venerdì, Settembre 25, 2020
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Recovery Fund: Accordi lontani secondo l’olandese Rutte

Sinergie d'intesa sull'asse Berlino-Parigi?

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Nessun accordo raggiunto ancora per quanto riguarda il Recovery Fund discusso al vertice di Bruxelles. Per il nostro premier la missione di Bruxelles sarebbe quella di discutere, negoziare e successivamente portare a casa, la liquidità necessaria per rilanciare e dare al contempo una boccata d’ossigeno alla nostra economia.

Dopo l’emergenza Covid 19, l’Europa attraversa una delicata fase economica, causata da una lenta ed inesorabile regressione che può essere arginata solo sbloccando i fondi necessari per sanare  le crepe che man mano si sono formate negli asset economici di diversi paesi UE.

Il nodo da sciogliere resta sempre e comunque quello dei 750 miliardi che dovrebbero essere utilizzati in area UE. I paesi Frugali, sembrano quelle enormi montagne da scalare , sopratutto per la nostra Italia rappresentata dal Premier Giuseppe Conte, piuttosto preoccupato per il raggiungimento di un accordo nel breve tempo.

Da fonti diplomatiche arriva la posizione della Svezia che non intende andare oltre i 150 miliardi per i sussidi  da destinare al Recovery Fund, una posizione sostenuta anche da Olanda, Austria, Danimarca e Finlandia, le determinanti che dovrebbero condizionare l’esito dei lavori di Bruxelles.

Angela Merkel, il nostro partner commerciale che pretende dalla vicina Italia uno sforzo maggiore per rimpinguare le casse dell’UE, cerca di arbitrare nel migliore dei modi e lo fa coinvolgendo il Presidente francese Macron.

Un lavoro certosino, per la cancelliera tedesca che dovrebbe far apparire  la stessa, come il condottiero delle economie nell’area UE, senza tener conto di alcune considerazioni in merito al discorso del Recovery Fund. Se prima la Germania era poco tollerante alla nostra economia, adesso sembra voglia un accordo, passeggiando lungo Champs Elysees a braccetto con il francese Macron.

Sembra irreale, ma la situazione a Bruxelles resta delicata e controversa, nonostante le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte all’apertura dei lavori, su un possibile accordo sui punti d’intesa con i paesi membri, con in testa l’Olanda di Mark Rutte “l’Impossible Man” che ha dichiarato apertamente di non destinare nemmeno un cent all’Italia.

“Stiamo discutendo sui punti cardini del negoziato economico – ha spiegato il Presidente Conte ai microfoni del Tg1-stiamo cercando di costruire un percorso che porta i paesi frugali a condividere un percorso di rilancio molto articolato, a cui si dovrebbe raggiungere un accordo unanime. Un solo paese non può bloccare i fondi”.

Nelle ultime ore la cifra pare sia scesa sui 400 miliardi di euro e non soddisfa la fascia dei paesi frugali. Questo è  l’esito delle ultime riunioni che hanno come protagonista il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, l’uomo che sta cercando di tessere le trame giuste per trovare un accordo che soddisfi tutti.

Potrebbero essere tante le considerazioni da fare, così come occorre riflettere sulla permanenza della Nostra Italia all’interno dell’Unione Europea. No, non è il caso di pensare ad una Italexit, come qualcuno grida ai quattro venti senza pensare al ruolo che l’Italia potrebbe avere in Europa, se qualcuno, a Montecitorio pensasse ad attuare la riforme giuste.

Questa non è una riflessione o una presa di posizione che  può far contenti olandesi, tedeschi e austriaci, non è nemmeno un richiamo all’orgoglio nazionalista. Si tratta semplicemente, di ricordare al premier olandese Rutte, quell’Italia che accoglie e salva migliaia di migranti trasportati nelle nostre coste dalle navi appartenenti alle ONG di nazionalità tedesca, quelle stesse navi che battono bandiera olandese.

L’Unione Europea ha dimenticato in qualsiasi tempo e modo, quell’Italia che ha graziato il Comandante tedesco impunito di nome Karola Rachete (colei che si credeva ai comandi di un U-Boot), sotto l’indifferenza della Cancelliera Merkel, la regina dei negoziati e l’artefice del fallimentare triangolo Berlino-Tripoli-Ankara.

Potremmo andare avanti fino al resto dei nostri giorni, ma queste sono solo piume in merito alle reali considerazioni da fare, sia sulla situazione economica dopo il Lock Down in area UE, sia sula situazione economica interna in Italia.

A questo punto, la classe politica italiana, dovrebbe valutare e analizzare la politica interna per focalizzare le eventuali riforme tanto richieste e osannate dai premier europei che guidano l’ennesima crociata contro l’Italia e subito dopo.

Le riforme, non devono essere un’accondiscendenza verso quei paesi che vorrebbero lo scettro dell’economia europea, ma il trampolino di lancio per un Italia che dovrebbe dettare le sue condizioni di permanenza in area UE, solo ed esclusivamente pensando ad una politica economica interna che rilanci il ruolo del bel paese fino ad oggi a dir poco marginale nel contesto europeo.

Al di là dei risentimenti sovranisti e populisti, il governo frutto dell’accordo tra i Pentastellati e il Partito Democratico, pare non abbia portato i frutti sperati in chiave economica. L’alternativa, potrebbe essere dunque quell’alleanza fatta tra i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, i leghisti di Matteo Salvini e Forza Italia? Una storia vecchia, già vista in Europa e nella nostra Italia.

Nel frattempo in patria i commercialisti minacciano lo sciopero per via delle scadenze tributarie del 20 Luglio  non prorogate. Per il Mef la proroga potrebbe costare 8,4 miliardi di euro  di incassi quantificati e che tra l’altro chiama in causa 4,5 milioni di partite iva che dovrebbero saldare le imposte alla scadenza e senza proroga.

Questo sarebbe il biglietto da visita di quell’Italia che si presenta al tavolo dei negoziati per il Recovery Fund. Forse, in ultima analisi non c’è quella consapevolezza da parte di questa classe politica italiana, di aiutare le imprese ormai al collasso e i lavoratori, con una serie di riforme che in primo luogo dovrebbero eliminare in maniera categorica quei Privilegi Corporativi che la stessa classe politica e dirigente italiana ha sempre avuto.

L’attenzione del governo sulla parziale statalizzazione delle Autostrade Italiane, serve a ben poco. Per l’ennesima volta, occorre cambiare pagina e attuare le riforme giuste, per quella giusta economia che dovrebbe rilanciare il tessuto socio economico.

Non possiamo essere lo zerbino d’Europa, non possiamo permettere che in piena democrazia e in uno stato di diritto, dobbiamo essere noi a soccombere e a pagare gli errori di una politica interna sempre più deleteria e distruttiva, dipendente da un “Ingrata Matrigna” come l’Europa.

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