Il governo annuncia la recessione

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (s) e il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri sul decreto legge "Milleproroghe" presso la sala stampa di Palazzo Chigi. Roma, 24 luglio 2018. ANSA/CLAUDIO PERI

La recessione economica sembra ormai assodata per l’Italia. Ad affermarlo è stato il primo ministro, Giuseppe Conte,  a lasciarsi andare ad una previsione poco ottimistica per il dato di oggi sul quarto trimestre 2018, ammettendo che potrebbe registrare un’ulteriore contrazione del PIL. La seconda consecutiva, quella che tecnicamente determina appunto l’ingresso in una fase di recessione. Ma il premier si è detto poi sicuro che, a partire dalla seconda metà del 2019, ci sarà il recupero e gli obiettivi si raggiungeranno. Ma il ministro dell’Economia Giovanni Tria invita a non drammatizzare, perché anche in caso di recessione tecnica, assicura in una nota, non cambia molto per la situazione italiana.

Il verdetto arriverà quando l’Istat renderà noto il dato sugli ultimi 3 mesi dell’anno, insieme ad una prima stima su tutto il 2018 calcolata come media annua sui dati trimestrali. Dopo le ultime indicazioni di netta frenata sia delle esportazioni che della produzione industriale, a novembre in preoccupante calo dell’1,6% su ottobre, gli analisti indicano per il periodo ottobre-dicembre una forchetta compresa tra 0 e -0,2%. Come annunciato anche in questo caso da Conte, convinto sostenitore di un possibile entusiasmante “riscatto”, una ripresa, per quanto lieve, sarebbe però già in atto all’inizio di quest’anno: “Abbiamo una economia – ha detto Conte in Assolombarda – che crescerà: dobbiamo lavorare insieme, progettare gli strumenti per far crescere l’economia in modo robusto e duraturo”.

E il motivo del rimbalzo sarebbe da ricercare nel raggiungimento di un accordo sulla manovra con l’Unione Europea che avrebbe rasserenato il clima in Italia e rafforzato conseguentemente la propensione a spendere. Certo, ha riconosciuto Tria, che sui conti ci sia un tagliando è sicuro, ma fa parte delle regole europee, ci sono delle scadenze entro le quali presentare le proiezioni di bilancio per gli anni successivi. Ma sono normalissimi tagliandi. La legge di bilancio mostra però limiti del tutto evidenti per l’Upb. Nel nuovo rapporto sulla politica di bilancio 2019 l’Ufficio guidato da Giuseppe Pisauro sottolinea da una parte i rischi al ribasso per l’andamento dell’economia, aumentati proprio in base agli ultimi dati macroeconomici, e dall’altra le criticità della manovra, fatta di molti interventi temporanei sia sul lato delle entrate che delle uscite, tali da mettere in discussione il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica.

Il peso delle clausole di salvaguardia Iva sul 2020 e 2021 è peraltro tale da mettere a rischio la spesa sanitaria, uno dei pochi comparti che, esclusi gli investimenti, la spesa sociali e i redditi dal lavoro che il governo ha indicato come priorità, rimane aggredibile. Molto dell’andamento dell’economia italiana dipenderà comunque inevitabilmente dal parallelo percorso di quella tedesca ed europea, a cui il nostro Pil è legato a doppio filo. Il taglio delle stime del governo tedesco all’1% quest’anno non lascia ben sperare, mentre sembrano al momento di buon auspicio, almeno per il debito, i risultati dell’asta Btp a 5 e a 10 anni con rendimenti in calo e conseguente soddisfazione di Tria: “Credo che il nostro debito sia un buon affare, il nostro debito ha rendimenti buoni e viene riconosciuto come un debito sicuro, una volta dissipati i dubbi sula nostra partecipazione in Europa”.

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