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La marijuana negli adolescenti aumenta il rischio di depressione del 40%

| 18 Febbraio 2019 | IL FORMAT

La droga uccide. Consumare marijuana da adolescenti puo’ avere pesanti effetti sulla salute mentale in eta’ adulta: un nuovo studio canadese ha osservato un aumento del 40% dei rischi di depressione da adulti tra i teenager che hanno usato cannabis.

I rischi di depressione grave con ideazioni suicide da adulti, sono inoltre risultati piu’ alti del 50% tra chi aveva usato marijuana da adolescente. Pubblicata su ‘JAMA Psychiatry’, la ricerca e’ stata condotta alla McGill university di Montreal da Gabriella Gobbi, psichiatra e professore: “Circa il 7% dei casi di depressione nella popolazione adulta – ha osservato l’autrice con i media Usa – e’ probabilmente legato all’uso di cannabis da adolescenti”.

La nuova analisi e’ basata sulla revisione di 11 studi in materia, che hanno seguito un totale di 23.317 adolescenti sino all’eta’ adulta. In generale, le nuove stime indicano che l’ uso di marijuana prima dei 18 anni di eta’ e’ legato ad un aumento delle probabilita’ di depressione di 1,4 volte piu’ alto rispetto a chi non ha mai fumato erba, e ad un incremento dei rischi di pensieri suicidi di 1,5 volte piu’ alto. Gli ultimi dati sull’uso di marijuana tra teenager rivelano un aumento del consumo. Qui non si sta parlando di scopi terapeutici, che rimane un altro discorso. Gettarla nel mercato agli adolescenti, sono per uno sballo, può trasformarsi un vero e proprio dramma. Come del resto anche l’alcol. La marijuana benché classificata come leggera, causa una forte dipendenza: un ragazzino su sei tra coloro che ne fanno uso continuativo diventerà dipendente da questo stupefacente, con tutti i rischi e le implicazioni sociali e di salute di una addiction.

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Fumare marijuana fa male, e non solamente come può far male fumare semplice tabacco, ma provoca dei danni permanenti al cervello. Ricerche in tal senso ne so no state fatte diverse, e tutte hanno più o meno prodotto lo stesso risultato. Non saranno d’accordo coloro che pensano che 3-4 spinelli al giorno siano del tutto ininfluenti sulla salute, ma questo lo pensano anche i fumatori incalliti riguardo alle sigarette, per cui di tratta di un giudizio, o meglio, di una opinione di parte, quindi assolutamente poco attendibile.

Una ricerca condotta alcuni anni fa al Children’s Hospital of Philadelphia, ha dimostrato con risultati rilevati tramite indagini strumentali, che fumare 5-6 spinelli al giorno, provoca delle alterazioni nei movimenti dell’acqua nelle cellule cerebrali, cosa che equivale al fatto che si sono verificati dei danni a quella regione del cervello interessata dal queste anomalie. Ed è noto che, un danno cerebrale, non si recupera, non si ripara come invece può accadere con buona parte dell’organismo.Il danno, poi, si estende anche alla mielina, il rivestimento delle cellule nervose, e se tale rivestimento subisce dei danni, danni che ricordiamo essere irreversibili, si possono verificare dei veri corto circuiti con la inevitabile compromissione della trasmissione degli impulsi elettrici e, di conseguenza, delle informazioni. Infatti, i danni provocati al cervello dal consumo di marijuana interessano la sfera decisionale, del linguaggio, della memoria e dell’attenzione.

Gli effetti dello spinello sono più o meno noto a tutti, o almeno a coloro che ne fanno o ne hanno fatto uso. La marijuana fa ridere, fa venire appetito, sonnolenza, e questi sono tutti effetti a breve termine che spariscono una volta lasciato lo spinello per qualche ora. Inoltre, non provoca danni immediatamente visibili come accade con gli oppiacei o i barbiturici, per cui la percezione del pericolo è praticamente inesistente. I danni sono a lungo termine, e riguardano come detto in precedenza, una sfera dell’organismo che non è in grado di recuperare il danno, il cervello.

TAG: #MinistrodellaSalute, cannabis, legalizzazione cannabis
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