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Gli stabilimenti poi continuano a diffondersi oltre la metà dell’Ottocento nelle località marine, e spesso appaiono con una Rotonda sul mare, simile a quella cantata da Fred Bongusto, che comprende “una costruzione su palafitta raccordata da un pontile”, in cui i bagnanti dai loro camerini possono raggiungere l’acqua facilmente. Le strutture “sono gestite da imprese, enti, o associazioni pubbliche”, e i servizi offerti comprendono la sdraio, il lettino e l’ombrellone. Ma con il tempo e l’aumento delle richieste, i comfort migliorano, si aggiungono campi sportivi e altre attività di svago. Per i materiali usati si passa dal legno all’alluminio e ai tessuti plastificati. Invece, tra le nuove mete ambite: Forte dei Marmi, Venezia, Nizza e la Costa Azzurra.

Nei primi anni del Novecento anche a Ostia, dopo la bonifica di fine Ottocento, nasce il “primo stabilimento balneare lo Chalet Restaurant di Federico Bazzini”, e nel 1915 il Lungomare Toscanelli. Con i nuovi Lidi viene aperta la pineta di Castelfusano. E anni dopo diventano famosi il Kursaal, il Rex, il Plinius e lo stabilimento della Lega Navale. Si costruiscono nelle regioni italiane molti alberghi di lusso con vista mare, che passano alla storia per gli ospiti illustri immortalati in momenti di svago. In generale le strutture balneari dopo la Seconda Guerra Mondiale si diffondono maggiormente con la spinta del boom economico, si parte verso Riccione, Portofino, Capalbio. Cresce l’importanza della vacanza e delle tanto attese ferie di agosto e la fuga verso il mare, con svariate attività dal beach volley, alla barca a vela.

Gli anni Cinquanta e Sessanta lanciano la moda del riposo sancito dalla Costituzione Italiana con il diritto della “vacanza obbligatoria” e i lidi fioriscono. D’altronde lo stesso Socrate ricorda che: “Viviamo intorno a un mare come rane intorno a uno stagno”.

E oggi si fa di tutto anche un fido in banca, pur di avere uno spazio di mare tra spiagge lussuose o lidi improvvisati. Per perdersi in una visione infinita e lasciarsi cullare dalle onde e dal sole, la cura per rigenerare il canto dell’anima. Una distesa di azzurro, che come sostiene F. Caramagna diventa tanto necessaria da dire che in: “Nessuna casa dovrebbe essere senza vista sul mare”.

TAG: stabilimenti balneari, terme
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