Elezioni Europee: qualche considerazione (seconda parte)

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Il rischio di un risultato che favorisca l’Euroscetticismo proprio all’interno del parlamento europeo è reale. Di fronte all’alleanza dei partiti sovranisti, i tradizionali partiti europei appaiono come dei corpi inanimati in attesa di essere spazzati via da un’ondata che deve essere presa sul serio. Qualcuno si è mosso in anticipo dando inizio a una campagna di fatto verso le elezioni europee del prossimo anno.

Mentre tutto questo accada, i partiti politici pro-europeisti devono far fronte a diverse dinamiche che ne impediscono la reazione: un calo nei consensi all’interno delle realtà politiche nazionali, la fine della narrazione pro-europea e diversi problemi di portata globale che minano il campo di azione dei partiti politici moderati dando vita a un sovranismo che offre ‘risposte’ immediate e irrealizzabili.

D’altronde, abbiamo un movimento Paneuropeo battezzato ‘Volt’, fondato per rinfrescare il messaggio europeo in un ambiente ormai disincantato. Fondato nel 2017 da tre giovani di nazionalità diverse – tra cui l’italiano Andrea Venzon, il suo attuale presidente – la lista che prende il nome dell’unità di misura del potenziale elettrico cerca di rispecchiare, soprattutto nei millennials, la tesi di Europa Unita. Analogo discorso per Diem25, la lista di sinistra sponsorizzata da Yanis Varoufakis, ex-ministro delle finanze greco. Le liste paneuropee però, devono ancora affermarsi ed è ancora presto per definirle un’alternativa al sovranismo.

Va ribadito che il fronte sovranista sembra già pronto per la sfida, l’incontro di qualche giorno fa tra Salvini e Le Pen ne è la conferma. Una quadruplice alleanza conformata da Salvini, Orban, Kurz e Le Pen rischia di mandare in frantumi il sacrificio di almeno 70 anni di sforzi da parte di Statisti che si sono ispirati al bisogno di unità dei popoli europei per preservare una pace che è costata migliaia di vite umane.

Teniamo presente che tutto questo sta succedendo in un momento in cui la narrazione europea sta venendo a meno. La fiducia nell’unità europea come punto cardine del progresso in una civiltà fondata sui diritti e disposta a cooperare sempre più, è stata messa in discussione dall’incapacità della stessa Unione Europea di mostrarsi coesa di fronte a diverse sfide di portata globale.

Negli ultimi anni – dalla crisi economica al fenomeno migratorio – l’UE è caduta in costanti contraddizioni: ogni Stato membro ha cercato riparo solo per sé stesso lasciando le peggiori conseguenze per le periferie che oggi – per diversi motivi – si sentono sempre più distanti dall’Europa e da ogni tipo d’identità europea

Per evitare che il sovranismo riempia gli spazi vuoti di un’Europa che fa fatica ad affermarsi come luogo di simboli e valori condivisi, bisogna lavorare molto, e bisogna farlo in tempo. Il vero avversario dei sovranisti sarà colui che riesca a comunicare un’identità europea che non comporti l’alienazione dei cittadini dalla propria realtà locale, ma che coincida con le realtà di ogni territorio contribuendo a rafforzarne il tessuto sociale.

Far capire i vantaggi di un ente sovranazionale non è facile, soprattutto in questi tempi di populismi, nazionalismi e racconti demagoghi, ma se non si presenta una leadership che rispecchi i valori europei, la colpa non sarà solo dei sovranisti ma di chi non si è saputo rinnovare dinnanzi ai cambiamenti nei tempi e nei modi di fare politica.

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