Australian Open, Djokovic vince in finale contro Thiem e torna numero 1 al mondo

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MELBOURNE, AUSTRALIA - FEBRUARY 02: Novak Djokovic of Serbia kisses the Norman Brookes Challenge Cup after winning the Men's Singles Final against Dominic Thiem of Austria on day fourteen of the 2020 Australian Open at Melbourne Park on February 02, 2020 in Melbourne, Australia. (Photo by Cameron Spencer/Getty Images)

A volte, guardando un campione esprimersi nel proprio sport, non viene spontaneo domandarsi che cosa sta affrontando o a quali possibilità sta andando incontro. E’ un campione, pensiamo, e certamente è abituato a situazioni di tensione e sforzo fisico, che portano la fatica allo stremo e la concentrazione al di là di ogni limite.

Ma i campioni, oltre ad essere grandi atleti e personalità, sono prima di tutto esseri umani, ed è nella loro umanità che ci mostrano la strada per combattere le fragilità e le complessità di un determinato momento.
E se lo sport è metafora della vita, nella finale degli Australian Open di domenica 2 febbraio di vita ne abbiamo vista tanta.

Da una parte Dominic Thiem, austriaco classe 1993, è alla ricerca del primo slam in carriera e intende diventare il primo giovane nato negli anni ’90 a vincere un major. Ha fin qui disputato un torneo incredibile ed è in una condizione di forza fisica e mentale eccellente.

Dall’altra parte Novak Djokovic, uno dei tennisti migliori di sempre, lotta per vincere il suo ottavo titolo nel cemento di Melbourne, per arrivare a quota 17 slam (portandosi dunque a un passo da Nadal, che ne ha vinti 19, e Federer, fermo a 20) e per tornare numero 1 al mondo.

Capiamo dunque che la posta in gioco è altissima, e per i giocatori nello specifico e per il tennis in generale: assistiamo infatti a un pericoloso attacco che i più giovani stanno arrecando al potere dei Big Three.

In una tiepida sera di Melbourne, si aprono così le danze del primo slam della stagione.

Una partita-capolavoro

In un contesto simile, una partita di livello è il minimo che ci possiamo attendere e le aspettative, fin dai primi scambi, non vengono infatti deluse. L’atmosfera è alle stelle è tutto è pronto per la finale.

Primo set Djokovic: 6-4

Il serbo, che inizia alla battuta, parte a mille. Gioca in attacco ed è molto solido, tant’è che strappa il primo turno di servizio a Thiem e si porta sul 2 a 0. Le cose continuano per qualche game in questa direzione e poi l’austriaco, che aumenta di ritmo, riesce ad ottenere il contro-break sul 4 a 2 e ristabilisce la parità. I due mantengono il servizio ma poi, sotto 5 a 4, con un doppio fallo l’austriaco cede a Djokovic il primo parziale.

Secondo set Thiem: 6-4

Anche nel secondo set è il serbo ad aggredire la pallina, mentre Thiem appare irrigidito, consapevole, probabilmente, di aver sprecato un’opportunità nei minuti precedenti e di dover rifare tutto daccapo. La partita, però, in breve si capovolge e l’austriaco riesce a breakkare l’avversario: 2-1 in suo favore.
Sul 4 a 3 Djokovic mette in atto il contro-break e la partita è nuovamente in parità (4-4), ma Thiem alza il livello dei colpi, vince gli scambi più duri e fisici, gioca benissimo nei fondamentali, soprattutto con il diritto, e a sua volta ottiene un break. 5 a 4 e servizio per chiudere il set: non sbaglia. 6 a 4 e match riaperto.

Terzo set Thiem: 6-2

Continua Thiem sull’onda dell’entusiasmo. Djokovic invece è in palese confusione e perde il servizio, sia in apertura del parziale sia sul 2 a 0 per l’avversario. E’ sotto 4 a 0.
Il distacco continua e l’austriaco, in netta superiorità, approffitta della situazione per portarsi a casa il terzo capitolo di questa finale con il punteggio di 6 giochi a 2.

Quarto set Djokovic: 6-3

Per il serbo la partita è sempre più complicata, ma mollare nei momenti ardui, sappiamo tutti, non è tratto che descrive la sua indole. Thiem arriva su tutte le palle e gioca benissimo, sia di diritto che di rovescio, il cui devastante lungolinea ha ripreso a funzionare.
Nonostante il vantaggio dell’austriaco, però, è sempre più chiaro che Nole sta rientrando in partita ed è pronto per la rimonta. Torna a rispondere con aggressività e gli attacchi dell’avversario non lo portano più fuori dal campo.
E’ solo questione di tempo e il break, sul 4 a 3 Nole, non tarda ad arrivare: 5 a 3 e servizio per il set. Un ace conclude il parziale. 6 a 3 Djokovic.
Sul viso del serbo scompare la tensione e si fanno evidenti espressioni di sicurezza e serenità. La situazione è completamente ribaltata.

Quinto set Djokovic: 6-4 e conquista del titolo

E’ questo il momento in cui Thiem deve dare il meglio di sè. La fatica e la tensione si fanno sentire e c’è bisogno di soluzioni più incisive. Nella testa dell’austriaco si affollano pensieri ed emozioni e Djokovic, la cui enorme forza psicologica non ha bisogno di presentazioni, in questi casi è l’avversario peggiore che ci si possa trovare davanti.
Il serbo infatti strappa il servizio all’avversario e conduce 2 giochi a 1, sempre più vicino al traguardo e all’ennesimo successo sportivo.

Thiem però non molla e ottiene due possibilità di contro-break, entrambe sciupate, soprattutto alla prima occasione, quando un diritto non così difficile termina in rete. Djokovic varia negli effetti impressi alla pallina, scende a rete e gioca diverse palle corte, esprimendosi in trovate tennistiche non così aderenti al suo stile ma sicuramente efficaci. Mantiene il distacco e si porta sul 3 a 1.

L’austriaco soffre il gioco dell’avversario e Nole non smette di attaccare. Si trova dunque, sul 5 a 4, a servire per il match. Al primo championship point chiude l’incontro e si conferma campione a Melbourne per l’ottava volta in carriera.

Ancora una volta è Djokovic il tennista da battere. Ancora una volta è il serbo a insegnarci che il tennis è questione mentale e che ogni situazione, anche la più difficile, è possibile da ribaltare. Che cosa vive un campione quando a 32 anni conquista il 17° slam in carriera e torna n° 1 al mondo? Che cosa vive un campione quando tutto ciò che è stato sulla sua persona raccontato non è un punto d’arrivo ma un’ennesima e straordinaria condizione di partenza?

Probabilmente emozioni fortissime, che può provare lui soltanto, questo è innegabile, ma probabilmente, come tutti noi, ciò che vive è semplicemente lo sport, che è vita, nella propria essenza. E Djokovic, attraverso impressionanti colpi d’attacco ed un’ indistruttibile difesa, è questo il messaggio che sembra destinarci: non mollate, mai, e credete in voi stessi, sempre.

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