Già allora, per l’appunto in quei giorni di maggio, si scriveva a proposito del “pentito”: «il più spietato accusatore di quello che un tempo era il clan che aveva retto gli Urso-Bottaro», tra l’altro i nemici storici di Sebastiano Nardo legato in modo inscindibile con il capomafia catanese Nitto Santapaola.
Una scelta ritenuta dalla mafia siciliana “infame” al punto di assassinargli il fratello, quest’ultimo – Angelo – fra l’altro si era pure vestito di lutto per rappresentare il disprezzo e la rottura per il fratello passato nelle fila dello Stato e aveva rinunciato allo speciale programma di protezione per i familiari dei collaboratori di giustizia.
Ma a 46 anni Angelo Sparatore è morto, alle prime luci del giorno fu ucciso, non di un giorno qualunque, ma due giorni dopo che il fratello Concetto era andato in tribunale per accusare nuovamente boss e picciotti di mafia.
L’allora procuratore aggiunto della Dda di Catania, Ugo Rossi, disse: «Non possiamo non cogliere la casualità temporale tra la deposizione in aula e l’omicidio…», privilegiando così la pista di una vendetta trasversale.
Tante le accuse ricostruite fino ad ora, accuse giuste ma che mancano ancora di dettagli come due uomini: uno in carcere non accusato per questo omicidio e un altro a piede libero.
Le nostri fonti ci riveleranno alcuni dei nomi in seguito.
Al processo per questo omicidio, nell’ottobre del 2019, il Gup del tribunale di Catania, Giovanni Coriolo, ha rigettato la richiesta dei legali difensori dei due imputati, Alessio Attanasio e Luciano De Carolis, di ricorrere al rito abbreviato condizionato, mentre gli avvocati Sebastiano Troia e Teresa Pintus, avevano chiesto al giudice l’esecuzione dell’esame del Dna su alcuni peli di capelli riscontrati e sequestrati dagli investigatori all’interno del furgone Fiat Fiorino, rubato alle Poste, dentro il quale si erano nascosti gli esecutori materiali dell’omicidio Sparatore, avvenuto la mattina del 4 maggio 2001 sotto la sua abitazione, in via Barresi.
Possiamo dire con certezza che l’omicidio di Angelo Sparatore non è avvenuto solo per mano di Lombardo e De Carolis, ma a loro si uniscono altri due che facevano da “palo”.
Il perché questi nomi non siano stati fatti o che non si abbiano dichiarazioni di questi due pregiudicati rimane un mistero.
Il processo che proseguirà con il rito abbreviato all’udienza del 25 marzo di questo nuovo anno, potrebbe avere dei risvolti eclatanti.