Le abilità necessarie per il futuro del lavoro secondo Microsoft? Spicca il copywriting

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Ci sono skills e skills.

Il mondo del lavoro contemporaneo tende a suddividerle in due categorie, soft e hard.

Mentre nella prima categoria rientrano competenze trasversali e legate alla sfera personale come la creatività e la capacità di adattamento, le hard skills rappresentano il bagaglio di competenze tecniche e specifiche acquisite con l’esperienza scolastica o lavorativa.

Queste ultime sono considerate di particolare rilevanza, poiché rappresentano le fondamenta imprescindibili per riuscire ad affrontare al meglio le sfide di un mercato in continua evoluzione.

È di questo avviso anche il colosso dell’informatica Microsoft, che proprio nei giorni scorsi ha rilasciato la sua ricerca “2020 Vision: trends to define the next decade”.

All’interno del report sono state individuate 10 abilitàfondamentali da sviluppare per riuscire ad emergere differenziandosi dalla concorrenza e cavalcando quella che viene già ribattezzata l’era dei tools: si va dalle analisi comportamentali alle automazioni, passando per la sempre più richiesta analisi dei dati e l’immortale copywriting.

Un ruolo determinante è proprio quello rivestito dal copywriting, la scrittura persuasiva che negli Stati Uniti ha fatto la fortuna di aziende multinazionali come Nike, Adidas e McDonald’s, tre dei tantissimi esempi possibili di come uno slogan possa fare tutta la differenza del mondo (rispettivamente “Just do it”, “Impossibile is nothing”, “I’m lovin’ it”).

Ma il copywriting, in Italia ancora troppo poco utilizzato rispetto alle aziende internazionali, è anche molto altro.

Abbiamo chiesto di commentare l’inserimento del copywriting tra le competenze must have da parte di Microsoft a Marco Lutzu, considerato tra i migliori copywriter d’Europa e autore bestseller con il suo manuale di riferimento in materia, “Scrivere per vendere”.

«Microsoft – dice Lutzu – ha solo evidenziato ciò che gli imprenditori più lungimiranti, a vari livelli, hanno già intuito da tempo: le parole sono e saranno sempre uno straordinario strumento comunicativo».

Nella giungla sempre più fitta di informazioni, prodotti e servizi, le modalità tradizionali di promozioni tendono a rivelarsi in gran parte inefficaci.

Spiega Marco Lutzu che «oggi più che mai è fondamentale far comprendere al consumatore il preciso motivo per il quale dovrebbe scegliere proprio noi, invece che un altro prodotto nella stessa categoria. La pubblicità di immagine o creativa purtroppo fallisce in questo compito. Si concentra esclusivamente sull’informare e intrattenere il lettore, cercando di associare al brand emozioni positive, sperando che queste di traducano in futuro in un acquisto».

Alla domanda sul perché il copywriting sia considerato basilare dalle aziende di successo e da sempre più esponenti di spicco del tessuto accademico istituzionale americano, si pensi al corso tenuto dalla Temple University, uno dei più prestigiosi college al mondo, Lutzu spiega che «il copywriting utilizza tutte le leve della persuasione. Consente di creare pubblicità focalizzate sul risultato immediato: la vendita del prodotto. E, cosa ancora più importante, permette di tracciare queste vendite in quanto è misurabile».

Differenziarsi è importante, dunque, ma oggi non è più sufficiente.

«Oggi occorre trasmettere la propria differenziazione al mercato in modo consistente e costante. Tramite i social, ad esempio, è fondamentale riproporre lo stesso messaggio, in modo che si sedimenti nella mente del pubblico, ma in chiavi diverse, così da evitare la noia. In questo la padronanza del copywriting fa senza dubbio la differenza».

Un altro aspetto cruciale è «riuscire a costruire delle offerte che vengano percepite come irresistibili, senza sacrificare i margini aziendali. Una vera e propria arte persa e che farebbe la fortuna di tanti imprenditori in difficoltà, specie in periodi di crisi prolungata come questo», conclude Marco Lutzu.