ArcelorMittal, anche Taranto apre un’inchiesta. PD-M5S divisi sullo scudo

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Anche la procura di Taranto, dopo quella di Milano, apre un’inchiesta su AcelorMittal. I commissari di Ilva questa mattina hanno depositato in Procura un esposto denuncia con al centro “fatti e comportamenti inerenti al rapporto contrattuale con ArcelorMittal, lesivi dell’economia nazionale”. Pertanto la richiesta alla Procura è di verificare la sussistenza di ipotesi di reato.

Divisi Pd e M5s sullo scudo. “Se Mittal assicurasse il rispetto del contratto con lo Stato, il governo dovrebbe valutare velocemente un decreto che preveda uno scudo penale di carattere generale. Tale provvedimento dovrebbe essere valido per tutte le aziende che si muovono in contesti di forte criticità ambientale, a partire dall’ex Ilva”, ha afferma il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci.

Ma parlare oggi del “Piano B per Taranto – afferma il leader M5s, Luigi Di Maio – significa dare la migliore via d’uscita ad Arcelor Mittal”. “L’ azienda deve sentire la pressione di tutti i cittadini e del sistema Italia – ha aggiunto -. Già parlare di piani sulla nazionalizzazione o altra cordata è un modo per dire: puoi andare, tanto abbiamo un’alternativa”. “Per me – ha concluso il capo politico di M5S – il piano A, B o C si chiama ArcelorMittal e vedremo in tribunale tra settimane quale sarà l’esito della procedura d’urgenza”.

Gli operai si preparano a resistere. “L’insubordinazione alla decisione dell’azienda di fermare gli impianti? E’ un’idea già emersa nell’ultimo consiglio di fabbrica, l’avevamo proposta anche noi. Sì, pensiamo ad una sorta di sciopero al contrario. Non vogliamo essere complici della morte della fabbrica. Ogni decisione, comunque, andrà condivisa con le altre sigle e i lavoratori”, dichiara Francesco Brigati, coordinatore delle Rsu Fiom dell’ex Ilva. “Decideremo le iniziative – aggiunge – nel consiglio di fabbrica convocato per lunedì prossimo.

La proposta dell’azienda “è inaccettabile”, ha commentato così la ministra del lavoro Nunzia Catalfo il tavolo di ieri con ArcelorMittal. La ministra ha sottolineato la riduzione di personale con 5.000 esuberi richiesta dal gruppo e ha spiegato che l’azienda aveva anche chiesto di anche “di andare in deroga delle norme sulla sicurezza sul lavoro”, richiesta, ha detto “alla quale ho opposto un secco no”.

Per il presidente degli industriali Vincenzo Boccia, “la dimensione muscolare non serve a nessuno. Per l’Ilva occorrono soluzioni”. Per Boccia “la prima cosa da fare è rimettere lo scudo, e occorre ammettere l’errore che si è fatto, da cui si determinata questa situazione”. “Quanto prima si convoca l’azienda per comprendere questi aspetti, e cercare di recuperare un rapporto che giorno dopo giorno diventa sempre più difficile, di dialogo che ormai è a mezzo stampa e che non ci porta da nessuna parte”.

Secondo il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, “quello che ArcelorMittal sta facendo è illegittimo, perché c’è un accordo che va applicato e anche l’idea di spegnere gli impianti è per noi inaccettabile. Non saremo complici di una scelta di questo genere, troveremo tutti i modi e tutte le forme possibili, perché lì la gente vuole produrre acciaio senza inquinare, non vuole chiudere impianti”.

“Mittal sta cercando di mettere in crisi politica il governo italiano – ha detto il presidente della Regione Puglia, Emiliano, -. Sta facendo qualcosa senza precedenti nella economia internazionale: una multinazionale che cerca, sia pur forse indirettamente, di far cadere un governo. Mai vista nella storia una cosa del genere”.