Rapine nelle farmacie, nel 2019 già decine in tutta Italia

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Le rapine in banca? Sono scene da anni 70. In tempo di crisi cambia anche il luogo dove rapinare. Spesso isolate, senza nessun controllo, le farmacie continuano ad essere prese di mira da ladri e rapinatori. Già nel primo mese del 2019 si sono registrate decine di rapine in tutta Italia, con una recrudescenza in particolare a Roma. Un problema ormai ampiamente diffuso da tempo su tutto il territorio nazionale, come segnala Federfarma, che il più delle volte vede protagonisti rapinatori seriali che prendono di mira lo stesso esercizio.Dopo il calo delle denunce per rapine registrato nel 2017, i dati indicano un’inversione di tendenza nel 2018, con un 2019 che non promette bene. Secondo il rapporto sulla criminalità realizzato da Ossif con Assovalori, Confcommercio-Imprese per l’Italia, Federazione Italiana Tabaccai, Federdistribuzione, Federfarma e Unione Petrolifera, nel 2017 ci sono state oltre 30mila rapine. Al primo posto ci sono esercizi commerciali e locali pubblici, cui seguono al secondo posto le farmacie (677), e poi banche (373), tabaccherie (333), distributori di carburante (307) e uffici postali (297). A Roma, come ricorda anche il presidente di Federfarma Roma, Vittorio Contarina, la situazione è difficile. “Le farmacie romane – precisa – stanno attraversando una fase drammatica dal punto di vista della sicurezza: rapine diurne e furti notturni soprattutto alle farmacie che sono dotate di casse automatiche. Siamo veramente sotto attacco”.

Si tratta di rapinatori seriali, aggiunge Roberto Tobia, tesoriere di Federfarma, “che assaltano sempre la stessa farmacia nell’arco di poco tempo. Per questo – conclude – chiediamo che ci la certezza della pena, e della sua applicazione. Questo sarebbe il miglior deterrente”. Oltre al danno economico, c’è il lato umano e psicologico. Reazioni di ansia, umore depresso, paura e gli altri sintomi conseguenti a un evento simile, sono assolutamente normali nella fase acuta subito dopo la rapina. Sottolineano gli addetti ai lavori. Non si tratta di qualcosa di patologico. Diverso però è quando questi scompensi invece di risolversi in poco tempo evolvono verso una cronicizzazione. Nonostante sia stata dimostrata l’utilità dei programmi di supporto per le vittime di traumi, per adesso questo tipo di attività si esegue solo in alcune realtà. Come le banche appunto, che hanno richiesto l’intervento di supporto della Clinica del lavoro.

Manca ancora la cultura per questo genere di supporto e le farmacie, per esempio, sono enti troppo piccoli, che dovrebbero prendere l’iniziativa da sole, oppure attraverso le associazioni. Vista la frequenza con cui questi episodi si manifestano, è necessario sviluppare e sperimentare programmi di prevenzione e supporto ai lavoratori esposti, che possano ridurre il rischio d’insorgenza di sindromi croniche e favorire un più rapido processo di recupero della salute e della capacità lavorativa.