I sogni e la vita, un intreccio senza fine perché leggere “1933. Un anno terribile” di John Fante

227

di Giacomo Sidran

Nella poetica di John Fante (1909-1983), scrittore statunitense di origini italiane, e, più precisamente, abruzzesi, il tema del sogno riveste un ruolo importantissimo.

È infatti il sogno ciò che veramente muove i protagonisti dei suoi racconti nella ricerca di un’esistenza più vivida e carica di emozioni, vuoi per evadere da una realtà vissuta come dura e problematica, vuoi per trovare risposte di libertà in un futuro che ancora è sconosciuto o vuoi, più semplicemente, per dipingere d’intensità la monotonia del quotidiano.

“1933. Un anno terribile” è la storia di Dominic Molise, un ragazzo italo americano di diciassette anni che vive la sua vita nella piccola cittadina di Roper, sperduta nella tranquillità del Colorado, in condizioni di estrema povertà. Suo padre, muratore, l’unica  fonte di guadagno della famiglia, è disoccupato da diversi mesi e l’inverno in cui si svolgono le vicende si presenta dunque molto freddo e sconsolato, sia per l’ostilità delle gelide temperature sia per la tristezza dei pensieri interiori e della situazione personale e famigliare del protagonista.

Così si apre infatti il breve racconto di John Fante: “Era duro, l’inverno del l933. Quella sera, arrancando verso casa attraverso fiamme di gelo, con le dita dei piedi che mi bruciavano, le orecchie che andavano a fuoco, e la neve che mi turbinava intorno come un nugolo di suore furibonde, mi fermai di colpo. Era giunto il momento di tirare le somme. Con la pioggia o col sereno c’erano delle forze al mondo che cercavano di distruggermi.”
Dominic, figlio di emigrati italiani in cerca di fortuna nell’ oltreoceano, sente sulla propria pelle le contraddizioni di un’America che, in piena depressione economica, non ha saputo mantenere le proprie promesse ed ha lasciato ai margini della società grandi compagini della popolazione.

E se certamente lo scenario che fa da sfondo alla storia è uno scenario di degrado e povertà, di incertezza ed instabilità, il nostro giovane non si rassegna a ciò che per lui sembra già scritto in partenza da altri e che lo vorrebbe per sempre relegato al piccolo paese in cui è nato e cresciuto per fargli intraprendere, come desidererebbe il padre, la professione del muratore. Dominic ha infatti un sogno: vuole riscattarsi dalla situazione in cui si trova e diventare senza se e senza ma una grande stella del baseball, proprio come tanti italo americani hanno fatto prima di lui (e in questo senso, per fare un paragone sulla bocca di tutti, basta nominare il celebre ed eroico Joe di Maggio, che più volte comparirà come idolo e punto di riferimento anche in altre opere di John Fante).

Per riuscire in tale impresa, Dominic fa completo affidamento al proprio braccio sinistro, la parte più rapida e veloce del proprio corpo e con cui è in grado di effettuare dei lanci potentissimi. È il Braccio, di cui il giovane si prende continuamente cura e con cui spesso parla e si confida, che gli permette di sognare ad occhi aperti.
È il Braccio, inseparabile compagno di avventure, che lo spinge a non rassegarsi alla povertà cui è ostretto. Un giorno Dominic sarà un campione di fama mondiale, circondato da bellissime donne e da attenzioni mediatiche di ogni tipo, e tutto ciò lo dovrà al Braccio.
Dom non è l’unico a sognare nella cittadina di Roper, e nemmeno all’interno della sua casa.

Come si legge in uno dei passaggi più significativi del libro, ogni membro della sua famiglia è animato da sogni ed aspirazioni che si manifestano anche nella concretezza delle parole e delle azioni: “Sognatori, eravamo una casa piena di sognatori. La nonna sognava la sua casa nel lontano Abruzzo. Mio padre sognava di essere senza più debiti e di fare il muratore a fianco di suo figlio. Mia madre sognava la sua ricompensa celeste con un marito allegro che non scappava mai. Mia sorella Clara sognava di fare la suora e mio fratellino Frederick non vedeva l’ora di crescere per diventare un cowboy. Se chiudevo gli occhi riuscivo a sentire il ronzio dei sogni per tutta la casa”.

Ma i sogni, le aspirazioni e i desideri di riuscire in qualcosa, piccola o grande che sia, non sono mai fini a se stessi e non sono mai nemmeno così lontani dalla realtà come siamo portati ad immaginare. Infatti, quando sono accompagnati da una forte popensione a realizzarli, anche nel caso di Dominic, che non dispone ancora dei mezzi adeguati per affrontarli, ecco che in uno slancio di passione si trasformano in vita reale ed azione pura.
Dom, infatti, con il suo migliore amico Ken, in una rapida confusione ed una pura innocenza tutte adolescenziali, decide che è ormai tempo di tentare la sorte con un provino per i Chicago Cubs, storica squadra di baseball della metropoli dell’Illinois, e di farsi strada con risolutezza nel mondo dello sport che conta.

Ken, a differenza di Dom, è molto benestante e la sua famiglia è la più ricca di Roper, ma i due condividono allo stesso modo la passione per il baseball e quindi, a soli diciassette anni, concludono che è giunto il momento di mettere da parte le paure e le indecisioni, scappare da Roper, sfidare il destino e diventare giocatori professionisti.
Solo che per il viaggio a Chicago e ed il progetto nell’insieme servono dei soldi, di cui il nostro protagonista ovviamente non dispone. Ed è proprio in questo momento, nella fase di ricerca del denaro e di decisione sul da farsi che sogni e vita iniziano ad incontrarsi e scontrarsi irrecuperabilmente. Non appena il sogno smette di essere soltanto pensato ed immaginato, ecco che la vicenda comincia a dirigersi verso una meta che non sembra più un elemento del tutto onirico ed alienante, evasivo e lontano dalla dura quotidianità.

Che cosa farà Dom per procurarsi i soldi necessari all’impresa? Quali sfide e quali tormenti dovrà affrontare prima di diventare una stella del baseball? Riuscirà nel suo grandioso sforzo? E tutta questa frettolosa confusione, unita ad un impeto focoso e cristallino che riempie di passione un sogno così vero ed incontaminato, in che modo cambierà il modo di vedere le cose di Dominic? Una sola risposta probilmente non esiste a tutte queste domande, e più interpretazioni sono possibili.

L’unica cosa che è data sapere è che un buon libro è un libro che lascia nella mente di chi lo legge nuovi interrogativi e nuovi spunti di riflessione, e, per tali ragioni, invito chi è capitato tra queste righe alla lettura di “1933. Un anno terribile” di John Fante, un po’ per la curiosità di vedere come andrà a finire l’avventura del nostro ragazzo e un po’ nella speranza che qualcosa di nuovo sia da voi cercato e poi, eventualmente, trovato. I sogni sono il motore dell’esistenza, perché spingono l’individuo a trovare nuove soluzioni e a credere in sé stessi e nelle proprie potenzialità. I sogni sono vita, perché spesso in essa si intrecciano e in essa sono in grado di creare dei tangibili riscontri, portando all’azione pratica. I sogni sono evasione dalla realtà ma al tempo stesso completamento di questa, perché capaci di edificare emozioni fortissime che vanno dalla speranza alla delusione, dalla felicità alla disperazione e dall’illusione appassionante al disinganno più profondo.

Tutti questi mi sembrano oggi validi motivi per apprezzare in piacevolezza “1933. Un anno terribile” di
John Fante.