Manovra Finanziaria 2019: un’azzardo che può costarci caro.

Le improvvisazioni non hanno mai portato da nessuna parte, ce lo ricorda l’agenzia di rating Fitch al momento di valutare le prospettive dell’Italia per i prossimi anni.

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Reddito di cittadinanza, flat tax e abolizione della Legge Fornero. Insomma, o tutto o niente. La manovra finanziaria che l’autoproclamato governo del cambiamento presenterà è la dimostrazione dell’instabilità politica che ci offre un governo bipolare i cui componenti non mollano le proprie pretese.

La Manovra Finanziaria che verrà presentata dai gialloverdi è il risultato dell’imposizione della demagogia sulle probabilità reali di affrontare le presenti sfide economiche con un sistema piuttosto fragile. Il risultato della manovra è chiaro: la realizzazione di quanto  viene stipulato nel contratto di governo renderà più insostenibile il nostro debito pubblico e porterà come risultato un aumento dello spread dovuto all’inaffidabilità di un’economia fragile e in procinto di suicidarsi.

Quando parliamo di spread, parliamo della differenza del rendimento dei titoli italiani rispetto a quelli tedeschi. Da un lato perché il debito pubblico ci mantiene in un perenne stato di rischio, dall’altro per l’instabilità di un governo che non contribuisce a stabilizzare l’economia per non perdere la popolarità raggiunta in quella che possiamo definire un’eterna campagna elettorale nella quale i diversi dicasteri sono diventati nuovi strumenti di propaganda nella battaglia per il consenso tra la Lega e i Pentastellati.

La realizzazione di quanto promesso nel contratto di governo comporterebbe un chiaro aumento del deficit pubblico. E’ inutile che Salvini cerchi di scherzarci sopra affermando che “toccheremo sottilmente il 3%” o che il Ministro Tria dica che “lo spread si sgonfierà” mentre esso sale e aumenta il premio al rischio per chi acquista i nostri titoli.

E’ altrettanto assurdo che Di Maio affermi che “assicurare i mercati” sarebbe “pugnalare gli italiani alle spalle”. Purtroppo, la vita degli italiani dipende proprio da quei mercati dai quali non può fare a meno al giorno d’oggi. Qualcuno non ha ancora capito che non può prendersela con un’Agenzia di Rating, la quale fa soltanto il lavoro che spetta ad un termometro che deve misurare lo stato di salute di un’economia e se il nostro debito pubblico è alle stelle non possiamo dare la colpa agli altri.

Lo scenario è ancora più instabile quando si viene a conoscenza delle idee dei gialloverdi per rilanciare l’economia. Da un lato abbiamo il reddito di cittadinanza che  non è altro che la promozione di una misura assistenziale con la quale si smette di combattere la disoccupazione nel nome di un sistema clientelare che non possiamo più permetterci e per il quale bisognerebbe aumentare ancora la soglia del nostro deficit; dall’altro, abbiamo la proposta della flat tax all’italiana, ovvero la “Dual tax”, che costerebbe tra i 5,3 miliardi e i 3,1 miliardi di euro  che graverebbero sul Patrimonio di Vigilanza Basilea III. Infine, se il governo gialloverde rispetterà ciò che è stato sottoscritto nel cd. “contratto di governo”, ci troveremo a fare i conti con un’economia tropicale dove l’instabilità e il malessere sociale sono il risultato di un circolo vizioso prodotto dall’irresponsabilità di governi che non smettono mai di fare campagna elettorale attaccando l’Europa alla quale dovranno poi supplicare una certa “flessibilità economica”.

La realtà è che i gialloverdi dovranno decidere prima o poi tra assumersi la responsabilità di governare oppure preservare la popolarità che offre un’eterna campagna elettorale che non sappiamo dove ci stia portando. Nel frattempo, la minaccia di non pagare il debito pubblico è stata presa sul serio dagli investitori.