L’odissea di Coda Mozza, la balena senza coda che naviga nel Mediterraneo con poche speranze di vita

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Sembra una fiaba, una favola, ma purtroppo qui non c’è un lieto fine, c’è solamente da aspettarsi il peggio che deve ancora arrivare.

Coda Mozza, è il nome di una Balenottera Comune (Balaenopteridae) lunga diciotto metri e pesante cinquanta tonnellate (uno dei mammiferi più grandi del mondo), è così chiamata in quanto  è priva della coda e di conseguenza non può immergersi in profondità alla ricerca del zooplancton, la sua fonte primaria di sussistenza.

Allo stato attuale la balenottera, sta navigando verso nord con la speranza, per i biologi,che possa raggiungere il Santuario dei Cetacei, lì potrebbe salvarsi, secondo gli esperti.

Ma chi è Coda Mozza? Qual’è la sua storia? Noi comuni mortali, uomini, animali vocati alla conoscenza e alla secolare conquista sociale della terra, cosa possiamo fare per Coda Mozza? Per tutta risposta, abbiamo già fatto qualcosa per questa tenace balenottera.

Tornado a ritroso nel tempo la storia di Coda Mozza sembra l’Odissea,un viaggio fino alle Colonne D’Ercole, o forse un’avventura moderna degna della miglior pellicola cinematografica, ma i fatti parlano di tutt’altro.

Coda Mozza non può sopravvivere a lungo senza la sua pinna caudale tranciata di netto dall’elica di una grossa nave  o probabilmente  persa a causa di una progressiva necrosi della coda, rimasta impigliata nelle reti fantasma di qualche peschereccio.

Ecco, noi uomini abbiamo fatto questo, abbiamo impedito a Coda Mozza di sprigionare la sua propulsione per immergersi nelle profondità marine e nutrirsi per continuare quello che gli spetta di diritto: la sua fantastica esistenza 

Il primo avvistamento di Coda Mozza risale al lontano 2005, quando il Tethys Institute Research un organizzazione di ricerca no profit per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente marino e con un esperienza trentennale nello studio dei mammiferi, aveva avvistato questo imponente cetaceo, notando che gli mancava una parte della coda.

Da quell’avvistamento, a distanza di anni Coda Mozza ha percorso nel Mediterraneo, centinaia  di miglia nautiche – è stata avvistata in Spagna, in Francia e in Grecia – con il suo grave problema che nel tempo ha comportato la perdita delle Pinna Caudale, il timone di importanza vitale per la sua vita, frutto dell’incontro ravvicinato con uno dei più grandi e temibili predatori del pianeta, l’uomo.

Allo stato attuale Coda Mozza sta nuotando alla velocità di 4 km orari, il 13 Giungo è stata avvistata nello Stretto di Messina ed è stata scortata dalle unità della Guardia Costiera, il cetaceo nel frattempo ha raggiunto il Golfo di Catania monitorato dagli amici del pianeta di Marecamp, un associazione di volontariato con un equipe di biologi marini che si occupano della salvaguardia dell’ambiente marino.

Loro hanno incontrato Coda Mozza, l’hanno ripresa affascinati, sorpresi dal coraggio e dalla lezione di civiltà che una balenottera comune sta impartendo a noi uomini privi di sentimento, nel suo messaggio è racchiusa le sua enorme capacità di Resilienza in un momento di fondamentale importanza per lei, che riguarda la sua stessa sopravvivenza.

Dal golfo di Catania, Coda Mozza  prosegue il suo lungo viaggio, mentre si nutre con le riserve di grasso accumulate, il suo stato di salute preoccupa gli esperti di Marecamp e il Direttore Scientifico della onlus, Clara Monaco, sta monitorando costantemente l’evolversi della situazione e allo stato attuale ci sono notizie su un suo avvistamento tra l’isola d’Elba e Pianosa, dove a monitorarla sono i biologi del Tethys Institute Research “Sarebbe bello pensare che sia diretta verso il Santuario dei Cetacei – affermano i biologi del Tethys – dove potrà trovare cibo più facilmente” .

Da Marecamp il Direttore scientifico Dottoressa Clara Monaco fa il punto della situazione: “Non possiamo fare previsioni certe – ha spiegato la Dottoressa Monaco – gli esperti davano la balenottera per spacciata, già quando è stata avvistata in acque calabresi. Il team di Marecamp, aveva comunque riferito che nonostante lo stato gravemente emaciato, durante le nostre osservazioni nel Golfo di Catania ha mantenuto una velocità di nuoto molto sostenuta, indice che avesse ancora grandi energie. Il fatto che adesso sia stata avvistata più a nord, può solo lasciare ancora sperare tanto. Così come il fatto che stia seguendo le rotte degli altri cetacei appartenenti alla sua specie, questo è un segnale positivo”.

Intanto Coda Mozza, nuota ancora sulle rotte mediterranee, come se volesse sfidare l’uomo in una gara di sopravvivenza, come se nonostante tutto, lei non si arrenderà, continuerà a nuotare nell’infinito, senza che nessuno mai possa avvicinarla.

Possiamo solo invidiarla, nuotarle accanto, fotografarla, osservarla per ogni attimo, per ogni minuto, ma non comprenderemo mai la natura e le origini di queste splendide creature artefici degli immensi mosaici oceanici e frutto del secolare patrimonio che Madre Natura ha regalato a noi ingrati uomini.

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