I robot sostituiranno l’uomo

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Non è un film di fantascienza è pura realtà.

La crisi quella vera verrà tra qualche anno, quando le macchine, i robot andranno a sostituire l’uomo in tanti settori dell’economia e non solo. Basta soltanto notare come i piccoli negozi con l’avvento dell’acquisto online stanno scomparendo. (Secondo i dati Istat sulle vendite al dettaglio, il valore di quelle online ha registrato nel mese preso in esame un balzo del 17,5% rispetto a febbraio 2018).

Ma è solo un piccolissimo esempio. Nell’agricoltura del futuro i droni controllano la maturazione e le malattie, se necessario spruzzano i pesticidi, i robot passano tra le file ed estirpano o polverizzano al laser le erbacce, altri robot con i loro occhi meccanici riconoscono i frutti maturi da cogliere. Tutti gli apparecchi che osservano e lavorano la terra nel contempo raccolgono dati e li trasmettono via internet alla sala controllo della fattoria.

Alla Harpers Adams University in Gran Bretagna l’anno scorso hanno coltivato un ettaro di orzo e quest’anno un ettaro di grano mentre il contadino doveva solo controllare… Poche settimane fa Poste Italiane ha presentato i droni, che consegneranno la posta. Gli esempi sono infiniti di come l’uomo verrà sostituito in qualsiasi settore dalle macchine, provocando una crisi apocalittica, senza precedenti nella storia dell’umanità.

Secondo un rapporto presentato a Davos, nel 2016 nel meeting del World economic forum, entro il 2020 i robot si prenderanno 5 milioni di posti di lavoro prima occupati da altrettanti uomini in 15 Paesi del mondo. All’interno della comunità scientifica c’è anche chi invita a tenere alto il livello di guardia. E’ difficile quantificare, ma il 50% dei posti di lavoro nei prossimi anni sarà messo a rischio dai progressi dell’intelligenza artificiale.

Bart Selman professore di Computer science all’Università Cornell di Ithaca, nello stato di New York, nel 2015, insieme ad altre centinaia di ricercatori, ha firmato una lettera aperta rivolta ai governi di tutto il mondo. Tra gli aderenti, anche il fisico inglese Stephen Hawking e l’imprenditore Elon Musk. I firmatari chiedevano di valutare le opportunità, ma anche i rischi, dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale.

L’esperto prese come esempio i magazzini di Amazon: “Qui si muovono migliaia di robot tra gli scaffali. Ci sarà ancora qualche magazziniere per gestire le squadre di robot, ma la forza lavoro umana è ridotta del 90%. Allo stesso modo, i sistemi di diagnosi medica non elimineranno la richiesta di radiologi, ma ridurranno significativamente il loro numero, perché la maggior parte delle diagnosi di routine possono essere fatte ugualmente, se non meglio, usando le macchine”.

In un articolo del 2016 de Il Fatto Quotidiano, viene sottolineato, che nel 2014, per esempio, sono stati venduti 230mila robot industriali con una crescita del 30% rispetto all’anno prima. E si prevede che sarà così anche per i prossimi anni. In Cina si registra la prima fabbrica “deumanizzata”, dove gli operai di un’azienda di componenti per cellulari sono passati da 650 a 20, seguendo un programma industriale dal nome quanto mai esplicito: “Robot replace human“.

Intanto, proprio in questi giorni è uscito il libro di Enrica Perucchietti “Cyberuomo” della Casa Edtitrice Arianna. Intelligenza artificiale, chip sottocutanei, clonazione, tecnosesso, trasferimento della mente, supersoldati. Tutto ciò sembrerebbe fantascienza, eppure si tratta delle più moderne innovazioni nel campo della scienza e della tecnologia. Lo scopo? Ibridare l’uomo con le macchine e creare un individuo geneticamente modificato totalmente artificiale e privo di legami con il mondo naturale.

Per la scrittrice, siamo sull’orlo di una rivoluzione antropologica che intende snaturare l’Uomo della propria umanità, per renderlo sempre simile a una “macchina” e al contempo più manipolabile e controllabile. Dal darwinismo sociale al transumanesimo, la scienza è diventata uno strumento per traghettare l’umanità verso un orizzonte distopico. È in gioco la nostra sopravvivenza: conoscere le ricerche e gli obiettivi nel campo del post-umano può aiutarci a fermare questa deriva prima che siano le macchine a ribellarsi ai propri inventori, come nei peggiori incubi.