Il destino del popolo Curdo: tra giochi di potere ed intrighi internazionali

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La “Finta Democrazia Turca” agli occhi della comunità mondiale si sta rendendo protagonista in questi ultimi giorni di quella che potrebbe definirsi un operazione militare in piena regola che mira alla “Pulizia Etnica” nei territori Curdi e che in futuro potrebbe avere ripercussioni sugli assetti geopolitici dell’area geografica interessata.

Sono tanti gli interrogativi in merito all’offensiva turca nel Nord Est della Siria e che ha messo in moto, anche quella “Finta Diplomazia” dei governi occidentali che ben presto non solo si ritroveranno di fronte all’ennesima emergenza umanitaria,ma dovranno fare i conti con il leader di turno che minaccia di aprire le frontiere riversando su di noi l’ondata di profughi provenienti da un inutile guerra che ha come pretesa il controllo dei territori appartenenti ad un popolo, quello curdo, che ha sempre reclamato la sua indipendenza e che ora si ritrova abbandonato proprio da coloro che prima lo avevano spinto verso la guerra contro i miliziani dell’Isis, con il placido consenso del regime siriano di Al-Assad e dall’appoggio militare e logistico di una Russia che guarda sempre più con interesse le aree di spartizione siriane insieme al governo turco e all’Iran che in chiave anti-israeliana vorrebbe aprire una finestra di osservazione nel Mediterraneo grazie alla strizzatina d’occhio che l’altro regime di Teheran paventa al governo Siriano sempre più determinato ad affermare la propria egemonia Alawita in chiave sciita ed anti-sunnita.

Viene lecito domandarsi come mai il Presidente Trump abbia deciso di demilitarizzare la zona cuscinetto nel Nord Est della Siria dando via libera alle operazioni militari turche che minacciano sempre di più il popolo curdo? La presa di posizione della Turchia del presidente Erdogan (nostalgico dell’antica tradizione ottomana) mette in evidenza non solo un operazione militare – che tende sempre di più a minacciare il popolo curdo e la stessa esistenza del Rojavi – ma a marcare nettamente l’allontanamento della Turchia dalla NATO e l’avvicinamento della stessa verso quella Russia che non ha ancora digerito l’influenza dell’occidente verso le passate operazioni militari clandestine in Ucraina.

La Siria così diventa una polveriera nello scacchiere internazionale riguardante il Medio Oriente, con la secolare diaspora politica tra Sciiti e Sunniti, con un altrettanto nemico – come Israele – che da decenni occupa un territorio che non ha mai voluto cedere rivendicando a tutto il mondo la sua incontrastata sovranità, innescando crisi e contro crisi senza precedenti e che ora guarda all’inserimento dell’Iran nel conflitto Turco – Curdo Siriano, come una probabile intesa tra gli iraniani stessi, i siriani e i libanesi Hezbollah, questi ultimi la chiave di accesso per la Siria (Russia permettendo) verso il Mediterraneo sempre di più in chiave anti-occidentale, il tutto con una ostentata flemma da parte dei Sauditi sempre più defilati per elaborare un piano strategico e diplomatico e più orientati a rafforzare con Israele un piano di intervento che ponga l’ennesimo muro divisorio a quella logica espansionistica dello stato islamico dove tutti vogliono e pretendono un ruolo, trascurando la libertà e i valori di un popolo in nome della “Nazione Islamica”.

In passato la preoccupazione di Israele causata  dalla presenza iraniana nelle attività di appoggio verso i fratelli Hezbollah, ha costretto il “Regime di Tel Aviv” a colpire obbiettivi sensibili nei territori della Siria per scoraggiare e destabilizzare quella “Cintura Mortale” che le monarchie simpatizzanti del Califfato stanno cercando di creare attorno allo stato ebraico, sempre più ostinato a confermare quello che è sempre stato: “Capo Saldo dell’Occidente in Medio Oriente”.

Proprio su questa ottica il presidente Trump farebbe bene a ripensare la sua presa di posizione sul Nord Est della Siria, in merito ai futuri assetti geopolitici che minacciano  più l’Europa, che gli Stati Uniti d’America interessati in questo momento ad una linea politica che da un lato vuole contrastare l’espansionismo dello “Stato Nazione Islamico” e che dall’altro vede quell’allineamento politico di Donald Trump favorevole all’autocrazia dimostrata dal regime Turco del Presidente Erdogan.

Così ha dichiarato alla stampa l’ex comandante delle forze di occupazione in Afghanistan ai tempi dell’amministrazione Obama, Generale Jonh Allen: “Stiamo assistendo ad un operazione militare condotta dalle forze turche nel Nor est della Siria ,che mira alla pulizia etnica. Il riscontro negativo e preoccupante è quello dell’allineamento politico d’istinto da parte del Presidente Trump, a quei governi autocrati”.

Una dichiarazione che mette in chiaro quale sia il futuro della Siria di Al-Assad e di tutti i paesi confinanti e non, che cercano comunque rivendicazioni in chiave anti USA e anti israeliana con il tacito consenso dello Zar Putin che ammette quelle difficoltà diplomatiche che dovrebbero essere intraprese con l’Iran – sempre più lontano dalle logiche diplomatiche ritenute di asservimento nei confronti dei predoni occidentali, – ma non ammette la sua logica dettata da quell’arroganza politica che mette al centro dell’attenzione una Russia fedele ai dettami del passato che rimandano a quelle logiche di potere e di forza tanto care alla guerra fredda.

L’Iran di Rohani dal canto suo,cerca sempre e comunque di aprire quel corridoio Sciita che da Teheran passa dall’Iraq (oggetto dei desideri di Teheran) attraverso la Siria e il Libano dei fratelli Hezbollah desiderosi di sferrare da tempo il colpo mortale all’esercito con la Stella di Davide, per Israele sarebbe un vero problema politico-militare. In tutto questo scenario di instabilità territoriale, politica- e sarebbe superfluo dire economica e sociale- l’Europa si dimostra unita e compatta nel ribadire che la vendita di armamenti alla Turchia potrebbe essere sospesa.

Un laconico e striminzito comunicato fatto dai leader di quelle potenze economiche europee come la Germania della Merkel e la Francia dell’affarista Macron che chiedono al Presidente “Raìs Erdogan” di fermare l’offensiva turca nel Nord Est della Siria . Intanto se l’Europa funge da spettatore(qualcuno non vorrebbe fare un dispetto allo Zar Putin), Trump con i fatti sta preparando l’evacuazione dei soldati USA che sarebbero un migliaio circa,liberando la linea militare in supporto ai curdi in chiave anti- Isis e lasciando campo libero al rafforzamento della stessa Isis e alla futura estinzione del popolo curdo.

Dopo il genocidio degli armeni ritenuti dai “Giovani Turchi” nel lontano 1915, rei di cospirazioni e future alleanze con i temuti russi il popolo curdo potrebbe andare incontro ad un triste destino di fronte all’indifferenza dei leader mondiali sempre più orientati a tutelare e rivendicare i propri interessi o di egemonia politica e militare, o di sfruttamento totale delle risorse depredando i paesi più poveri e tirando a sorte in una macabra partita a dadi che determina la sopravvivenza di quel popolo che vuole essere libero,nelle proprie tradizioni e nei propri valori.