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La Venere di Urbino: simbolo della fedeltà

| 28 Ottobre 2018 | CULTURA

Questo dipinto viene realizzato dall’artista Tiziano Vecellio nel 1538, su commissione di Guidobaldo II Della Rovere, il quale, voleva mostrare quest’opera alla sua giovane moglie, Giulia da Varano, con l’obiettivo di utilizzare il lavoro di Tiziano come monito amoroso per la coniuge. La tela è conosciuta internazionalmente con il titolo Venus of Urbino e prima di giungere nella città di Urbino, dove si trovava Guidobaldo II, incontrò diversi ostacoli: il più gravoso riguardava il fatto che il giovane rampollo non aveva la somma necessaria per poter acquistare il capolavoro; la madre di Guidobaldo, Eleonora Gonzaga, si rifiutò di aiutarlo economicamente, ma con qualche sacrificio il giovane Della Rovere riuscì ad ottenere il tanto agognato dipinto.

Cento anni dopo, una discendente della stessa famiglia, Vittoria della Rovere, si unì in matrimonio con Ferdinando II de’ Medici, e come dote, portò con se innumerevoli quadri, tra cui l’inestimabile Venere di Urbino. Dalla metà del 1600, il quadro di Tiziano venne conservato nella villa di Poggio Imperiale. Dopo qualche tempo l’opera venne definitivamente trasferita nella Galleria degli Uffizi. La fama che circonda questo capolavoro di Tiziano è cresciuta nel corso dei secoli: Jean-Auguste-Dominique Ingres, ammaliato dalla bellezza dei quadri di Tiziano, ed in particolare da questa avvenente rappresentazione della dea, realizzò una copia di tale lavoro nel 1821.

Un’altra importante copia è la Venere di Giorgione, che ricorda il lavoro di Tiziano per  alcuni aspetti, con un’unica differenza: la protagonista è una Venere dormiente e non sveglia come quella di Urbino. Oltre alle personali reinterpretazioni di Ingres e di Giorgione, è importante citare anche l’Olympia Manet, ispirata dall’antico capolavoro di Tiziano. La sua fu un’opera che destò scalpore nella Parigi dell’Ottocento, e si confermò come una dei quadri più controversi della pittura moderna. Analizzando il quadro di Tiziano, in primo piano la  Venere è sdraiata, completamente nuda su un materasso. La camera da letto in cui si trova la dea è composta con un arredamento moderno, lontana dal mondo greco e romano, ai quali apparteneva originariamente Venere.

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A rendere eccezionale questa Venere sono soprattutto i dettagli: la dea, sdraiata su un letto, appoggia il braccio su due cuscini e con lo sguardo rivolto verso lo spettatore. La protagonista con una mano si copre, alludendo al tema classico della Venus Pudica, ovvero la versione di Venere intenta a coprirsi il seno o le parti intime, simboleggiando la parte più umana della dea della bellezza. L’atto di far cadere le rose allude alla bellezza fisica che con il passare degli anni appassisce; con questo gesto, suggerisce intrinsecamente di basare la propria persona non su un attributo fugace, ma su qualcosa che può persistere, come ad esempio la fedeltà. La fedeltà è un dei temi ricorrenti in molte opere di Tiziano, ma in questa, in particolare, ci sono innumerevoli elementi che rendono tale valore un aspetto fondamentale della composizione: ai piedi di Venere si trova un piccolo cane, simbolo per eccellenza della fedeltà.

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