La scuola come diritto allo studio è garantito nella Dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU, e dalla Convenzione Internazionale dei diritti dell’Infanzia, per tutti i bambini del mondo.
Eppure non sembra facilmente applicabile e accessibile in alcuni luoghi disagiati, privi di strutture, vie di comunicazioni e mezzi di trasporto adeguati. Infatti, basta pensare alle difficoltà per molti bambini che vivono in paesi come la Cina, le Filippine, la Columbia, l’Indonesia. Bambini, determinati che per cercare di realizzare i loro sogni e avere un’adeguata istruzione, percorrono ore e ore di cammino, attraversando ponti, gallerie e montagne pericolanti, rischiando ogni volta la vita.
In questi luoghi, gli alunni per raggiungere la tanta desiderata scuola, devono superare le dodici fatiche di Ercole, o quasi. Infatti, come il lungo cammino dei bambini nel Villaggio Gulu in Cina, considerato molto pericoloso, con cinque ore di viaggio tra montagne e sentieri nodosi. Per arrivare, in un ambiente con pochi strumenti didattici, tanta fatica, sfiniti e deconcentrati. Sempre in Cina in un altro Villaggio Zhang Jiawan, l’impresa continua.
Gli studenti come scalatori professionisti, salgono scale ripide, appese alle rocce, dove il minimo tentennamento mette a rischio la loro vita. Altro Villaggio Autuleer, definito “dell’abisso” e non a caso, i bambini scalano una montagna di ottocento metri su una parete verticale. Anche a Lianghsan i bambini di ritorno dalla scuola, superano una scala d’acciaio su una montagna di 1400 metri.
Nello Sri Lanka a Golle Fort invece, si arriva a scuola attraversando un’asse di legno appoggiata su alcune mura del 16. secolo. E in alcune aree dell’Indonesia la situazione non è certo migliore. Nel Villaggio Cilangkap, la scuola si trova dall’altra parte del fiume, dove con una zattera, i bambini in piedi cercano di rimanere in equilibrio e non sparire nella corrente.
A Padona, un altro fiume divide i bambini dalla scuola, con un ponte rudimentale di due corde, su cui sono costretti a camminare per superare l’acqua e provare a raggiungere la meta. Nel Vietnam a Minh Hoa, gli scolari attraversano coraggiosamente il fiume, profondo venti metri e largo quindici, a nuoto, con i libri in un sacco di plastica, per evitare di danneggiarli. Nella speranza di non essere trasportati dalla corrente e restare vivi. La Columbia non è da meno con la Valle del Rio Negro, in cui i bambini agganciati a un cavo d’acciaio, attraversano il canyon a quattrocento metri di altezza.
Infine, un documentario di Joachim Foerster, trasmesso a Geo & Geo, mostra le difficoltà a Contour nel Nepal per arrivare a scuola, in un percorso a ostacoli di due ore, per i piccoli e temerari bambini, che sfidano sentieri e animali selvatici. Per arrivare a un fiume attrezzato da una carrucola, su cui scivola una cabina e dove i più piccoli siedono, mentre i grandi posizionati in piedi sui cavi in alto, aiutano a muoverla rischiando di cadere.
Una specie di funivia che sosta nell’altra sponda, e quindi bisogna aspettare che qualcuno la riporti nella loro direzione. Ma può capitare che non arrivi nessuno e dopo tante ore, siano costretti a ritornare indietro. Oppure se riescono a superare il torrente con le mani ferite dai cavi arrugginiti, a rischio tetano, per cercare poi un passaggio che li avvicini alla scuola.
Una volta arrivati a destinazione sono talmente stanchi e in ansia per il ritorno, tra paure e fatiche, che riescono a malapena a restare svegli, assimilando poco o niente, avendo esaurito tutte le forze nel viaggio. Il rientro a casa per i genitori è un miracolo, felici di rivedere i figli ancora vivi. E riguardo ai compiti da eseguire a casa, nonostante la tenacia del sogno, non restano purtroppo altre energie, ma solo riposo. I bambini, infatti crollano sfiniti dopo cena, per risvegliarsi presto il giorno dopo, e ricominciare nuovamente la difficile e rischiosa avventura.
Neanche Indiana Jones, ha faticato tanto per arrivare ai suoi tesori. Eppure la determinazione di questi bambini, piccoli e grandi eroi è commovente. La loro speranza per un futuro migliore, rafforza e sostiene i rischi e la fatica dei loro piccoli passi e delle deboli mani. Moralmente ingiusto, comunque sapere che chi vorrebbe con tutta l’anima studiare, impegnarsi per una vita migliore, non ha poi le condizioni per poterla realizzare, vanificando tutti gli sforzi.
I figli del benessere invece, i nostri, annoiati, polemici, insoddisfatti e svogliati, si oppongono e fanno resistenza allo studio, percepito come un castigo, non come un’evoluzione ed opportunità. Non comprendendo fino in fondo l’utilità dell’istruzione, perché nel dare e avere troppo, è stato sottratto il desiderio di un sogno.
E forse sarebbe utile a tutti i figli del benessere, un periodo di stage dai tre ai sei mesi, in una di queste critiche regioni, come scambio culturale. Luoghi che di sicuro li aiuterebbe ad apprezzare lo studio, la loro fortuna e a fortificarli sull’importanza del sacrificio e del sogno. Riposizionando la Play Station, in un semplice passatempo e non in un’irritante e sterile ragione di vita.
La fame, le difficoltà e la miseria, sono ottimi ingredienti per risvegliare i sogni, rafforzare la volontà e l’immaginazione, che estendono il mondo interiore per raggiungere sani e nobili obbiettivi, sollevando il peso del corpo e i tormenti dell’anima.