sabato, Settembre 19, 2020
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Rosolini: mistero sull’incendio all’auto del presidente del consiglio Gerratana

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A dieci giorni dall’incendio che ha distrutto l’auto del presidente del Consiglio comunale di Rosolini, Piergiorgio Gerratana, la notizia dell’intimidazione mafiosa sembra sciogliersi in una bolla sapone.

La ricostruzione dei fatti

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio l’auto del presidente del Consiglio comunale di Rosolini, Piergiorgio Gerratana, era parcheggiata a ridosso della sua abitazione e andava a fuoco. I primi ad arrivare sul posto sono stati i militari della locale Stazione dei Carabinieri che hanno trovano il cofano anteriore avvolto dalle fiamme.

Prontamente, da Noto partiva la squadra del Turno B dei Vigili del Fuoco che all’arrivo trovano l’auto già distrutta dalle fiamme ma il capoturno dei Vigili del Fuoco, e i suoi uomini, setacciano anche la strada e le vie limitrofe in cerca di qualche segno per capire e orientare i militari dei Carabinieri verso una direzione certa, ma non viene rinvenuto nulla.

Foto post di Paolo Borrometi

Cosa accade il 3 gennaio?

Il 3 gennaio varie testate giornalistiche, compresa la Repubblica, scrivono che si tratta di “intimidazione mafiosa”, e lo stesso giornalista Paolo Borrometi, con un post sulla pagina di Facebook della testata giornalista La Spia scrive:

‘Gravissimo atto, non si può più rimanere in silenzio! Lui è Piergiorgio Gerratana, ha soltanto 37 anni, e ha una grande passione per la politica. Quella accanto è la sua auto, completamente distrutta dalle fiamme la scorsa notte. Piergiorgio Gerratana è il Presidente del Consiglio comunale di Rosolini, città dove da tempo accade di tutto. Città in cui la mafia, e non solo quella che spara, è devastante, ma nella quale si è cercato negli anni di ridurre tutto al silenzio. Città in cui un condannato è da più legislature deputato regionale e, solo dopo la condanna definitiva della Cassazione, decadrà da “onorevole”.
Città in cui si voleva realizzare un mega centro commerciale con interessi molto, molto, al di là di quelli “commerciali”. Città in cui un ragazzo, un uomo, che vuole fare politica, vedrà la propria auto distrutta, dopo che nel 2013 fu vittima di un altro incendio nella propria abitazione. Svegliatevi, amici. Altrimenti sarà inutile commemorare per pulirvi la coscienza i “grandi martiri” che hanno lottato la mafia. Solidarietà a Gerratana, la mia, autentica.’

Insomma il 3 gennaio tutti, dalla politica locale a quella regionale, gridano ad un atto intimidatorio nei confronti di Gerratana senza riportare nessuna dichiarazione o uno stralcio di fonte certa nè dai Carabinieri nè dai Vigili del Fuoco. Quest’ultimi in data odierna interpellati, hanno confermato di non avere prove per “affermare un dolo di stampo mafioso” ma solo che l’auto si sia incendiata dalla parte anteriore. I Carabinieri di Rosolini stanno vagliando, attraverso le telecamere del circondario, se qualche malintenzionato si sia aggirato intorno all’auto o nella via .

La domanda sorge spontanea: da quale fonte certa è uscita la notizia dell’intimidazione mafiosa se non c’è nessun testimone oculare o traccia rilevata, fino adesso, dalle videocamere e nemmeno dai Vigili del Fuoco?

Intanto la malattia mafiosa ha preso il sopravvento, subito si è organizzata una marcia della legalità; immediatamente la “politica” ha puntato il dito ma come al solito mancano i fatti e quindi sorge che nella vicenda vige l’omertà, oppure semplicemente qualcuno ha ingigantito la notizia.

Il nostro dovere è accertare i fatti e i fatti dicono no al dolo

Ma forse dovremmo fare un passo indietro per capire il territorio di Rosolini e leggere i vari fatti di cronaca. Rosolini secondo la cronaca è una città che nel corso degli anni è stata vittima di spaccio e arresti per illeciti nel campo agricolo, niente di più. Il clan Trigila che da Noto sposta gli affari illeciti nella città oltre allo spaccio di stupefacenti non è andata.

Ma c’è un però

Siamo a marzo del 2015 e sulla testata giornalistica SiracusaNews, l’ex sindaco Giovanni Giuca dichiara quanto segue: “Rosolini non è un piccolo paese e non può peccare sotto il profilo della pubblica sicurezza. Deve essere vigilata poiché è evidente che c’è una emergenza. Ecco perché uno dei miei principali obiettivi è il ripristino della legalità, e questo per il quieto vivere di tutti. Quando si fanno gli appalti e si intimidiscono i concorrenti, quando si pensa di potere piegare gli interessi del Comune ad interessi privati è scontato che c’è qualcosa che non va”.

A questo punto sembra di capire che Rosolini non sia infetta dalla mafia macellaia ma dalla mafia dei “colletti bianchi”, perchè la frase “Quando si fanno gli appalti e si intimidiscono i concorrenti, quando si pensa di potere piegare gli interessi del Comune ad interessi privati è scontato che c’è qualcosa che non va” è quello che dichiara Giuca fa intendere ben altro e ben altri interessi che fino ad oggi nessuno ha mai toccato.


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