giovedì, Agosto 13, 2020
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Si va verso la proroga del Dpcm di giugno: ecco cosa prevede

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La proposta, contenuta nel nuovo Dpcm atteso il 14 luglio, prevederebbe una sostanziale proroga al 31 luglio di tutte le misure restrittive contenute nel decreto dell’11 giugno.

Potrebbero posticipare la riapertura discoteche, fiere e congressi, rimarrebbe l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi, il divieto di assembramento e l’applicazione della sanzione penale per chi vìola la quarantena obbligatoria.

Tra le ipotesi, anche quella di prorogare lo stato di emergenza al 31 ottobre anziché a fine anno.

La proposta contenuta nel nuovo Dpcm atteso il 14 luglio per l’emergenza Coronavirus conterrebbe una sostanziale proroga al 31 luglio di tutte le misure restrittive contenute nel Dpcm dell’11 giugno scorso.

Con lo stesso provvedimento è necessario confermare le ordinanze adottate dal ministro della Salute sul divieto di ingresso per chi ha soggiornato negli ultimi 14 giorni nei 13 Paesi che sono al di sotto dei coefficienti minimi di sicurezza.

Tra le ipotesi, anche quella di prorogare lo stato di emergenza al 31 ottobre anziché a fine anno.

Il governo, come ha già anticipato il premier Giuseppe Conte, è intenzionato ad ampliare le misure eccezionali per la lotta al Coronavirus e già in settimana potrebbe arrivare una delibera ad hoc in Consiglio dei ministri, accompagnata anche da un decreto legge utile per fare ordine fra le varie scadenze fissate nel corso di questi mesi.

Nessuna decisione è stata ancora presa, sottolineano diverse fonti, ma è possibile che si decida di procedere in modo graduale.

Relativamente agli ingressi dall’estero, secondo fonti del ministero della Salute, sono in corso le ultime valutazioni sui Paesi da aggiungere o togliere dalla lista dei 13 finora individuati come “a rischio”.

Al divieto di ingresso si prevede la possibilità di rimpatrio immediato. Tra le altre novità, il posticipo delle aperture di discoteche, fiere e congressi.

Dovranno inoltre essere conservati i protocolli di sicurezza come condizione di apertura delle attività produttive e commerciali e si prevede l’obbligo di indossare la mascherina in tutti i luoghi chiusi.

Confermato fino al 31 luglio anche il divieto di assembramento, così come l’applicazione della sanzione penale per chi viola la quarantena obbligatoria.

A riferire in Parlamento quasi in contemporanea le decisioni adottate dall’Esecutivo, il 14 luglio, sarà il ministro Roberto Speranza. La maggioranza e le opposizioni potranno presentare delle risoluzioni ma – a differenza della partita che si gioca sul Mes – in questo caso il voto dovrebbe filare liscio.

Il Pd con Stefano Ceccanti, che pure ha chiesto più volte al governo di confrontarsi con il Parlamento, si ritiene soddisfatto ma chiede anche che arrivi subito “qualche prima spiegazione” nonché chiede di definire il giorno in cui il Presidente del Consiglio “verrà a ricevere indirizzi del Parlamento sul post del 31 luglio”.

Giusto e opportuno, dice il capogruppo di LeU al Senato Federico Fornaro, valutare una proroga dello stato di emergenza, senza che la questione sia dominata da una sterile propaganda”, anche se il compagno di partito Stefano Fassina sostiene la necessità di invertire l’ordine dei lavori: prima la discussione alle Camere e poi il via libera del governo.

Granitici contro l’uso di strumenti che non possano essere modificati da senatori e deputati invece gli esponenti delle opposizioni: Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia puntano l’indice contro il rischio di “pieni poteri” esercitati dal premier attraverso la scelta di strumenti normativi con corsie preferenziali ma anche contro i partiti di maggioranza.

Giorgia Meloni è convinta che la proroga dello stato di emergenza non sia altro che un escamotage di ministri e parlamentari per “salvare le poltrone” mentre Silvio Berlusconi ha preso carta e penna e in una lettera alla Stampa ha ribadito la disponibilità a “collaborare” ma ha anche  definito “inaccettabile sul piano della procedura la decisione di forzare ancora la Costituzione e la trasparenza del processo democratico”.


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