La Signora del furgone nel vialetto di Alan Bennett

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Alan Bennett è un commediografo, attore, scrittore inglese di successo, figlio di un macellaio e una casalinga, nato a Leeds nel 1934. Inizia presto a scrivere, facendosi conoscere per il suo particolare umorismo inglese e le dettagliate storie comuni, “ma sotto la lente di ingrandimento” che “analizza con precisione etimologica, rilevando i più feroci conflitti dell’animo umano”. Scrive racconti, commedie, sceneggiature, tradotte come Alice in Wonderland, Pranzo Reale, La pazzia di Re Giorgio, Spie singole. I famosi monologhi di Signore e signori e Parlano da sole, realizzato in Italia dalla immensa Anna Marchesini. Interpreta spesso anche se stesso in alcuni ruoli. I libri da ricordare Nudi e crudi, La sovrana lettrice, Una vita come le altre, L’imbarazzo della scelta, Due storie sporche, Gli studenti di storia.


Tra questi titoli “La Signora nel furgone e le sue conseguenze”, risulta un’opera particolarmente originale e surreale. Si tratta di un racconto autobiografico “romanzato” dello scrittore, pubblicato nel 1990 “The Lady in the Van”, tradotto da Adelphi (2003), che diventa un film nel 2015. La storia narra le vicende reali di Margaret Fairchild, nel libro Mary Shepherd una vagabonda interpretata nel film, dalla premiatissima e carismatica attrice Maggie Smith e Alex Jennings nel ruolo dello scrittore. Mary eccentrica e scostante vive in un furgone nel quartiere residenziale Camden di Londra, dove dimora anche Bennett. La sarcastica Signora si sposta con le sue quattro ruote, sostando di volta in volta vicino a qualche curato e verdeggiante villino, nel malcontento generale, per la sua non proprio adeguata presenza. Fino a quando nel quartiere non viene vietato a qualsiasi abitacolo di fermarsi a lungo in un’area.

A quel punto l’anziana e ribelle Signora propone all’altrettanto scontroso Bennett, di ricevere asilo con il furgone nel suo vialetto, per un mese. Il tempo necessario per trovare una nuova sistemazione e poi fare marcia indietro. Bennett in un momento di poca lucidità, accetta suo malgrado, pensando a una permanenza breve. Infatti, Miss Shepherd supera veramente di poco un mese, restando nel viale per ben quindici anni, fino alla sua stessa morte (1974-1989).


La narrazione, la convivenza, il rapporto tra i due e il personaggio di Miss Shepherd si rivelano esilaranti. Lo sguardo surreale della Smith, dona alla senzatetto grande spessore e autorevolezza, fiera nel suo status e mai remissiva o docile. Ma una vera Signora, polemica, pretenziosa e irritante, che mal sopporta i rumori e la musica alta dei vicini. E che sostiene di parlare con la Madonna e di ambire alla carriera di Ministro. Parla ma non chiede, piuttosto s’impone coinvolgendo Bennett in attività, facendogli spingere il furgone e scorrazzare in giro sulla sua sedia a rotelle, a cui lui proprio non riesce a sottrarsi. E non volendo lo scrittore si ritrova a considerare di essere disposto ad aiutare un’estranea, ma non sua madre, che più volte chiede al figlio ritroso, di andare a vivere da lui, ma senza successo. Facendo notare al figlio, che per lei in casa non c’è posto, ma per la barbona maleodorante nel suo vialetto a quanto pare sì. In effetti, tocca alla madre andare in una casa di cura, mentre Miss Shepherd, continua il suo soggiorno, con l’uso dell’energia elettrica, un televisore e favori vari, sempre fissa nel viale. La Signora appare anche colta, con citazioni anche in francese, che incuriosiscono Bennett sulle conseguenze del suo vissuto. E allora indaga, scoprendo le sue passioni giovanili, il talento per il pianoforte, come allieva di Alfred Cortot. Un periodo da novizia, e i tormenti per l’erronea convinzione di aver causato un incidente con il suo furgone.

In sua memoria alla sua morte, Alan aggiunge una targa commemorativa sulla casa, per onorare la permanenza di Miss Shepherd. Lo scrittore appare nel film, in un cameo mentre si dirige in bici sul viale per l’inaugurazione, in ricordo di quella insolita unione durata più di tanti infausti matrimoni.
Bennett comunque, resta legato da vero affetto alla Shepherd, accudendola malata, proteggendola dai bulli anni prima, facendola sostare nel suo viale e chiedendo un sussidio, che le permettesse di vivere meglio. Il loro affetto privo di smancerie e tante battute caustiche, ha qualcosa di poetico, che tra silenzi e parole incanta.

Infatti, dopo aver conosciuto questa storia e ammirato l’interpretazione perfetta e unica della Smith, viene il desiderio di accogliere in casa o vicino casa, una senzatetto. Magari, con una gonna cucita di stracci, una scatola di cereali per capello, un fare altezzoso condito da scie ripugnanti, mentre tutta gaia imbratta di giallo il furgone, per bearsi della sua stessa sgarbata e accattivante, umana poesia.

“La domenica prima di morire andò a messa, cosa che non succedeva da molti mesi; il mercoledì mattina aveva acconsentito a farsi fare un bagno, a mettersi dei vestiti puliti e a coricarsi nel furgone con delle lenzuola pulite; e la notte stessa morì. (….) Non era stato il bagno a uccidere Miss S., come avevo ipotizzato scherzosamente; lasciarsi lavare e rivestire era stata insieme una preparazione alla morte e la sua accettazione”.