RIM 2018/2019: un tributo all’emigrazione italiana nel mondo

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Chi era il nostro concittadino che nel Cinquecento insegnava l’italiano alla regina di Londra? Perché ad Amsterdam c’è una strada dedicata ai banchieri lombardi e come mai ad Alessandria d’Egitto tutti volevano le balie italiane? Chi ha costruito il primo grattacielo a San Paolo e perché i giovani italiani a Sydney vogliono raccogliere zucche per 88 giorni? 

Le risposte le trovate nel Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) 2018/2019, con il quale la Fondazione Migrantes racconta ai giovani la storia della nostra migrazione. Una materia ingiustamente trascurata nel curriculum scolastico, che dedica invece ampi spazi all’immigrazione in Italia dagli altri Paesi. Il testo verrà presentato venerdì 14 giugno a Montecitorio.

Il libro, scritto da Daniela Maniscalco e a cura di Delfina Licata, è dedicato alle città e ai luoghi dell’emigrazione degli italiani.

Daniela Maniscalco è Presidente della Dante Alighieri, Comitato Lussemburgo. La Dante Alighieri si occupa della promozione della lingua e della cultura italiana. Maniscalco è insegnante d‘italiano per bambini italofoni scolarizzati in lingue diverse dall’italiano, scrittrice per l’infanzia ed esperta di tematiche relative al bilinguismo e alla storia delle migrazioni.

Nel RIM junior di quest’anno c’è una particolare attenzione alla storia delle donne italiane migranti, che rappresentano quasi la metà dei personaggi di cui sono narrate le vicende. Nel corso del viaggio i lettori scopriranno chi era la modella di Parigi che si trasformò in pittrice e chi la dottoressa che curava tutte le donne di Tangeri. Perché a Cracovia le verdure hanno nomi italiani, chi inventò la berlina e qual era la colazione “politicamente corretta” dei bambini della Little Italy di New York.

Una città in cui la presenza culturale degli italiani è stata particolarmente importante è Cracovia. È una storia poco conosciuta, perché riguarda una migrazione italiana “di élite” durante il Rinascimento. Molti italiani si trasferirono a Cracovia per lavorare come mercanti, banchieri e amministratori della posta locale: “Per tutto il Rinascimento e fino al Seicento – spiega l’autrice – quest’attività era sempre in mano agli italiani per via dei rapporti commerciali che i mercanti intrattenevano con le varie città d’Europa. Fu una regina, Bona Sforza a dare a tutta la città una sferzata di italianità, tanto che un vecchio detto polacco afferma che se Roma non esistesse, sarebbe Cracovia a essere Roma”.

La regina, oltre a portare un seguito di architetti, artisti, giardinieri e cuochi italiani, fece conoscere ai polacchi tante verdure italiane che ancora adesso portano nomi italianeggianti come szparag. Inoltre ancora oggi il misto di verdure che si usa per tante preparazioni si chiama “włoszczyzna”, cioè “le cose italiane”. 

I testi, scritti in un linguaggio semplice e coinvolgente, sono arricchiti dai disegni di Carmela D’Enrico. Piacevole veste grafica, curata da Mirko Notarangelo.