I fantasmi illustri romani: la mano di Costanza De Cupis e il grande Giulio Cesare

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È facile passeggiando nel centro storico di Roma, dove il passato ancora vive trattenuto nelle antiche mura, lasciarsi trasportare dalle sue leggende come quelle sui fantasmi. Tra le più note si racconta quella della giovane nobildonna Costanza Conti, vissuta nei primi anni del 1600 e andata in sposa al nipote del Cardinale Giandomenico De Cupis.

La leggenda narra che Costanza viva con il marito in un palazzo nei pressi di Piazza Navona, tuttora presente con l’ingresso in via dell’Anima. Costanza sembra fosse una fanciulla graziosa, ma soprattutto famosa per la bellezza e delicatezza delle sue mani perfette. Tanto che un artista Bastiano per immortalare tale meraviglia e renderle visibile a tutti crea un calco e lo espone nella sua bottega.

Sembra però che un frate di San Pietro in Vincoli passando e vedendo l’opera molto lodata dalla gente, forse più della stessa croce di Cristo affermi sbalordito: <<Se questa mano è umana, merita d’essere tagliata>>. Le sue parole in poco tempo arrivano alla religiosissima Costanza, che spaventata e presagendo il peggio, fa distruggere il calco e si ritira dalla vita pubblica, cucendo e pregando per espiare colpe improbabili e insensate.

Dopo qualche tempo Costanza mentre si dedica al ricamo, si punge e l’infezione si diffonde banalmente per tutta la mano e il braccio, che in cancrena viene amputato. La situazione degenera anche dopo la mutilazione e Costanza muore in poco tempo di setticemia. Da allora si dice che il suo fantasma si aggiri nel Palazzo De Cupis e che la sua mano sia visibile tutt’oggi dai vetri, quando la luna riflette chiara sulla finestra.

Non sembra l’unico fantasma nel centro di Roma, ma altri nomi illustri come quello di Beatrice Cenci, Donna Olimpia e il grande Giulio Cesare le fanno compagnia. Infatti, la leggenda vuole, che le ceneri dell’Imperatore fossero conservate in un’ampolla su un obelisco, ma nel 1585 vengono poi spostate da Papa Sisto V, in Piazza San Pietro.

Il Pontefice in questi cambiamenti fa anche forare l’ampolla per scoprire cosa ci fosse e in questo modo le ceneri subito si disperdono e il suo spirito liberato. Il suo fantasma, da quel momento viene intravisto per Roma muoversi leggero tra i Fori Imperiali. È possibile che Cesare nell’incrociare tra le rovine altri spiriti come quello di Beatrice, Donna Olimpia e i tanti dannati meno noti che popolano la città eterna, possa pensare di essere ancora vivo tra i morti.

E magari passeggiando in Piazza Navona rispondere al saluto “Ave Cesare” della mano di Costanza, ribadendo con piglio deciso il suo ruolo di comando e che preferirebbe “essere il primo tra costoro che il secondo a Roma”.
Antonietta Pezzullo