Situazione esplosiva nei Pronto Soccorso, migliaia di medici a partita Iva

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C’è una situazione esplosiva negli ospedali, ma nessuno ne parla. Continui battibecchi da eterna campagna elettorale, tolgono l’attenzione su un problema enorme: la salute pubblica.

I Dati Anaao parlano da soli: sono oltre 2.000 i medici che mancano nei Pronto Soccorso in Italia, un numero destinato a raddoppiare entro il 2025. E per tamponare l’emergenza, aumenta il ricorso alle partite Iva. Entro il 2025 è prevista la mancanza di 4.422 medici dell’area dell’Emergenza e Urgenza, di cui 800 solo in Campania e 550 nel Lazio.

Per tamponare la situazione nei momenti critici, come quelli estivi, le aziende hanno cercato ogni possibile risorsa. Tra queste, il ricorso a medici libero professionisti a partita Iva, chiamati a gettone per svolgere turni in strutture di volta in volta diverse. “Non esiste un censimento nazionale – spiega il segretario del sindacato Anaao, Carlo Palermo – ma sono migliaia in tutta Italia, soprattutto in Piemonte, Lazio, Veneto, Campania e Sicilia. Il loro numero è cresciuto molto negli ultimi anni, perché in questo modo le aziende sanitarie aggirano il blocco delle assunzioni”.

Quelli che lavorano a partita IVA nei pronto soccorso, inoltre, sono medici che spesso hanno accumulato anni e anni di esperienza nell’area Emergenza-Urgenza, ma che non possono accedere ai concorsi per la stabilizzazione perché non sono specialisti. “Per questo – conclude il segretario dell’Anaao Palermo – rilanciamo al Governo la proposta di trovare per loro delle forme di assunzione a tempo determinato, con iscrizione alla scuola di specializzazione, nell’ambito delle quote di contratti aggiuntivi finanziati dalle regioni”.

Inoltre, è doveroso ricordare, che il 52% dei camici bianchi espatria. La regione con il maggior numero di medici che si trasferiscono è il Veneto, con 80 professionisti sui 1.500 che vanno via ogni anno. Le richieste di camici bianchi arrivano soprattutto da Gran Bretagna, Svizzera, Germania, Francia, Belgio, Olanda.

La ricerca avviene attraverso Linkedin o società di cacciatori di teste straniere specializzate. L’andamento viene confermato anche da una recente indagine della Commissione europea, dal Rapporto Eurispes-Enpam e dalla Consulcesi group: in dieci anni, dal 2005 al 2015, oltre diecimila medici hanno lasciato l’Italia per lavorare all’estero. Nello stesso periodo si sono trasferiti anche otto mila infermieri.

Infine, già lo scorso anno lo studio del sindacato della dirigenza medica e sanitaria Anaao Assomed lanciò l’ennesimo allarme: tra soli sei anni, nel 2025, curarsi in ospedale sarà ancora più difficile: tra medici di emergenza, pediatri, internisti, ortopedici, psichiatri, mancheranno all’appello 16.500 specialisti.