Petrolchimico: Priolo, Melilli, Siracusa e Augusta il quadrilatero della morte

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La storia si ripete nell’indifferenza generale delle istituzioni che difronte alla salute non riesce a superare il muro della burocrazia. L’esempio degradante arriva dal quartiere Tamburi, a Taranto, noto per il cielo di colore arancione di cui sono evidenti i segni di inquinamento sui muri delle case adiacenti.

Ma se il plesso siderurgico pugliese è caratterizzato da numeri drammatici rilevati dalla centralina della cokeria che raccontano di un incremento del 195% degli Ipa, 150% di benzene, 111% di idrogeno solforato e di incrementi superiori al 20% per Pm10 e Pm2,5 rispetto agli stessi mesi del 2018, quello che succede in Sicilia non è da meno.

Infatti si parla del Polo Peltrolchimico in provincia di Siracusa. Una decina di impianti industriali e varie discariche di rifiuti pericolosi distribuiti in trenta chilometri di terra tra i comuni di Priolo, Melilli, Siracusa e Augusta. Realtà ripetutamente segnalata che da decenni ha fatto registrare un crescente numero di morti di cancro.

Le migliaia di segnalazioni pervenute hanno fatto registrare un prelievo di aria istantaneo a mezzo canister presso il centro storico di Augusta, area maggiormente esposta alle molestie olfattive segnalate. Dalle analisi chimiche effettuate nei laboratori di Arpa Sicilia è stata confermata la presenza di un mix di sostanze idrocarburiche di natura industriale in concentrazioni molto preoccupanti, oltre alla presenza di composti solforati ben al di sopra della soglia olfattiva, che giustificano le numerose segnalazioni di cattiva qualità dell’aria pervenute da parte dei cittadini.

Dopo le segnalazioni fatte da alcune associazioni e da Legambiente, ha preso il via l’inchiesta della procura di Siracusa che ha portato lo scorso 21 febbraio al sequestro di quattro impianti nella zona industriale di Augusta, Priolo e Melilli. E a 19 indagati tra coloro che hanno rivestito incarichi di responsabilità nelle società in questione tra gennaio 2014 e giugno 2016.

Per l’accusa, sono stati superati stabilmente i limiti di legge previsti per le emissioni degli stabilimenti e non sono state adottate le migliori tecniche disponibili per evitare che questo accadesse. Nel decreto per le indagini preliminari si legge chiaramente che: nei comuni di Augusta, Priolo e Melilli la qualità dell’aria è nettamente inferiore a quella degli altri comuni della provincia, riguardo ai vari inquinanti presi in considerazione (composti organici volatili non metanici, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, monossido di carbonio, polveri, Pm10).

Nel decreto si parla di ”pericolo per la salute pubblica e di notevoli disagi olfattivi per la popolazione residente con particolare riguardo alle concentrazioni medie orarie di idrocarburi non metanici superiori a 200 µg/m³ e alle concentrazioni orarie di idrogeno solforato superiore a 7 µg/m³”. Che tra l’altro, ironia della sorte, per queste sostanze la legge italiana non prevede limiti.

Dunque nel quadrilatero Priolo, Augusta, Melilli e Siracusa tutte le matrici ambientali, non solo l’aria, risultano contaminate. A questo punto sarebbe opportuno che il Ministero dell’Ambiente intervenga in maniera decisa sulle bonifiche.