L’isteria collettiva non ha confini

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ORA GRIDANO ANCHE CONTRO LA FAMIGLIA, QUELLA TRADIZIONALE

Si è aperto ieri a Verona il XIII Congresso mondiale delle Famiglie (Wcf). Sponsorizzato dal ministro leghista Lorenzo Fontana e patrocinato dalla Regione Veneto e da Palazzo Chigi, il summit ha scatenato un’immediata tempesta politica. Durerà tre giorni, dal 29 al 31 marzo, ed è già polemica.

Argomento del giorno: l’aborto. Ed è scoppiato il putiferio.

Ad esordire – in modo alquanto infelice per scatenare subito gli animi – è stato ieri il portavoce del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, Massimo Gandolfini; secondo lui “l’aborto è l’omicidio di un bambino in utero. La legge 194 è stata applicata soltanto negli articoli che permettono la soppressione di una vita e non in quelli che aiutano la maternità”.

A calcare la mano si è aggiunta la diatriba tra Gandolfini in qualità di padre, perché insofferente nei confronti della propria rampolla, separata e riaccompagnata, e la stessa figlia ‘degenere’.

Lega e M5S, come da copione, hanno dimostrato di essere sempre di più ai ferri corti, distinti e distanti come non mai. Il M5S – per non smentirsi sui suoi metodi tutt’altro che democratici – ha imposto ai propri rappresentanti il categorico veto di intervenire al convegno. Pena l’immediata espulsione. Altro che MinCulPop o censura di stampo stalinista.

È il solito metodo medioevale – quello grillino – di un movimento nato per caso anni fa, grazie alle battute e agli improperi che un comico genovese decise, tutto ad un tratto, di trasferire dal teatro alla piazza, giusto per creare baruffa nell’aria e cambiare carriera.

L’unica rappresentante pentastellata presente ieri al summit è stata la senatrice Tiziana Drago. Intervenuta a sorpresa di sua spontanea volontà, la Drago ne pagherà il fio.

È stato un inno alla vita quello elevatosi ieri a più voci all’apertura dell’annuale congresso mondiale sulla famiglia che, per la prima volta, si sta svolgendo in uno dei paesi fondatori dell’Unione europea.

Il risultato è stato esplosivo. In questo fine settimana d’inizio primavera, la romantica città di Romeo e Giulietta si sta trasformando in un’arena di scontri sempre più accesi e serrati. Da un lato le istituzioni che hanno dato la propria adesione, come il ministero dell’Interno e quello della Famiglia il cui rappresentante, Lorenzo Fontana, tra l’altro, è originario di Verona.

Dall’altro lato la città trans-femminista, quella che nel pomeriggio di oggi sta manifestando la propria totale disapprovazione sfilando in corteo insieme ad altre organizzazioni. Femministe di ogni parte del mondo, partiti e sindacati, tutti insieme appassionatamente uniti in un unico coro di protesta ad oltranza.

Abituata ad essere contesa per molti anni da diverse civiltà e alle successive lotte medioevali tra guelfi e ghibellini, Verona in questi ultimi giorni di marzo del Terzo Millennio sta facendo da scenario a lotte serrate tra due fazioni principali. Sembra che la storia, in un modo o nell’altro, si debba sempre ripetere in questa comunità veneta. Non c’è proprio pace per la ‘città dell’amore’.

Eppure lo scopo principale del summit sulla Famiglia è un altro. Un inno alla vita e alla famiglia che la genera. Sì alla vita quindi, no ad aborto ed eutanasia. Sì alla famiglia – più o meno sacra – dettata dalla nostra Costituzione. Ma tutto viene strumentalizzato ed è subito baruffa di piazza. Oggi persino la famiglia tradizionale viene messa in discussione e sembra quasi un disonore o un’offesa per alcuni approvarne la naturale bellezza e genuinità.

A che punto siamo arrivati? L’era postmoderna del ventiduesimo secolo pare non tollerare più niente. L’epidemia di separazioni e divorzi, di unioni di fatto etero e omosessuali vogliono distruggere la famiglia tradizionale? Sembra che tutto ciò che per secoli era sempre rientrato nella normale decenza, propria di una civiltà degna di essere tale, oggi non lo sia più.

Troppe discriminazioni, dicono, nei confronti dei discriminati e di determinate categorie. Quali? Tutti: gay, lesbiche, donne, uomini, unioni di fatto, famiglie allargate e chi più ne ha più ne metta.

Non tutti la pensano allo stesso modo in fatto di aborto. La Legge 194, che ha sancito anche in Italia la possibilità di interrompere la gravidanza, esiste dal 1978 e nessuno sta negando alle donne che vogliono usufruirne di poterlo fare. Ciò non toglie che, chi la pensa in modo diverso, non deve essere demonizzato dai soliti strumentalisti di turno. Che sono fin troppi.

Il problema di fondo è un altro.

Diritto alla vita, rispetto di essa e della dignità umana sono i cardini su cui si basa la lotta contro l’aborto. Che scegliere di abortire significhi optare per la morte, è impossibile negarlo. Va comunque ricordato che la legge 194, approvata nel 1978 e successivamente riconfermata con il referendum del 1981, ha permesso la legalizzazione incontrastata dell’interruzione volontaria di gravidanza.

Nata sotto il segno dell’emergenza e della provvisorietà, a distanza di ben 41 anni la normativa sull’aborto non ha ancora subìto le dovute modifiche. È proprio vero che non c’è niente di più definitivo del provvisorio. Dal 1978 si sono succeduti legislature e governi che, pur avendo proposto più volte correzioni alla ‘194’, al sodo non ci sono mai arrivati.

Che la legge sull’aborto vada rivista e corretta lo hanno detto in tanti ogni volta e continuano a farlo. Mai nessuno, però, è riuscito a portare a compimento ciò che finora è sempre stato, ed è ancora rimasto, soltanto un buon proposito e niente di più.

Fatto sta che la legge 194 va comunque corretta. La questione dell’aborto tira in ballo una marea di altre problematiche di carattere sociale, preventivo, sanitario e demografico.

A far scaturire tante polemiche riguardo al XIII Congresso mondiale delle Famiglie sono stati e saranno anche i vari personaggi presenti al summit.

Brian Brown, presidente della Iof (Organizzazione Internazionale per la Famiglia) e promotore del Congresso di Verona, ha illustrato così la sua posizione: «Siamo a Verona per difendere e promuovere una realtà di base, qualcosa di vero… Dove c’è un eroe che difende la casa, una madre che nutre un figlio, c’è famiglia. Qualche volta leggiamo che quel che facciamo è diverso, ma non è così. L’uomo, la donna, un figlio vanno oltre ogni cultura e religione, razza, colore, Paese. La diversità della nostra coalizione ci fa forti, la verità universale e la bellezza della famiglia ci lega assieme».

Al summit di Verona se ne stanno vedendo e sentendo delle belle. Da un estremo all’altro, ognuno dice la sua blaterando anche concetti insensati e privi di fondamento. Tutto per tralasciare, forse, l’elemento imprescindibile per cui ognuno di loro è intervenuto a questo congresso: la famiglia.

Sfilano uno dopo l’altro i personaggi più strani. Il russo Dmitrij Smirnov – arciprete ortodosso omofobo, antiabortista e misogino – sostenendo che un ateo coerente «dovrebbe solo suicidarsi»., che l’omosessualità è un peccato da combattere come la peste in quanto – addirittura – contagiosa.

Riesce persino a giustificare i kamikaze islamici, Smirnov, con una disparata motivazione: «Perché i giovani musulmani si avvolgono di dinamite e si fanno esplodere? Perché non vogliono essere governati da omosessuali». È uno che le spara veramente grosse, non c’è che dire. Ed è persino stato designato presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità della Chiesa ortodossa russa. Anche se il Patriarcato di Mosca ha preso le formali distanze dalle sue posizioni strampalate: «Parla a titolo personale», anche se ha «la libertà di parola per farlo».

Tra gli invitati di spicco della kermesse si segnalano anche il ministro ungherese per la Famiglia Katalin Novak, il presidente moldavo Igor Dodon, l’attivista nigeriana Theresa Okafor che nel 2014 ha proposto una legge per incarcerare i gay, e il ministro ombra ugandese per lo Sviluppo sociale Lucy Akello, che per gli omosessuali vorrebbe addirittura la pena di morte.

Anche in Italia non scherziamo in quanto a polemiche e j’accuse.

Non solo il Pd in Senato ha depositato una mozione urgente per denunciare il carattere omofobo dell’iniziativa e chiedere la revoca del patrocinio, ma anche Flavio Tosi – l’ex sindaco (ed ex leghista) di Verona – ha parlato di «chiusura medievale e reazionaria».

Luigi Di Maio, dal canto suo, non poteva di certo risparmiarsi l’ennesima uscita insensata, bollando quella che si riunisce a Verona come una «destra di sfigati». Per Anna Maria Zanetti, della direzione nazionale di + Europa, Smirnov «aiuta il presidente russo Vladimir Putin a sviluppare politiche in linea con le indicazioni della Chiesa ortodossa e delle destre integraliste».

Il sottosegretario M5s Vincenzo Spadafora ha chiesto formalmente il ritiro del patrocinio dei dipartimenti dell’Editoria e della Famiglia.

Prova a smorzare i toni il ministro dell’Interno Matteo Salvini: quella sul Congresso sulla famiglia è una “polemica costruita sul nulla dalla sinistra. Andrò a ribadire la libertà di scelta di tutti e per tutti: le conquiste sociali non si toccano, non si discute della revisione dell’aborto, del divorzio, della libertà di scelta per donne e uomini. Si ragiona su come aiutare le famiglie italiane: mamme e papà, coi bimbi e coi nonni, e uscire da una situazione di povertà che a volte, dopo la nascita di un figlio, ti entra in casa”.

Sembrano tutti impazziti al Congresso mondiale delle famiglie, italiani e non.

Fanno sorridere anche certe dichiarazioni pseudo-scientifiche di Babette Francis – fondatrice dell’organizzazione Endeavour Forum – secondo la quale si ammalerebbe più facilmente di cancro chi non ha messo al mondo figli. Magari fosse vero: i reparti oncologici dei nostri ospedali – considerando la denatalità degli ultimi decenni – sarebbero mezzi vuoti. La Francis è nota per essersi scagliata in precedenza contro le donne che avevano scelto la carriera anziché mettere su famiglia.