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“Lo Spirito del Tempo” di Edgar Morin. Un libro per comprendere la cultura di massa. Parte prima

| 4 Gennaio 2020 | CULTURA
Edgar Morin 2019

Scritto nel 1962 da Edgar Morin, noto studioso francese nato a Parigi nel 1921, “Lo Spirito del Tempo” rimane ancora oggi uno dei più importanti approfondimenti sulla cultura di massa.

Il libro si pone l’obiettivo di dimostrare come questa nuova forma di cultura, all’epoca della pubblicazione del testo nel pieno della sua espansione internazionale, non sia soltanto una semplice evasione da una realtà iper burocratizzata ed altamente alienante tipica delle società occidentali, ma anche una forma fondamentale di produzione di contenuti in grado di soddisfare dei bisogni reali che ogni individuo avverte nel profondo della propria essenza.

Lo studio, nel tentativo di fornire una visione a 360 gradi del fenomeno, si compone di due ampie parti.

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La prima parte, intitolata “L’integrazione Culturale”, intende dare una definizione antropologica della cultura di massa durante il suo sviluppo storico, in particolar modo a partire dagli anni Trenta del Novecento, tenendo conto sia degli elementi di recupero delle culture folcloriche e del passato, sia dell’incontro-scontro con le due forme di cultura tradizionali (le cosiddette “culture classiche”, che sono quelle umanistiche e religiose, e le “culture nazionali”, che sono quelle più vicine alle istituzioni e che cercano di mantenere vivi i legami di appartenenza e sentimento nei confronti di un popolo o di una nazione).

Questa “Terza Cultura”, come la chiama Morin, dunque, figlia dell’organizzazione industriale di massa e prodotta e diffusa secondo criteri tecnici, si ritrova a combattere tra la “standardizzazione” e l’ “individuazione”, tra la “produzione” e la “creazione”, tra un apparato tecnico-burocratico fatto di norme e modelli fissi (che definisce ad esempio la durata di un film o la struttura e la lunghezza di un romanzo), e l’ispirazione artistica vera e propria, che determina invece l’originalità e la novità di un’opera ed è più libera da condizionamenti di tipo formale.

La cultura di massa, la cui forza conquistatrice è stata in grado di abbattere ogni forma di barriera possibile (dal genere all’età, dalle classi sociali all’etnia, dalla cultura alla religione fin addirittura all’ideologia di stato), è riuscita a diffondersi a livello globale, secondo Morin, per quattro ragioni principali:

1) è eclettica, o, per meglio dire, “sincretica”, e cioè al proprio interno contiene elementi anche diversi tra loro che però tendono insieme alla varietà e all’omologazione così come alla fusione di contenuti e all’utilizzo di linguaggi diversi. Nel caso della stampa quotidiana, per esempio, ci sono sia caratteristiche più per bambini, come le immagini e i fumetti, sia intere parti di testo scritto, ovviamente di più difficile accesso (perché bisogna saper leggere e avere un minimo di basi nozionistiche per certe informazioni, come quelle politiche od economiche) e quindi pensate appositamente per un pubblico adulto.

In quest’ottica è facile intuire come il linguaggio sincretico per eccellenza sia il linguaggio audiovisivo, che, strutturato in immagini e suoni e privato dell’apparato scritto, richiede molto meno sforzo mentale per essere compreso ed è capace di demolire praticamente qualsiasi soglia d’accesso, riuscendo a raggiungere un pubblico molto più esteso e sicuramente meno colto. Grazie al cinema e all’audiovisivo più in generale un’opera artistica è quindi comprensibile senza una particolare preparazione culturale;

2) a differenza delle due culture tradizionali non è imposta, bensì proposta, ed obbedisce solamente a leggi economiche e di mercato. È orientata al profitto e non possiede scopi ideologici o educativi.

Si potrebbe affermare che l’unico limite di accesso che si porta dentro rimanga quello economico (serve infatti un minimo di denaro per consumare un prodotto culturale). In realtà i costi di moltissimi prodotti della cultura di massa, resi relativamente bassi ed accessibili grazie alla Rivoluzione industriale, al conseguente aumento del salario medio, al miglioramento delle condizioni di vita materiale e ad una produzione industriale di massa che ha trasformato la cultura in “industria culturale”, non rappresentano più un problema per la maggioranza della popolazione occidentale, che può ora partecipare al gioco delle dinamiche socio-culturali in gran numero.

3) La cultura di massa agisce sia fornendo punti di riferimento immaginari alla vita reale, sia creando punti di riferimento pratici nel mondo dell’immaginario, intaccando, per semplificare, sia il regno della fantasia e del sogno, sia quello della concretezza di tutti i giorni, creando una comunicazione continua tra i due universi. E lo fa suggerendo modelli, strutture di pensiero e comportamenti che possono essere liberamente adottati oppure no, avvertiti come propri oppure no.

Nei suoi tentativi di conquista del “grande pubblico” i processi che attiva nel consumatore sono quelli dell’ “identificazione” e della “proiezione”, che poi verranno approfonditi più dettagliatamente nella seconda parte del testo.
L’identificazione rappresenta l’immedesimazione dello spettatore in particolari particolari personaggi o in particolari scene e può essere vissuta e tradotta in concretezza anche nella quotidianità. E in questo senso che la cultura di massa propone veri e propri modelli comportamentali.
La proiezione è invece il transfert psichico del fruitore di un’opera culturale in situazioni che nella vita normale hanno poche probabilità di accadere. É il caso delle scene di avventura estrema, violenza, criminalità, guerra e tragedia che si apprendono sia nei film sia nelle notizie di cronaca. Queste azioni non sono consumate realmente, soltanto a livello virtuale, oppure qualcun altro le subisce al posto nostro, quasi offrendosi in sacrificio per noi come avveniva per gli eroi tragici nella mitologia greca;

4) racconta e propone un mondo dove al primo posto si trovano la felicità e la realizzazione personale in tutte le loro possibili declinazioni, e quindi nell’amore, nel successo economico, nell’eroismo e nelle imprese, nella ricchezza, nel fascino e nella bellezza fisica.

Il messaggio che passa è che questa forma di felicità è raggiungibile praticamente da chiunque e con facilità attraverso l’acquisto e il consumo di prodotti e di servizi facenti parte del mondo del benessere, del comfort e anche delle passioni individuali, artistiche e non (vacanze, hobby, elettrodomestici, abbigliamento, moda, musica, film, libri, fumetti, stile di vita, sport).

E quindi, per tali ragioni, la cultura di massa, con i suoi contenuti riguardanti la ricerca della felicità e dell’amore, chiamano in causa l’essere umano nel suo profondo, al di là di qualsiasi barriera sociale o culturale. Vengono risvegliati in questo modo diversi elementi “arcaici” della nostra specie, da sempre presenti nell’uomo e da sempre radicati nella nostra essenza, come il motivo del gioco, della festa collettiva, dello spettacolo e, appunto, della felicità.

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TAG: cultura di massa, Edgar Morin, Lo Spirito del Tempo, massculture
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