Collaboratori di giustizia: non tutti sono Tommaso Buscetta

433
Falcone - Borsellino - Buscetta

Non c’è dubbio che il continuo “pentimento” di tanti appartenenti alle mafie come: mafia, ’ndrangheta e camorra, stiano portando i propri contributi agli inquirenti e forze dell’ordine che continuano con le operazioni di blitz, ma sicuramente non sono del calibro di “Tommaso Buscetta”.

La collaborazione di Tommaso Buscetta fu fondamentale per arrivare alle condanne al Maxiprocesso ma è anche vero che il giudice Falcone rivolse allo stesso Buscetta domande circa i legami politici e l’organizzazione Cosa Nostra.

Ad oggi, da quel tragico 1992, tanti processi sulle “stragi di Falcone e Borsellino” ma nessuno su quel filone che seguiva Paolo Borsellino, ovvero il filone “Mafia-Appalti”.

Buscetta alle domande del giudice Falcone sui rapporti politica – mafia si fermava, affermando che le sue dichiarazioni avrebbero fatto passare per matto lui e lo stesso giudice, ma dopo le stragi di Capaci e di via d’Amelio Tommaso Buscetta decise di fare i nomi di politici come quelli di Salvo Lima e Giulio Andreotti, legami con “Cosa Nostra”.

Buscetta riferì, in particolare, di aver conosciuto personalmente Lima alla fine degli anni Cinquanta e di averlo incontrato l’ultima volta nel 1980 durante la sua latitanza, oltre a sostenere che l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli (freddato a colpi di pistola il 20 marzo 1979 in via Orazio a Roma) sarebbe stato compiuto nell’interesse del sette volte presidente del Consiglio.

Riporta Fanpage, a proposito della riapertura delle indagini su Mino Pecorelli, ricordiamo a proposito del processo su Andreotti:

«Il caso Pecorelli era stato chiuso il 30 ottobre del 2003, ma aveva visto imputati, come mandanti, l’ex senatore DC, Giulio Andreotti, l’ex boss della Mafia, Gaetano Badalamenti, e i gerarchi di Cosa Nostra Claudio Vitalone e Pippo Calò e come esecutori materiali Massimo Carminati e Michelangelo La Barbera.Tutti furono assolti per non aver commesso il fatto tranne Andreotti e Badalamenti che vennero condannati a 24 anni di reclusione, sentenza annullata dalla Corte di Cassazione».

Ma ritornando ai “collaboratori di giustizia” odierni oltre a svelare fatti inerenti ai loro clan o cosche, perché non abbiamo contezza di dichiarazioni su “politici” come nel caso Buscetta?

Abbiamo cercato di farci concedere qualche intervista da ex collaboratori, in quanto hanno terminato il programma o non ne fanno più parte, ma niente da fare.

Spesso alle nostre domande cambiano discorso o si innervosiscono, si chiudono dicendo che devono proteggere le loro famiglie (giusto e sacro santo diritto), ma in quest’ultimo caso noi ci chiediamo: da chi devono proteggersi se sono protetti dallo Stato in quanto “collaboratori di giustizia” e vivono, comunque, in località protette o che dovrebbero essere sconosciute ad altri?

Paolo Borsellino poteva seguire il consiglio dei suoi pochi amici e scappare dalla Sicilia ma rimase per combattere fino alla fine, di cui sappiamo la tragica fine.

Come mai hanno paura di parlare di tali intrecci?

Molti sono i dubbi che sorgono a proposito della loro collaborazione con la giustizia e lungi da noi qualsiasi polemica, ma guardando tra i vari post e commenti su i social e i canali youtube (che parlano di questa tematica) fra i dubbi che in tanti si pongono questi sono i più gettonati: 1) Non erano mafiosi di grosso calibro e quindi non avevano questi contatti; 2) Volevano far fuori clan avversari ed è sempre comodo per avere il contratto con lo Stato come “collaboratori di giustizia”; 3) La politica è pulita e non si mescola con i criminali; 4) Collaborano per evitare che gli venga toccata la famiglia ed evitano appositamente di parlare di ambienti fuori dal crimine.

Fare il proprio dovere è il nostro compito, a noi giornalisti di cronaca e d’inchiesta ci rifilano il cappotto di “antimafia”, ma noi ne abbiamo già uno ed è quello di “guardiani della democrazia e dell’informazione”, Ignoriamo le medaglie perchè sappiamo che prima o poi ce ne piazzeranno una “corazzata” anche se vorremmo farne a meno.