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Razzismo: L’eterno problema creato dai bianchi e che i bianchi, dovrebbero risolvere?

| 8 Giugno 2020 | ATTUALITÀ

Minneapolis nel terzo millennio è una delle tante metropoli Usa in piena marcia verso il futuro. La, lungo le sponde del Mississippi, nella Contea di Hennepin, sembra di vedere ancora la zattera  di Huckleberry Finn, il ragazzo bianco e il suo amico di colore Jim, scorrazzare alla ricerca di avventure lungo il Mississippi, tra sabbie mobili e caimani, Huck e Jim sono il simbolo della lotta all’odio razziale.

Huck Finn e Jim, lo schiavo che nel romanzo- nato dalla penna di  Mark Twain– stava per essere venduto dalla sua padrona per 800 dollari ad una famiglia del Sud. Huck Finn, decide di aiutare il suo amico e parte quell’avventura lungo il grande Mississippi alla ricerca della libertà dalla schiavitù, alla ricerca di un nuovo messaggio per gli americani e per i cittadini di tutto il mondo: No al razzismo, basta con l’odio razziale.

Minneapolis, sembra una di quella città statunitensi all’avanguardia,con i cittadini contenti per la storica  conquista dello spazio da parte dell’azienda privata Elon Musk, ma a rompere gli equilibri (se mai ci sono stati) di Minneapolis ci ha pensato un agente di Polizia, pensava bene di consegnare il solito delinqueste “negro” (i bianchi non sono delinquenti) alle patrie galere, ma qualcosa non è andata per il meglio.

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Risultato? George Floyd è riverso a terra immobilizzato da un poliziotto che tenta di arrestarlo esercitando con il ginocchio una forte pressione sul collo di Floyd che respira a fatica. 

I can’t breathe. Queste le ultime frasi pronunciate da George Floyd, un ragazzone di pelle nera, prima di morire e scatenare un ondata di proteste che ha coinvolto non solo i cittadini di Minneapolis, ma anche cittadini da ogni parte del mondo che hanno condannato il grave gesto dei poliziotti bianchi.

Occorre fare delle importanti riflessioni in merito. Forse qualche poliziotto negli States – il grande emporio delle opportunità per i cittadini americani bianchi,neri, gialli o pallidi che siano – dimentica la cultura di Minneapolis, che arriva addirittura dagli Indiani d’America, quei Sioux che dal 1837 fino al 1852 cedettero le terre per costruire la più importante città del Minnesota, la nel profondo sud, Minneapolis è l’ultimo baluardo che porta avanti l’economia americana degli stati del sud, promuovendo allevamenti, pesca, settore manifatturiero e siderurgico simbolo del Gigante D’America che assopito sulla sommità delle montagne osserva le trivelle di petrolio andare su e giù per ogni istante dei giorni, dei mesi, degli anni.

“Ecco -disse qualcuno, questa – è l’America e ad ogni semaforo, in ogni strada, ovunque, la gente corre come il progresso, veloce, e se no stai attento, ti calpestano pure. Strano a dirsi, ma è cosi, questo è il progresso”.

Industrializzazione, capitalismo, Wall Street, Standard & Poor’s, tutto quello che gli Stati Uniti D’America, benedetti da Dio, sono diventati nel corso di  quella secolare storia che parte dal 4 Luglio 1776 fino ai giorni nostri e ci fa riflettere tanto.

Una di quelle riflessioni, appartiene proprio alla famosa Dichiarazione   d’Indipendenza di quel lontano Luglio del 1776, basta semplicemente focalizzare l’attenzione sulle guerre d’indipendenza che il popolo americano ha combattuto per liberarsi dall’egemonia inglese.

A sua volta gli americani, hanno cancellato definitivamente la cultura dei nativi americani con altrettante guerre, e questo è un dato di fatto, gli Apache, i Comanche, i Sioux, gli Cheyenne, non esiste nessuna traccia di loro se non nei discendenti di un antico ceppo di qualche tribù, sparsi nella vastità del territorio statunitense, ormai simbolo del potere nazionale e planetario.

La Cultura? L’affascinante storia dei nativi? La società afroamericana e il più recente Blues  suonato nelle periferie di Springfield nell’Illinois, oppure il culto religioso della Consapevolezza Negra celebrato dal Reverendo Cleophus James (il leggendario James Brown) in persona.

L’arte mischiata al culto afroamericano, una storia che non si cancella mai, ma si tramanda da generazione in generazione nella comunità afroamericana che sulla strada verso il terzo  millennio non è ancora uscita da quel sentimento che infervora l’odio razziale nei confronti della Pelle Nera.

Forse sarebbe proprio il caso di cantare, suonare, intonare il canto dei famosi artisti di colore come Louis Armstrong, e la sua Wonderful World o di Salamon Burke e cosa dire di Jimmy Hendrix?

La cultura dei popoli, di tutti i popoli, quella cultura che canta la Libertà negli angoli delle capitali di tutto il mondo, mettendo da parte la distinzione di sesso, razza, colore, per osannare la libertà dei popoli soppiantata dalle attuali scene di protesta che negli States si sono allargate a macchia d’olio coinvolgendo anche importanti personalità, con altrettante diversità di opinioni.

L’ondata di proteste, spinge qualche importante luminare a schierare l’esercito, subito bocciata dal un altro luminare che vuole quasi glissare sulla gravità dell’episodio di Minneapolis e sul fatto che a rimetterci è l’ennesimo cittadino di colore.

Ma non esiste quella Giustizia che rende tutti gli uomini uguali davanti alla legge? La distinzione di razza, sesso e colore della pelle è solo Utopia? Esiste una legge che possa seriamente contrastare l’odio razziale e che non sia appannaggio dell’antirazzismo?

La società contemporanea oltre ad affrontare i continui mutamenti sociali nell’era degli ultra social e dell’hi-tech, affronta l’emergenza sanitaria su scala planetaria che ha provocato l’arrivo di un Virus che secondo le ciarle dei complottisti potrebbe minare l’esistenza umana.

Se davvero fosse così, l’essere umano non ha ancora capito un fondamentale concetto dell’esistenza umana: Il compito di ogni singolo essere umano è quello di servire se stessi e l’intera umanità.

Questa sarebbe la spiegazione su scala empirica che per un attimo ci fa immergere nella frenesia illuminista e libertaria di quell’antico documento di cui il genere umano ne è testimone.

Libertà, Uguaglianza e Fratellanza, un documento teorico sancito su carta, ma che mostra profonde lacune divisorie  nel tessuto sociale immerso nei suoi deleteri e aberranti tabù.

Tornando all’episodio di Minneapolis. sembra che oltre ai poliziotti americani con metodi da “Grilletto Facile”, una parte dell’opinione pubblica americana abbia dimenticato perchè si festeggia il Giorno dell’indipendenza o il Giorno del ringraziamento, forse tutti noi abbiamo dimenticato in parte la Shoah,o chi ha combattuto e si è sacrificato per la battaglia dei diritti umani.

L’uomo libero ed eguale di fronte a Dio? Certamente, ma anche davanti alla stessa umanità. Sembra che tutto ciò sia stato dimenticato anche dai governanti, sembra che i fantasmi dell’Appartheid e le coraggiose battaglie di Martin Luther King o di Nelson Mandela siano state dimenticate in nome del progresso pubblicizzato dal vampirismo mediatico.

Tutto sembra, ma è anche apparenza. Quell’apparenza che mostra ancora una volta l’io predominante e l’uomo contro l’uomo. Questo è il vero Virus difficile da sconfiggere o da eliminare. Autodistruggerci è nella nostra natura umana, nell’agire sociale non abbiamo mai rispettato l’importanza dell’esistenza umana. 

TAG: razzismo
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