Mauritius: ultima tappa del viaggio apostolico di Francesco

Dopo le arricchenti esperienze del Mozambico e il Madagascar, Francesco ha avuto l'occasione di incontrare una comunità dove, nonostante le differenze etniche e religiose, "si può ancora vivere in pace" secondo quanto testimoniano alcuni prelati locali. 

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Pope Francis (C) waves as he arrives prior to leading a mass at the Monument of Mary Queen of Peace, Port Louis, Mauritius, on September 9, 2019. - Pope Francis visit three-nation tour of Indian Ocean African countries hard hit by poverty, conflict and natural disaster. (Photo by Tiziana FABI / AFP)

Dopo almeno due ore di volo, la mattina del 9 settembre (ora italiana), il Papa è giunto a Port Louis, capitale di Mauritius, per fare l’ultima tappa di un inedito viaggio apostolico. Dopo le arricchenti esperienze del Mozambico e il Madagascar, Francesco ha avuto l’occasione di incontrare una comunità dove, nonostante le differenze etniche e religiose, “si può ancora vivere in pace” secondo quanto testimoniano alcuni prelati locali.

E’ risaputo che però non stiamo parlando di un paradiso in terra, ma di una realtà che attraversa diversi problemi a partire dalle disuguaglianze ereditate dall’epoca coloniale fino all’elevato indice di consumo di droga nella popolazione giovanile. Nonostante Mauritius goda di uno dei tassi di crescita più elevati nel continente africano, tale crescita rischia di non produrre delle opportunità per le nuove generazioni.

Dal 1977 al 2009 il Paese è cresciuto di almeno il 5% annuo ma la disoccupazione giovanile, dopo aver raggiunto il suo punto più basso nel 2009 (18,98%) è aumentata fino al 23% in un decennio. Questi cinque punti percentuali in più di disoccupazione giovanile ha reso ancor più difficile la vita di molti giovani spingendoli all’emarginazione sociale.

Tutto questo in una realtà sociale molto eterogenea in cui il 68% è composto dai figli di immigrati provenienti dall’India, i creoli rappresentano il 27% e il 5% rimanente è integrato dai Cino-Mauriziani e dai Franco-Mauriziani. Così, a livello religioso, almeno il 50% si professa induista, poco più del 30% sono cristiani/cattolici e il 18% professa l’Islam. Un’altra curiosità riguarda l’inglese che, sebbene è la lingua ufficiale delle Isole, è parlato da non più dell’1% degli abitanti.

La risposta a certe problematiche dovute anche ai mutamenti economici che hanno visto la messa in crisi dei settori produttivi tradizionali (tessile e zuccheriero) in un Paese che richiedeva sempre più lavoratori qualificati.

Secondo Francesco, le peggiori conseguenze di un’economia che vede un’alta percentuale di esclusi dal mondo del lavoro, ricadono con particolare peso sui giovani “sono loro a risentire maggiormente della disoccupazione che non solo provoca un futuro incerto, ma inoltre toglie ad essi la possibilità di sentirsi protagonisti della loro storia comune”.

Dopo illustrare il problema e, facendo diversi appelli alle autorità e, in particolare, al primo ministro Pravind Jugnauth, il Papa ha ribadito l’invito a una conversione ecologica integrale che non miri soltanto ad evitare i disastri o le catastrofi ambientali ma ad intraprendere un cambiamento nello stile di vita delle persone affinché la crescita economica possa includere tutti.

Finalmente, cogliendo l’occasione della solennità di Jacques Desiré Laval, Francesco ha illustrato la testimonianza del missionario e medico francese quale esempio idoneo per i giovani di Mauritius. Il Papa ha ricordato Laval come uno che “ha saputo radunare i fedeli e li ha formati ad intraprendere la missione e creare piccole comunità cristiane in villaggi, città e quartieri vicini”. Laval è ricordato soprattutto per aver saputo riconoscere la dignità della persona umana dietro la figura dello schiavo.

Al momento della sua partenza, dopo la cerimonia di congedo, il Papa ha ringraziato il governo e “l’amato Popolo di Mauritius” per “la gentile accoglienza” assicurando che, al suo ritorno, pregherà per la pace e l’armonia della Nazione.

Curiosità: sulla scia della propria vocazione francescana, il Papa ha benedetto alcuni alberi del Posto poco prima della sua partenza. Un piccolo gesto che conferma la svolta di una Chiesa che inizia a guardare con particolare attenzione alla cura della “Casa Comune”