S’i fossi foco: la critica di Antonietta Pezzullo

Una poesia nota di Cecco criticata dalla scrittrice Antonietta Pezzullo.

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S’i fossi foco è una lirica irriverente di Cecco Angiolieri, un’invettiva popolare, goliardica, che  con toni accessi, realistici in un moto d’ira, sembra voler annegare e “arder il mondo” in uno scenario vivo. I versi dissacranti e liberatori, esprimono la rabbia, l’odio verso il mondo, la madre, il padre, in un ritmo incalzante e con un linguaggio fortemente espressivo e colorito. Per Angiolieri questi versi divertiti e scanzonati, sono “un gioco letterario”, che colpisce tutti e  non risparmia neanche la sua famiglia affermando che: “S’i fosse morte, andarei a mi’ padre, s’i fosse vita, non starei con lui” Il sonetto si conclude nell’ultima parte, in un richiamo sensuale, come se l’odio iniziale si esaurisse e placasse nell’amore carnale. Il poeta di origine nobili, vissuto verso la fine del 13.secolo, rappresenta la tradizione comico-realistica. Un genere che si contrappone a quelli più tradizionali, come il Dolce stil novo e la poesia lirica siciliana, più spirituale,  diventandone una parodia. 

 

Le parole di Cecco Angiolieri, rappresentano anche la sua vita dissoluta,  in conflitto con la famiglia per lo sperpero di denaro e i debiti contratti.  D’altronde come lui diceva: “Tre cose solamente mi so ’n grado, le quali posso non ben men fornire:ciò è la donna, la taverna e ’l dado; queste mi fanno ’l cuor lieto sentire”.

 Il sonetto facilmente adattabile in altre epoche e situazioni,  nel 1968, in un clima di rivolta, sarà proposto da  Fabrizio De Andrè, attualizzandolo in un brano musicale, che  permetterà  di farlo  conoscere con successo a un pubblico più ampio. I versi di Angiolieri risultano contemporanei, nuovi, adatti ad esprimere al meglio uno stato d’animo di delusione, rabbia, in alcuni momenti fortemente distruttivi, in cui non si salverebbe niente e nessuno e il mondo appare solo un nemico da abbattere. Quelle giornate prive di senso e  ragione, dove diventa necessario contare fino a 100  prima di esplodere. E a voce bassa sperando che la mannaia arrivi, si  urla e recita “S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo; s’i fosse vento, lo tempestarei; s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;s’i fosse ‘mperator, ben lo farei; a tutti tagliarei lo capo a tondo.”