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Il Coronavirus è arrivato in Svezia – il paese reagisce con una scelta controcorrente

| 2 Aprile 2020 | ATTUALITÀ

Il coronavirus è arrivato anche in Svezia. La situazione sembra ancora sotto controllo, anche se ad oggi si contano più di 4000 contagiati e circa 150 morti. I focolai sono stati riscontrati principalmente a Stoccolma e negli ultimi giorni anche nella contea di Jämtland, molto frequentata dagli sciatori e situata nella parte settentrionale del paese vicino al confine con la Norvegia.

Fino ad ora – è bene sottolinearlo – non è stato imposto il lockdown all’ italiana come hanno fatto invece altri stati confinanti, quali la Norvegia e la vicina Danimarca.
Il governo svedese è presieduto dal socialdemocratico Kjell Stefan Löfven, 63 anni, operaio saldatore e poi sindacalista presidente di IF Metall.

Lòvfen, alla guida dei socialdemocratici dal 2012, dopo le elezioni del 2018 è a capo di un governo di minoranza che si regge sull’appoggio dei verdi e sull’astensione di diverse forze politiche, tra cui i liberali e la sinistra. Non si tratta quindi di un esecutivo particolarmente forte, e in questo momento il premier si deve muovere con una notevole attenzione.

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La strategia epidemica svedese è più o meno la stessa che seguiva la Gran Bretagna prima della inversione ad U di qualche giorno fa, dopo le reazioni molto negative al famoso discorso di Boris Johnson.

Ma la Svezia, con solo dieci milioni di abitanti e poche grandi città, è meno affollata e ben diversa dalla Gran Bretagna che ha molti centri urbani e una densità di popolazione alta. La Svezia, inoltre, ha un clima diverso e più freddo, quindi la gente è più abituata a stare in casa ed ha minori contatti sociali.

Dallo scorso week end c’ è stata un stretta sugli eventi pubblici vietando le iniziative con più di 50 partecipanti mentre prima il limite era ben più alto, 500 persone. In nome del distanziamento sociale anche le scuole (solo secondarie e università) sono chiuse da circa tre settimane, mentre le case di riposo non si possono più visitare.

Per il resto il governo da’ più consigli che divieti: se possibile lavorare in smart working senza andare in ufficio, lavarsi sempre le mani, restare a casa con sintomi anche minimi di raffreddore e non viaggiare se non è veramente necessario. Come misura prudenziale si suggerisce agli ultrasettantenni l’ isolamento volontario in casa.

Come si vede sono prescrizioni elastiche, dalla interpretazione piuttosto variabile. In sostanza la responsabilità è lasciata alle persone senza un intervento puntuale da parte delle autorità.

La vita continua quasi come prima: si lavora, i bambini vanno a scuola, i negozi, come i bar e i ristoranti, rimangono aperti con piccole restrizioni.
Anche le palestre sono ancora aperte. Ciononostante si vede poca gente in giro , e l’economia ne risente.

In questa crisi tutto gira intorno all’ epidemiologo dello stato, Anders Tegnell, che gode di vasta considerazione; secondo molti è lui che ha deciso la strategia light, e i politici lo hanno seguito.

Tegnell, nato nel 1956, è stato nominato epidemiologo dell’Agenzia svedese per la Sanità Pubblica nel 2013 dopo una lunga e prestigiosa carriera. Nel 2005, quando è diventato membro della Kungliga Krigsvetenskapsakademien’ (Reale accademia della Difesa) ha tenuto una lectio magistralis sugli effetti delle pandemie sulla società, tema oggi molto attuale.

L’epidemiologo nega di voler perseguire l’ immunità di gregge, ma in una intervista al giornale Svenska Dagbladet ha dichiarato che tale obiettivo non è in contraddizione con la strategia del governo, che punta a rallentare la diffusione dell’infezione in modo che per la durata dell’ epidemia i servizi sanitari abbiano un carico di lavoro ragionevole.
A proposito della serrata lo scienziato si esprime in termini negativi: “Non si possono fare cosi cosi drastiche. Non è possibile tenere le scuole chiuse per quattro o cinque mesi, perché si avrebbero effetti collaterali in troppi ambiti, non ultimo nella sanità pubblica”.

Joacim Rocklov, epidemiologo presso l’Università di Umea, è di parere diverso. Secondo lui la Svezia corre lo stesso il rischio di andare in quarantena, anche se più avanti, quando il sistema sanitario entrerà in crisi.

Nessuno lo si dice esplicitamente, ma si gioca tutto sul calendario: secondo molti, infatti, la pandemia a maggio avrà una battuta d’ arresto per riprendere in autunno.

Tegnell è stato attaccato con decisione per il suo approccio “light” dal giornale Dagens Nyheter , che voleva azioni forti ed una serrata contenitiva per combattere il contagio.

Anche Marcus Carlsson, matematico della Lund University esperto in modelli matematici applicati all’epidemiologia, ha criticato duramente le decisioni del governo in una serie di video pubblicati su youtube, affermando che siamo davanti ad “un folle esperimento condotto su dieci milioni di persone”. Secondo Carlsson non ci sono evidenze scientifiche che si possa giungere all’ immunità di gregge in questo modo. La sua conclusione è drastica: “Tegnell e il premier Stefan Löfven stanno giocando alla roulette russa con la nostra stessa popolazione”.

In questi giorni anche il Journal of the Swedish Medical Association ha pubblicato un documento di ammonimento , evidenziando i rischi di questa strategia.

A parte gli atti ufficiali sembra che i medici si preoccupino soprattutto della mancanza di equipaggiamenti di protezione e dei pochi posti di letto in ICU (rianimazione), diminuiti a causa delle restrizioni di bilancio e del ”new public management” che – non solo in Svezia – ha fatto dimagrire la sanità negli ultimi anni.

Per quanto riguarda le terapie intensive e l’ impiego dei respiratori finora non esistono indicazioni “strict” elaborate in forma ufficiale.

I medici devono decidere caso per caso quali pazienti ne hanno più bisogno e nel contempo più possibilità di sopravvivere con una qualità di vita accettabile, come succede normalmente. Anche gli anziani, quindi, potranno utilizzare i respiratori in caso di necessità e se le loro condizioni lo consentiranno.

In questo momento difficile la società svedese è divisa. C’ è che pensa al sistema economico ed a continuare a lavorare e a produrre e chi invece privilegia la salute delle persone, pensando a misure più drastiche e severe.

In questa dialettica tra salute ed economia nei giorni scorsi il Financial Times ha intervistato Jacob Wallenberg, considerato il principe della finanza svedese (la definizione è del giornale inglese Guardian).

Wallenberg, 64 anni, è un industriale e finanziere che ha fatto parte dello steering committee del gruppo Bilderberg ed è membro della Commissione Trilaterale. E’ stato amministratore delegato della banca Seb (Skandinaviska Enskilda Banken) fondata nel 1856 dal suo antenato Andrè Oskar Wallenberg con interessi in tutte le principali industrie del paese.

Molto dipende dalla durata dell’ epidemia, perché se la crisi si protrarrà a lungo la disoccupazione potrebbe raggiungere percentuali alte, fino al 20 o 30 per cento, con una forte contrazione del PIL. “Non ci sarà alcun recupero”, dichiara. “Ci saranno disordini sociali. Ci sarà violenza. Ci saranno conseguenze socio-economiche, disoccupazione. I cittadini soffriranno drammaticamente”.

Ma la strategia svedese è stata criticata anche per motivi opposti. Secondo alcuni le misure “light”, con la loro gradualità non risolutiva, possano causare all’economia danni anche più gravi di una serrata.

In questo senso si è espressa Kerstin Hessius, amministratore delegato di AP3, terzo fondo nazionale per le pensioni in Svezia. Secondo lei il paese sta andando verso un disastro che è peggiore di quello che si cerca di evitare, e quindi “bisogna mettere in atto misure valide per limitare il rischio di sovraffollamento negli ospedali. Bisogna fissare una data per quando ritornerà tutto alla normalità e dobbiamo avere un piano. Se entriamo in una profonda depressione, le persone moriranno, e sarà l’inizio di un’enorme povertà”.

Di qui a pochi giorni si dovranno prendere decisioni definitive.

TAG: coronavirus, Svezia
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