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Canada legalizza marijuana a uso ricreativo: un esempio da seguire?

| 19 Ottobre 2018 | ATTUALITÀ, IL FORMAT

Il Canada ha legalizzato l’uso della marijuana a scopo ricreativo. È il secondo paese al mondo dopo l’Uruguay. La legalizzazione fu una delle proposte centrali del partito liberale alle ultime elezioni politiche dell’ottobre 2015. Dopo quasi tre anni il primo ministro Justin Trudeau ha finalmente concretizzato la sua promessa elettorale. La legge (Cannabis Act) lascia alle province canadesi grande libertà di decisione su come legalizzare la vendita e il consumo di erba. Trudeau ha dichiarato che questo provvedimento ha due scopi primari: indebolire le organizzazioni criminali che guadagnano miliardi di dollari grazie allo spaccio e tenere lontano i minorenni dalla droga.

La legalizzazione della marijuana in Canada dovrebbe fungere da spunto di riflessione per il dibattito pubblico italiano. Per due motivi. In primis, l’Italia è il paese dove hanno sede alcune delle organizzazioni criminali più potenti al mondo, vere e proprie multinazionali dell’illegalità che estendono la loro rete di contatti e il loro raggio d’azione ben al di fuori dell’Europa e che fanno dello spaccio di droga il pilastro del loro potere. In secundis, siamo uno dei paesi europei che consuma più marijuana. La centralità dello spaccio per le organizzazioni criminali è confermata, semmai ce ne fosse bisogno, da Isaia Sales, saggista, docente di Storia delle mafie presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ed ex deputato. Sales individua nel “monopolio del traffico di droghe” la circostanza che ha determinato “la fase attuale del potere delle mafie in Italia e nel mondo”. Tale monopolio “non ha pari per profitti con nessun’altra merce legale e illegale” secondo Sales. In un paese come il nostro dove dire che la criminalità organizzata è potente è un eufemismo, la legalizzazione della marijuana dovrebbe essere un tema centrale del dibattito pubblico. Bollare tale questione come un’inutile perdita di tempo presuppone il fatto di ignorare che le mafie costruiscono il loro impero proprio sullo spaccio delle droghe, di cui la marijuana è una delle più consumate, se non la più consumata. In Italia bisogna discutere di legalizzazione della marijuana a scopo ricreativo in funzione della lotta alle mafie. Tuttavia, siccome quest’ultimo argomento è totalmente assente dal dibattito pubblico, specialmente da quello politico che si conferma sempre più sterile e patetico, difficilmente sentiremo parlare di legalizzazione dell’erba ricreativa nel futuro prossimo. Di sicuro non se ne occuperà questo governo, poiché alcuni esponenti di uno dei due partiti di maggioranza considerano la marijuana “l’erba della morte”.

Viviamo in un periodo storico caratterizzato da un regime di regolamentazione delle droghe profondamente contraddittorio. Alcool e tabacco, droghe che ogni anno uccidono milioni di persone in tutto il mondo, sono legali. Per giunta, lo Stato italiano guadagna miliardi di euro proprio grazie alla distribuzione del tabacco. La marijuana invece, sostanza che viene addirittura utilizzata per scopo medico nel nostro e in tanti altri paesi, è illegale. Citare ricerche o studi appare inutile dato che alcool e tabacco, a differenza dell’erba, non vengono utilizzati per uso medico, e ciò è già più che sufficiente per dimostrare l’incomprensibile paradosso su cui si fonda l’attuale regolamentazione dell’uso delle droghe, in Italia e non solo. Se la marijuana è illegale, alcool e tabacco dovrebbero esserlo ancora di più. Ma visto che i proibizionismi difficilmente producono effetti positivi, allora che siano legali tutte e tre queste droghe.

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Il regime proibizionista porta benefici unicamente alle organizzazioni criminali che lucrano sullo spaccio. Il suo fallimento è dimostrato dal fatto che nonostante le restrizioni gli italiani consumano comunque tanta marijuana. La legislazione deve perciò essere cambiata in modo strutturale. Una conseguenza nefasta prodotta dal proibizionismo ai danni della società e che spesso non viene considerata, è la costruzione di tutta una serie di pregiudizi attorno alla marijuana e a chi la consuma. Più in generale, il proibizionismo nasconde sotto una spessa coperta tutto ciò che attiene al mondo della marijuana, dai metodi di coltivazione alle numerosissime varietà di cannabis, passando per i modi e gli strumenti per consumarla. Sopra questa coperta si forma uno strato di pregiudizi, stereotipi e semplificazioni, di cui cadono vittima soprattutto i non consumatori.

Nell’immaginario collettivo l’erba è vista come una sostanza usata dagli adolescenti il sabato sera per sballarsi e trasgredire, oppure da tossicodipendenti idealtipici, spesso disoccupati che vivono ai margini della società, che passano le giornate a vagabondare per i centri storici delle città fumando e bevendo. In realtà, chi è stato ad Amsterdam, Barcellona o nei dispensari che si trovano in alcuni Stati federati degli Usa, saprà che la marijuana è una sostanza utilizzata da tantissime persone di ogni età ed estrazione sociale. Nell’immaginario collettivo la canna, o spinello che dir si voglia, è l’unico modo per consumare la marijuana. In realtà esistono diversi modi, tra cui vaporizzatori e cibi preparati in modo specifico, che permettono di consumare erba con rischi minimi o nulli per la salute. A patto di essere a conoscenza degli effetti, fisici e mentali, di questa sostanza. Tutto ciò è ignorato dalla stragrande maggioranza delle persone poiché il proibizionismo produce solo pregiudizi e mancanza di informazione.

Legalizzare la vendita e il consumo di marijuana renderebbe molto più accessibili al pubblico le informazioni su tutto ciò che attiene a questa sostanza, a partire dagli aspetti positivi e negativi, e così facendo permetterebbe di gettare le basi per una cultura della moderazione che metta in guardia dai possibili rischi derivanti dal consumo di certi tipi di marijuana o dall’utilizzo eccessivo, soprattutto per chi è neofita.

La cosiddetta cannabis light, primo timido passo verso una legalizzazione dell’erba ricreativa, è stata condannata dal Consiglio Superiore della Sanità mentre il ministro per la famiglia Lorenzo Fontana, lanciando la sua “battaglia contro la droga”, non fa distinzione tra droghe leggere e pesanti e assume pure lui una postura ostile nei confronti della cannabis light.

Il proibizionismo ha fallito su ogni fronte e sta solo arricchendo le mafie. Purtroppo, la classe dirigente politica ignora, anzi fa finta di ignorare, lo strapotere delle organizzazioni criminali nel nostro paese e perciò non si pone l’obiettivo di indebolirle. Di conseguenza, non si parla di legalizzazione, anzi l’attuale governo sembra intenzionato a rafforzare le restrizioni. L’unica speranza risiede quindi nella società civile. L’invito rivolto ai lettori è quello di ampliare la propria conoscenza riguardo la marijuana attraverso il Web, partendo dall’osservazione di quei contesti in cui è stata legalizzata. Solo così sarà possibile spazzare via lo strato di pregiudizi costruito da decenni di proibizionismo.

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