mercoledì, Agosto 12, 2020
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Legale del giudice Esposito: “quereleremo Quarta Repubblica”

'Gravissima diffamazione durante la trasmissione di Retequattro'

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Il legale del giudice Antonio Esposito ha avuto mandato di querelare “tutti coloro che si siano resi responsabili della gravissima diffamazione ai suoi danni nel corso della trasmissione andata in onda martedì sera su Rete Quattro, La Quarta Repubblica”.

Lo si legge in una nota dell’avvocato Antonio Grieco. “Nel corso della trasmissione – si legge nella nota- si è giunti, in maniera inqualificabile, a consentire al giornalista Piero Sansonetti di affermare, tra l’altro, che ‘la magistratura è marcia’ e ‘moltissimi processi sono truccati’; ha parlato di ‘trame della magistratura italiana e quella del Giudice Esposito fa parte, sta dentro a questa storia?’ gridando, infine, ‘il Giudice Esposito è uno scandalo’“.

Il legale aggiunge che “nel corso della trasmissione il conduttore ha mandato più volte in onda dichiarazioni rese nel 2014 ad un legale di Berlusconi (ed allegate al suo ricorso alla CEDU) da un bagnino termale, un cameriere ed uno chef di un albergo di proprietà dell’ex sindaco di Lacco Ameno, parlamentare di FI, coordinatore regionale di FI, legatissimo a Berlusconi, con le quali i tre dipendenti accusavano il Dr. Esposito di avere “di continuo” usato espressioni volgari e minacciose riguardanti il predetto Berlusconi.

“Quello che è estremamente grave – aggiunge l’avvocato Grieco – è che il conduttore ha omesso di dare notizia della fondamentale circostanza che il Dr. Esposito, come venne a conoscenza di tali dichiarazioni, ebbe a sporgere querela nei confronti dei tre dipendenti per le false affermazioni a lui attribuite e dai lui mai fatte, ed ha omesso altresì di ricordare che, a seguito di tale querela, fu instaurato procedimento penale attualmente pendente presso la Procura della Repubblica di Napoli.

Nella nota viene poi citato il passaggio della trasmissione dove il “conduttore – scrive ancora Grieco – ha affermato che dalla corte di appello di Milano erano arrivati in Cassazione le carte con la scritta urgentissimo e che dice che la prescrizione matura il 01.08. Se fosse stata mostrata tutta la copertina, come correttezza avrebbe imposto, i telespettatori avrebbero avuto modo di notare che nella parte alta della copertina era scritto a caratteri cubitali Corte Suprema di Cassazione e che, in altra parte della copertina, vi era l’annotazione proveniente dal magistrato dell’ufficio preliminare dei ricorsi della Terza Sezione Penale della Corte (quella di Amedeo Franco) del provvedimento.

La visione completa della copertina avrebbe fatto comprendere ai telespettatori che il processo venne innanzitutto assegnato, come di regola, alla competente sezione (la Terza, quella di Franco); e che fu tale sezione ad “assegnare” il procedimento “alla Sezione Feriale considerato il termine di prescrizione”.

La visione di tale provvedimento contenuto sulla copertina della Corte Suprema di Cassazione avrebbe dimostrato, altresì, la falsità delle affermazioni rese dal Franco nell’inquietante colloquio del giudice (oramai defunto) con il condannato allorquando parla: “in effetti lì hanno fatto una porcheria perché che senso ha mandare il fascicolo alla Feriale”.


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