fbpx
adv-407
<< CULTURA

Quanti scambi nel nome del cambiamento…

| 15 Settembre 2018 | CULTURA

Quando gli spagnoli sbarcarono nell’America Centrale, nel 1492, videro che gli indigeni possedevano dell’oro – in grandi quantità – per alto non era apprezzatissimo nel “Nuovo Mondo” come lo era in Europa. Così, gli spagnoli, cercando di procurarsi le ricchezze di questa innocente civiltà offrirono degli specchietti – mai visti prima dagli indigeni. Quest’ultimi, incantati dalla “magia” di un oggetto che riproduceva il proprio riflesso, cedettero in cambio tonnellate d’oro agli spagnoli. Più tardi però, date le dinamiche della conquista dei suddetti territori e la conseguente applicazione del sistema europeo al loro interno, l’oro si sarebbe rivelato il mezzo di scambio per eccellenza anche nelle colonie.

Per sfortuna dei nativi, questa volta, a possedere la maggior quantità di questo apprezzatissimo minerale non erano più gli indigeni, ma i colonizzatori. Questo scambio ingiusto, oltre all’uso della forza, ha contribuito a determinare la distinzione tra servi e padroni nelle colonie iberiche.

Il nostro caso.

adv-566

Oggi uno scambio del genere si sta rivelando anche nella società occidentale, soprattutto in Europa dove il richiamo all’emotività da parte di forze politiche che rispolverano vecchi messaggi vendendoli come “nuovi” sta conquistando il consenso della maggioranza degli elettori e stiamo cedendo via un patrimonio di diritti e di libertà che ha fatto da modello per diverse civiltà contemporanee.

Negli scenari più importanti dell’Europa contemporanea, i partiti tradizionali, reduci da una retorica ormai arrugginita ed etichettati come parte dell’establishment, cedono il passo a nuove forze meno strutturate ma più abili nel raggiungere i consensi.

Col passare degli anni, i moderati, eredi della ricostruzione e dei miracoli vissuti nel secondo dopoguerra, si sono addormentati sulle proprie certezze diventando incapaci di rispondere a nuovi problemi sociali e di portata globale. Giustamente gli elettori hanno vissuto l’immobilismo dei partiti come un tradimento, e abbandonati a sé stessi hanno fatto germogliare l’odio e il rancore verso una classe politica decadente.

Quali rischi?

Tenendo in considerazione la sete di cambiamento come un presupposto dal quale non si può fare a meno – dato che esso fa parte dell’evoluzione stessa di una democrazia – prima di farci conquistare dalle sirene, dobbiamo chiederci qual è il prezzo dell’euforia che si vive oggi e cosa dobbiamo cedere in cambio.

Oggi l’Europa si lascia trascinare da quelle stesse emozioni prodotte dall’odore di nuovo. Nel nome del nuovo, del cambiamento e chissà quale altro slogan costruito in base a vecchie idee rispolverate, rischiamo di cedere certi diritti e libertà che oggi diamo per scontato ma che sono il frutto di incalcolabili sforzi e sacrifici.

Alcuni politici hanno capito che si guadagnano più consensi segnalando un nemico anziché spiegando un programma che nessuno capirà, ma se cediamo spazio all’intolleranza, all’odio e alla negazione dell’altro, non saremo più un modello di civiltà per nessuno, non avremo nulla da dire al resto del mondo né alle future generazioni. Faremo la fine di quegli indigeni che si sono fatti trascinare dall’emozione del nuovo fino al punto di cedere qualcosa che aveva più valore di ciò che hanno avuto in cambio, qualcosa che forse davano per scontato ma che poi hanno rimpianto.

TAG: c, cambiameno, democrazia, scambio
adv-480
Articoli Correlati
WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com