Smashroom – Nascita di un videogioco durante la pandemia

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Cinematografia, grafica 3D, alta risoluzione, realtà virtuale… sono solo alcune delle innumerevoli parole che aleggiano nel panorama delle nuove tecnologie per l’intrattenimento.

Fino a pochi anni fa l’uso di tablet, smartphone, personal computer, e-mail e social media era da considerarsi ad esclusivo appannaggio di una “gioventù al passo”, tuttavia grazie alla sempre maggiore “accessibilità” di tali strumenti ormai si può affermare che anche le fasce “senior” si stiano ambientando nell’epoca del digitale. L’uomo è un essere curioso, desideroso di comprendere la natura delle cose, come fortunatamente dimostra l’esistenza di folte comunità di amanti dell’informatica, non solo costituite da navigati esperti programmatori classe Commodore 64, ma sorprendentemente da giovani, giovanissimi smanettoni non immuni al polveroso fascino del passato.

Ed è proprio in quest’ambito che in Italia come all’estero prendono piede le iniziative dei cosiddetti “indie game developers” ovvero sviluppatori di giochi indipendenti. Come avrete capito parliamo di videogiochi, ma non dal punto di vista, come ci si aspetterebbe, di un’industria florida e pronta a lanciare sul mercato il lusso di un intrattenimento all’avanguardia, sempre più spettacolare, con costi di produzione, expertise, strumentazione e capitale umano pressoché indistinguibile dalle grandi produzioni cinematografiche. Parliamo di videogiochi sotto una luce diversa, più pura, che scaturisce dall’interesse vivo in molte persone (spesso molto giovani ricordiamo) di dissezionare, scavare a fondo e scoprire l’essenza di questo tipo di intrattenimento. E’ inevitabile che questo genere di attività indipendenti non possa mantenere standard di qualità e caratteristiche che tengano testa alle produzioni di massa, ma ovviamente trae enorme vantaggio dalla riscoperta dei vecchi stili videoludici e di conseguenza vecchie tecnologie, ormai a basso costo.

Molti additano gli amanti del retro-gaming come nostalgici, troppo legati ai ricordi di un’infanzia in cui il divertimento, agli occhi increduli di un bambino, si manifestava inspiegabilmente attraverso una manciata di quadratini colorati su uno schermo a tubo catodico e raffiguranti il cappello rosso di un idraulico e un paio di baffi. Questa concezione è smentita dal fatto che molti retro-gamers e addirittura sviluppatori indipendenti sono nati già in epoca HD, i quali non hanno mai dovuto soffiare dentro una cartuccia di gioco o in una console che fa i capricci ad accendersi, fin troppo giovani per avere nostalgia di un controller con soli due pulsanti o schermate con un massimo di quattro (dico quattro!) colori. Dalle menti di questi audaci sperimentatori nascono progetti e giochi che ricalcano le orme dei titoli del passato, proprio in questi ultimi anni in modo sempre più numeroso.

La pandemia che oggi affligge il mondo si dimostra, tra i lati positivi, un’ottima occasione per riscoprire la semplicità del tornare alle origini, di accontentarsi ma anche di gioire con sorpresa per le piccole cose che avevamo dimenticato.

Ne è un esempio un titolo in uscita dal nome “Smashroom”, ideato dallo sviluppatore indipendente Jonathan Calsolaro. Smashroom è un semplice gioco per Windows che è possibile scaricare a un piccolo prezzo dalla piattaforma web itch.io al seguente linkhttps://benjogan.itch.io/smashroom

Il protagonista di quest’avventura è un piccolo fungo antropomorfo che ha il potere di sprigionare attorno a sé un’esplosione di tossine, la cui onda d’urto può modificare l’ambiente circostante, distruggere rocce e farsi strada lungo un percorso ricco di insidie, insetti e animali ostili.

Attualmente si tratta di un gioco in “accesso anticipato”, il che significa che è un progetto in corso d’opera ma a buon punto, tale da poter permettere agli utenti di acquistarlo, giocare e valutare i contenuti presenti al momento e col tempo avere accesso a modifiche e successivi aggiornamenti, fornendo se lo si desidera anche opinioni e suggerimenti che guidino in meglio lo sviluppo definitivo. Ovviamente la versione fornita è comprensiva della stragrande maggioranza delle caratteristiche e delle meccaniche di gioco per offrire una piacevole esperienza.

Come molti altri progetti del suo genere Smashroom è il risultato di un lavoro “fatto in casa” il cui team di sviluppo (costituito quasi da una sola persona) si prende cura di ogni aspetto fondamentale, partendo dalla programmazione in senso stretto, dalla grafica, il gameplay (ossia le meccaniche del gioco), il level-design, gli effetti sonori e la musica. Ed è forse proprio in quest’ultimo aspetto, il sonoro, che il gioco si discosta per un attimo dalla rigida attinenza agli standard anni ‘80. Come scelta stilistica si è infatti optato per una colonna sonora dall’impronta etnica e acustica, composta dal chitarrista Alessio Forte, il cui contributo conferisce alle registrazioni una qualità certamente più vicina a un moderno CD musicale che alle tracce elettroniche in 8-bit tanto care agli amanti del Game Boy.

Dal punto di vista grafico invece il riferimento è chiaro: bassa risoluzione, colori accattivanti e design lineare e squadrato che beneficia di quella che oggi viene definita “pixel-art” ma che era la regola in un’epoca di schede grafiche molto meno performanti di quelle attuali.

Come accennato il gioco riceverà numerosi aggiornamenti e nei prossimi mesi è previsto il suo approdo sulla nota piattaforma di distribuzione “Steam”.

E’ presente anche una pagina facebookhttps://www.facebook.com/john93cal/

Ci si augura che i frutti di questa esperienza ricevano un’accoglienza positiva in modo da alimentare l’interesse per numerosi altri progetti affini all’interno di una comunità in costante crescita.