Cercare di stare all’aria aperta. Se nella scuola o nelle immediate vicinanze ci sono alberi e piante gli studenti hanno voti migliori: il verde mitiga gli effetti negativi dell’inquinamento anche sulle prestazioni cognitive, migliorando la memoria e la capacità di attenzione. Un numero crescente di studi mostra infatti che l’esposizione all’aria inquinata, fin dal periodo fetale, si associa a performance cerebrali peggiori e anche a un maggior rischio di deficit cognitivi correlati all’età. Lo smog, dunque, fa male anche al cervello poichè i danni da inquinamento non si limitano solo ai polmoni ma sono collegati a una vasta gamma di problemi per la salute che vanno dalle malattie cardiovascolari alle demenze e all’Alzheimer.
A fare il punto sugli effetti negativi dell’inquinamento dell’aria in relazione alle prestazioni cognitive sono allergologi ed esperti riuniti per il Seminario Internazionale ‘RespiraMi 3: Air Pollution and our Health’, organizzato dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico e dalla Fondazione Internazionale Menarini, a Milano. Ma attenzione, avvertono gli specialisti, agli effetti allergizzanti di alcune piante come le graminacee che vengono amplificati dallo smog e pertanto vanno evitate. Piante anti-smog consigliate invece negli ambienti chiusi sono ficus, benjamin, edera e gerbera: alleati preziosi contro benzene, ammoniaca e xilene, principali sostanze inquinanti presenti in scuole, case e uffici. Intanto, il ministro della Salute Giulia Grillo su facebook, di concerto con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, ha annunciato la convocazione a breve del Tavolo per la qualità dell’aria, invitando nelle prossime settimane i governatori di Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e con loro i sindaci dei grandi centri urbani di queste regioni, “per trovare un nuovo accordo che preveda misure e azioni sempre più efficaci a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente”.
I dati recentemente diffusi dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, sottolinea il ministro, “attestano che il 95% dei cittadini europei a rischio di malattie per polveri ultrasottili pm 2.5, biossido d’azoto e ozono vivono nel nord del Paese” e in Italia, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Istituto Superiore della Sanità, ogni anno si registrano tra le 85.000 e le 90.000 morti premature causate dall’inquinamento, la maggior parte, ricorda Grillo, “nelle regioni della pianura padana, una delle zone più inquinate d’Europa e del mondo”. Anche per questo l’Italia, sottolinea il ministro, è sotto infrazione europea per la qualità dell’aria. Il Ministero dell’Ambiente, rileva ancora Grillo, “sta firmando protocolli con le regioni maggiormente coinvolte per azioni strutturali mirate a migliorare la qualità dell’aria. Ma è giusto agire insieme perché quello dello smog è un problema di ambiente e di salute”. Secondo il rapporto Legambiente Onlus Mal’Aria, nel 2018 sono stati superati i limiti di legge in ben 55 capoluoghi di provincia in Italia e Brescia risulta la città più inquinata della Penisola. “È tempo di agire tutti per intraprendere senza esitazione i cambiamenti necessari. L’aria e la salute sono un bene comune! La lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici – conclude il ministro della Salute – non deve vederci divisi ma uniti. Per noi, per i nostri figli, per il nostro futuro”.