lunedì, Settembre 28, 2020
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Attilio Fontana: “Ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento”

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“Ho riflettuto molto sull’opportunità di intervenire in quest’aula, soprattutto per la preoccupazione di dare ulteriore cassa di risonanza a polemiche sterili, inutili, strumentali oltre che lesive della mia persona e del ruolo che ricopro”. Con queste parole il governatore Attilio Fontana ha esordito parlando in Consiglio Regionale  della vicenda relativa a una fornitura di camici che lo vede indagato per frode in pubbliche forniture. “Ma alla fine – ha continuato – ho deciso di essere qui non solo per affermare la verità dei fatti, ma anche per voltare pagina e affrontare con forza la volontà di andare oltre, affrontando un presente pieno di incognite e guardando alle sfide del futuro”.

Il governatore è indagato nell’ambito dell’inchiesta su una fornitura di camici da parte di Dama spa (società del cognato del presidente della Regione) ad Aria (la centrale acquisti della Regione): “Si è molto parlato della vicenda della fornitura dei camici divulgata dalla più faziosa informazione con un refrain ripetuto all’inverosimile ‘Dama società del cognato del presidente’. Non è vero che la rinuncia al pagamento, definita ‘donazione’ con spirito del tutto irridente e poco nobile, sia dipesa dalla presenza di Report. Dei rapporti negoziali a titolo oneroso tra Dama e Aria non ho saputo fino al 12 maggio scorso. Sono tuttora convinto che si sia trattato di un negozio del tutto corretto, ma ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento per evitare polemiche e strumentalizzazioni e di considerare quel mancato introito come un ulteriore gesto di generosità. Voglio solo dire fin d’ora che avevo spontaneamente considerato di alleviare in qualche modo l’onere dell’operazione, partecipando personalmente, proprio perché si trattava di mio cognato, alla copertura di una parte di quell’intervento economico. Si è trattata di decisione spontanea, volontaria e dovuta al rammarico nel constatare che il mio legame di affinità aveva solo arrecato svantaggio a una azienda legata alla mia famiglia. E così quel gesto è diventato sospetto, se non addirittura losco”.

Poi, affrontando la vicenda della fornitura-donazione dei camici, Fontana ha aggiunto in un passaggio: “La più faziosa informazione mi attribuisce un ruolo nella cosiddetta trasformazione della fornitura da onerosa a gratuita. Non posso tollerare che si dubiti della mia integrità e di quella dei miei famigliari. Sapevo che Dama si era detta disponibile a dare un contributo per l’emergenza Covid, come altri imprenditori disposti a dare una mano. Con tutte e cinque le aziende che avevano dato la disponibilità e riconvertito le produzioni abbiamo attuato la stessa procedura semplificata di emergenza. Ogni euro raccolto e speso” da Regione Lombardia durante l’emergenza Coronavirus “ha una sua giustificazione, motivazione e una rendicontazione”.

“Questo non lo so. Sicuramente io continuerò, l’unica certezza è quella”, ha poi detto Fontana in serata parlando ai microfoni del TgR Lombardia e rispondendo a una domanda su come finirà.

Inoltre, secondo Fontana, Filippo Bongiovanni, l’ex direttore di Aria spa, la centrale regionale per gli acquisti, “in una fase difficile ha svolto il suo compito di civil servant con passione e competenza e senza mai venire meno alle sue responsabilità”. Bongiovanni, ora dimissionario, è indagato per turbata libertà del contraente. Inoltre, per Fontana, Bongiovanni “è esempio di pubblica amministrazione che non si muove solo con le logiche difensive, ma che prova a intervenire e rispondere alle necessità dettate dall’emergenza e anche in questa fase sono state rispettate le regole dettate dall’emergenza. Stare a guardare prima e giudicare poi è lo sport preferito per molti”.

Secondo il Comitato “Noi denunceremo”, che rappresenta parenti di vittime del coronavirus che hanno presentato denunce alla Procura di Bergamo, dall’intervento in aula oggi del presidente della Lombardia, Attilio Fontana, non sono venute “parole che chiarissero la fragilità della sanità lombarda” mente sono stati usati “tantissime volte i verbi ‘abbiamo fatto’ e “abbiamo agito durante l’emergenza”.

“Ho assistito a sessantacinque minuti di difesa su accadimenti personali espressi in un luogo non certo deputato a questo – spiega in una nota il presidente del Comitato, Luca Fusco – Ho ascoltato un lungo elenco di cose fatte e di numeri che nulla avevano a che fare con il dolore e l’amarezza provata dai parenti delle vittime della pandemia”.

“Sono stanco di sentire parole vuote piene di numeri e dati; rappresento i parenti di tantissime vittime della pandemia ed è mio dovere chiedere a voce alta la verità – aggiunge Fusco – Oggi non ne ho sentito nemmeno un granello”.

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