C’è grande fermento sul voto di fiducia alla manovra in Senato, infatti evitato il ‘gioco’ sul numero legale nella giornata di sabato che avrebbero potuto mettere in difficoltà la maggioranza, si aspetta l’esito che arriverà nella tarda serata di oggi. Ma nell’esecutivo la Lega guarda anche ai prossimi passaggi: ad esempio su Quota 100 non dovrebbero esserci problematiche, ma sul reddito di cittadinanza si valutano le carte. Tutta la documentazione sul reddito è sul tavolo di Di Maio, ma dovrebbe approdare sul tavolo del CdM a gennaio, non più, come si era stabilito in precedenza, tra Natale e Capodanno. Secondo la Lega e il M5S, il problema non sussiste visto che gli esecutivi andranno in vigore dal 1 aprile.
Anche perché sul reddito mancherebbero alcuni dettagli fondamentali come: la parte che riguarda la prima casa, sul quoziente familiare, sugli affitti e sulla decontribuzione a due anni per le aziende che assumono a tempo indeterminato. E su questi parametri, la Lega attende soprattutto le mosse del Movimento 5 Stelle legate alle imprese. Dunque a conti fatti si poteva anche fare qualcosa in più su imprese e investimenti, se tutte le norme verso questa direzione fossero condivise. Molto probabilmente l’ipotesi di aumentare il ‘range’ della decontribuzione alle imprese che assumono a tempo indeterminato, potrebbe essere una valida alternativa.
Infatti l’ipotesi prevede cinque mensilità del reddito, sotto forma di sgravio, per le imprese che assumono a tempo indeterminato il beneficiario, aumentabili a sei se l’assunto è donna o disoccupato di lungo periodo. Il periodo di decontribuzione, però, potrebbe aumentare e c’è chi ipotizza anche di due anni; per la Lega sarebbe la direzione giusta da seguire. Nella scorsa legislatura il pentastellato Daniele Pesco, ora presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, presentò una proposta di legge nella quale si parlava di incentivi per 12 mesi. In ogni caso M5S e Lega si sono presi piu’ tempo per chiudere.
Che ci siano delle piccole ‘incomprensioni’ tra Lega e M5S lo si evince dal disaccordo su alcuni esecutivi, infatti dopo l’ok alla manovra si stringerà anche su un altro capitolo: quello delle dismissioni. L’orientamento è quello di inserire nel capitolo i beni immobili degli enti locali, comuni e province. Il problema è legato alla valutazione di questi immobili perché – come spiega una fonte del Mef – è ancora ancorata al periodo anti-crisi. Una delle ipotesi potrebbe essere quella di creare un fondo e di tentare la strada della rivalutazione di questi immobili.