fbpx
adv-653
<< IL FORMAT

La triste realtà delle liste d’attesa in sanità, Lazio è al top

| 15 Febbraio 2019 | IL FORMAT

Formiche nei reparti, pazienti lasciati sopra alle barelle per ore, strutture fatiscenti. Non è certamente un buon momento per la sanità nel bel paese. La situazione non migliora per le lunghe liste d’attesa. Alcune regioni ne soffrono di più, ma il problema delle liste d’attesa unisce il Nord con il Sud del Paese. Visite oculistiche o screening per i tumori sono le prestazioni per cui i cittadini devono attendere più lungo. A lamentarsi sono soprattutto coloro che risiedono nel Lazio, da cui arriva una lamentela su quattro. Parla, “di attese in alcuni casi bibliche” il rapporto del ministero della Salute basato sulle telefonate arrivate al numero verde 1500, istituito per individuare le criticità relative alle liste d’attesa nella sanità pubblica.

Le telefonate dei cittadini raccolte dagli operatori da ottobre a fine dicembre 2018 sono state circa 1.600 e sono giunte soprattutto da Lazio (24%), Lombardia (13%), Campania (8.6%), Sicilia (8%) e Toscana (7.8%) e Puglia (6%). In particolare, il primato negativo in Italia spetta alla Asl Rm2 e la Asl Rm1 di Roma, che hanno raccolto più segnalazioni di criticità. Una prima visita specialistica o una prima ecografia in ritardo, per alcune patologie, può cambiare il decorso della malattia. Pertanto uno dei problemi più gravi è il superamento dei tempi massimi previsti per l’erogazione delle prestazioni di primo accesso: da questo punto di vista le peggiori sono state Lazio (con il 22,4% di segnalazioni, soprattutto dalla Asl RM 2), Lombardia (con l’11,2% delle segnalazioni soprattutto dalla ATS della città metropolitana di Milano) e Campania (con il 9,7%, in primis dalla Asl Napoli 3 sud).

Tra le prestazioni di primo accesso, quella per cui si sono registrate più criticità è la colonscopia, l’arma principale per la prevenzione del tumore del colon-retto. Un capitolo a parte sono le vere e proprie lista d’attesa bloccate, ovvero quelle per le quali non è possibile neppure fissare un appuntamento: la prestazione più interessata da questo problema è la colonscopia, seguono la visita oculistica, l’ecografia all’addome. Non mancano “casi eclatanti”, riportano i tecnici del ministero di attese che “assumono tempi ‘biblici'”: ad esempio per una ecografia di controllo all’addome presso ASL RM 1 un anno di attesa e per una mammografia di controllo presso la ASL Monza Brianza anche oltre un anno. Quello che emerge però sono anche disservizi con il Cup e poca conoscenza sulle modalità di prenotazione, così come sul diritto di poter ottenere in intramoenia, pagando il solo ticket, la prestazione che non viene garantita entro i tempi massimi previsti. “Il lavoro svolto dal Ministero – commenta Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – va nella giusta direzione, poiché servono dati ufficiali che certifichino la situazione che più volte abbiamo messo in luce: i cittadini si ritrovano spesso da soli quando devono accedere al SSN, con poche informazioni o di scarsa qualità. E’ necessario per questo avviare una campagna che illustri ai cittadini quali siano i loro diritti quando si confrontano con liste di attesa troppo lunghe e come agire per ottenere che il diritto all’accesso venga rispettato”. Anche qualche anno fa i dati riportati da La Stampa, non erano così differenti: tredici mesi per una risonanza magnetica o per una visita psichiatrica. Dodici per una Tac o una mammografia. Dieci per l’ecodoppler. Dati che riguardano esami cruciali, spesso salva-vita, che però non si riescono a prenotare in tempo nelle strutture sanitarie pubbliche, vanificando talvolta il valore di diagnosi preventive. Come se le malattie e i problemi potessero attendere oltre un anno, in stand-by, prima di peggiorare.

Il quadro si aggrava se si pensa che pagando privatamente i tempi si accorciano anche di dieci volte. Ma non tutti possono permetterselo. E così l’Italia resta inesorabilmente indietro costringendo i cittadini ad aspettare in queste liste d’attesa infinite il proprio turno. A settembre 2016 la trasmissione di Riccardo Iacona, “Presa diretta”, dedicò proprio a questo tema una puntata su RaiTre che fece scalpore. È una delle notizie più discusse in rete (sulla stampa e sui social) negli ultimi anni.

TAG: cittadini, Giulia Grillo, Ministero della Salute, salute
Articoli Correlati