A scuola di bel suono con Steven Mead

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Steven Mead non ha bisogno di presentazioni: la sua attività di musicista e insegnante è conosciuta da tutti quelli che amano l’euphonium. Steven è anche uno dei più prolifici musicisti di strumenti a ottone, con 80 CD al suo attivo.

Nonostante il successo e la fama mondiale, sono ancora in pochi  a conoscere lo strumento che Steven suona:  il flicorno basso in si bemolle o euphonium o eufonio, strumento dal “bel suono” (questo il significato, dal greco ‘euphonos”).

Il suono dell’euphonium, scuro, caldo e avvolgente, è inconfondibile. Questo strumento giovane ha assunto la forma definitiva nei primi del Novecento, e per questo non è valorizzato in formazioni di tipo orchestrale. L’euphonium ha trovato una collocazione ideale all’interno delle bande militari e musicali in genere, ma si sta rapidamente affermando come strumento solista.

Steven Mead è il più autorevole “ambasciatore” e virtuoso dell’euphonium. Oltre a portare avanti senza sosta un’intensa attività concertistica (oltre 500 concerti) nei quattro angoli del mondo, Steven insegna al Royal Northern College of Music di Manchester e condivide la sua arte e la sua tecnica anche attraverso apprezzate Masterclass. In Italia viene spesso e volentieri. Dal 18 al 20 ottobre ha insegnato al Conservatorio dell’Aquila nell’ambito di un Laboratorio dedicato all’euphonium e alla tuba, con concerto finale. Il tutto organizzato da Matteo Caramaschi, docente di euphonium presso questo Conservatorio.

Perché, come sostieni, l’euphonium è uno degli strumenti più “musicali” del mondo?

“Beh, l’euphonium è ​​musicale solo se è suonato ‘musicalmente’!  La maggior parte delle persone che incontro quando viaggio mi dicono che non hanno mai sentito o conoscono poco l’euphonium, poi si innamorano del suo suono. Dicono che assomiglia a quello della voce umana.  La ragione di questo deriva dal design dello strumento. L’euphonium è conico e questo crea un suono molto ampio, che offre grandi possibilità cantabili. Grazie alla quarta valvola, aggiunta quasi all’inizio del design, e al sistema di compensazione, questo strumento ha enormi possibilità cromatiche lungo quasi cinque ottave. L’unico motivo per cui non è meglio conosciuto è perché non è mai entrato nell’orchestra sinfonica. I capolavori sinfonici, infatti, erano già stati scritti al momento della sua creazione, quindi non sono state previste parti per euphonium in orchestra”.

Le origini e lo sviluppo dell’euphonium sono legate alla tradizione operistica del belcanto italiano. Uno dei metodi più utilizzati per lo studio dell’euphonium è quello di Marco Bordogni, un tenore italiano attivo a Parigi tra il 18* e io 19* secolo. Come si sta sviluppando l’euphonium nel 21* secolo, e quali ulteriori sviluppi prevedi?

“L’euphonium ha una sua naturale collocazione nelle orchestre di ottoni e di fiati. I compositori per Brass e Wind Band, in particolare quelli che conoscono l’eufonio, scrivono delle buone parti, e questo incoraggia i musicisti a dedicarsi all’euphonium. Ma non vogliamo buoni eufonisti che alla fine lasceranno questo strumento per trovare lavoro come tubisti in un’orchestra sinfonica: vogliamo eufonisti “puri” con curricula di eccellenza, dei virtuosi di questo strumento, come quelli che l’Italia poteva vantare fino a poche generazioni fa. Dal 1870 al 1920 circa, l’Italia aveva i migliori musicisti di euphonium d’Europa, forse del mondo. A causa della depressione, i migliori partirono per cercare fortuna in America. Gli italiani Simone Mantia e Johnny Perfetto erano dei virtuosi assoluti. Mantia andò in America nel 1890 e si unì alla Arthur Pryor’s Band. Fu anche solista nella John Philip Sousa’s Band. Oggi è nostra responsabilità come musicisti e insegnanti garantire lo sviluppo futuro dell’euphonium. Serrvono più musicisti e insegnanti organizzati e disciplinati, che sviluppino il loro talento e vengano invitati a suonare assoli, a tenere corsi di perfezionamento. Il passo successivo da compiere è riuscire ad influenzare positivamente i compositori, spingendoli a comporre brani di qualità per l’eufonio. Abbiamo anche bisogno che le istituzioni ci riconoscano e ci accettino:  l’euphonium può avere uno status adeguato solo se è contemplato nell’offerta didattica dei Conservatori.  Il sistema italiano è molto lento a rispondere. È un peccato, perché non c’è giustificazione per non includere l’euphonium nei Conservatori: esistono un ottimo repertorio, degli ottimi musicisti, e possibilità d’mpiego nelle bande militari. I Conservatori dovrebbero anche offrire programmi adeguati per le bande musicali. Lo sviluppo dell’euphonium, a mio modo di vedere, dovrebbe anche riguardare la musica sperimentale, in particolare il jazz. Gli eufonisti jazz statunitensi sono musicisti di fama mondiale, che possono far parte di qualsiasi jazz band. Naturalmente aiuta avere abilità “miste”, saper suonare ad esempio anche il trombone. Anche in Giappone l’euphonium è uno strumento molto diffuso e apprezzato”.

L’ABRSM (Associated Board of Royal Schools of Music)  è il più grande ente mondiale di certificazione di esami musicali, con oltre 650.000 valutazioni in 93 paesi ogni anno. In Italia, nessuna certificazione è riconosciuta al di fuori dei Conservatori di Stato. Incoraggeresti comunque gli studenti italiani a sostenere gli esami dell’ABRSM? 

“Assolutamente si! Il sistema ARSM è una sorta di ‘scala’ fatta di gradi sempre più alti di competenze musicali, che consente agli studenti di lavorare con i loro insegnanti dandosi obiettivi concreti, che sono oggetto della valutazione. Questi esami contribuiscono allo sviluppo di giovanissimi, consentendo loro di raggiungere livelli incredibili di virtuosismo. Gli ABRSM creano una “uniformità di eccellenza” e sostengono lo sviluppo delle competenze teoriche e pratiche richieste dai Conservatori e dalle Accademie musicali in tutto il mondo. Per noi a Manchester, l’8* grado ABRSM è un pre-requisito che ci aspettiamo abbiano tutti gli studenti che a 18 anni entrano al Royal Northern College”.