La linea Maginot contro Marcello Foa

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Nelle intenzioni e nelle dichiarazioni pubbliche dovrebbe essere una crociata. Nei fatti, è una guerra di posizione. E come insegna la storia dalla Prima Guerra Mondiale, la guerra di posizione non funziona.

La discesa in campo delle opposizioni contro Marcello Foa alla Presidenza della RAI, ampiamente mediatizzata, assomiglia tanto a una casareccia Linea Maginot, logora e appannata trincea dalla quale partono bordate d’indignazione che rischiano di provocare un imbarazzante ritorno di fuoco.

Si rimprovera a Marcello Foa di essere sovranista, filo-Putin e anti-vaccinista. Proviamo a passare la lente d’ingrandimento su ognuna di queste accuse.

Sovranista: “Gli elettori stanno distruggendo scheda dopo scheda quel costrutto neoglobalista e transnazionale che anni di incessante propaganda hanno tentato di trasformare in un Destino ineludibile. Lo confesso: era difficile immaginarlo in queste proporzioni”

Filo-Putin: come Capo Redattore esteri per Il Giornale (che ha lasciato nel 2011), Foa ha assistito al crollo dell’Unione sovietica e alla fasi successive (era Eltsin, era Putin, fino al 2008). E ha pienamente titolo per essersi fatto un’opinione su Putin.

Anti-vaccinista: ai tempi del dibattito sul DL Lorenzin disse che “12 vaccini sono troppi. In Ticino non sono obbligatori e non mi pare che in Svizzera ci siano problemi. Ho parlato con dei medici che ti dicono: iniettare 12 vaccini (gli obbligatori sono 10, ndr) in un arco di tempo molto stretto nel corpo di un bambino provoca uno shock molto forte, che rischia di danneggiare quello che è il suo normale equilibrio”. 

Se Foa è sovranista e anti-vaccinista, mi sa che lo sono tutte le persone dotate di buon senso. Si può essere più o meno d’accordo con lui su Putin, ma queste è un’opinione personale e le opinioni personale si rispettano. E visto il suo curriculum, fa venire voglia di credere che abbia ragione.

Penso che Marcello Foa sia una delle poche voci fuori dall’osannante coro della corte dei miracoli che ha gravitato intorno ai governi della XVII legislatura. Ha dato prova d’indipendenza di giudizio a tutto tondo: dalla politica a questioni più direttamente legate alla società civile, ha inevitabilmente pestato parecchi calli.

E questo va benissimo: viva la stampa al servizio di chi è governato, non di chi governa.

Approccio inaccettabile all’armata Brancaleone che dalla Maginot delle prime pagine dei giornaloni continua a gracchiare anatemi contro Foa. Non rinunciando a manovre maldestre che sfiorano il ridicolo. 

Per bocca di Davide Faraone, il PD fa appello a Forza Italia perché voti contro la designazione di Foa in Commissione di Vigilanza Rai. E Mariastella Gelmini  replica con un sibillino: “Al momento votiamo no”. Questo “al momento” puzza tanto di “vediamo che ci offrono se votiamo sì”. Chi ha votato M5S e Lega lo ha fatto nella convinzione che questo tipo di giochetti, con loro al governo, non funzionino come prima. Anzi, nella speranza che non funzionino proprio più.

È  un Berlusconi ingrato quello che attraverso la Gelmini fa sapere a Foa che non intende (al momento…) sostenerlo. Eppure in un’intervista del 10 febbraio 2016 Foa, anche allora in controtendenza, (eravamo alla vigilia della sentenza del processo Ruby Ter), era andato oltre i riflettori orientati sul prevedibile impatto politico della sentenza per scavare il lato umano di Berlusconi: « Il Cavaliere che si siede di fronte a me è un altro uomo. Lucido, determinato, informato, davvero sorprendente anche per la varietà di interessi palesati. Durante l’ora e mezza trascorsa assieme cita appena i magistrati, non critica la Giustizia, sebbene a fine mese sia attesa la sentenza del processo Ruby Ter, che rischia di essere la più critica della sua lunga storia giudiziaria ».

La Gelmini e Tajani hanno fatto sapere che cercheranno di individuare una figura terza, di garanzia. Perché proponendo Foa al buio, «il governo ha utilizzato un metodo sbagliato».

Questioni di metodo, quindi, non di sostanza. Quanta sensibilità.

Ci si chiede se altrettanta sensibilità sia utilizzata per riflettere sul fatto che nell’agosto 2015 Berlusconi non ci pensò due volte ad appoggiare per la presidenza della RAI Monica Maggioni, definendola una figura “di garanzia”. Monica Maggioni è attualmente indagata dalla Procura di Roma per abuso d’ufficio e peculato per fatti relativi al periodo in cui era direttrice di Rai News: dal primo dicembre 2013 all’8 agosto 2015, fino appunto alla nomina alla Presidenza della RAI.

Il dente avvelenato di Renzi contro Foa parte da lontano. “Tutti ai piedi di Renzi! Ma che Italia è? Perché nessuno si oppone”, titolava Foa il 26 giugno 2014. La meteora Renzi comincia ad eclissarsi, e nel momento di massima fragilità per lui, mentre dal PD emergono malcontento e divisioni interne, il 20 settembre 2017 Foa continua a smascherarlo: “Ma cosa dici, Renzi? Il primo populista, a ben vedere, sei tu”.

L’analisi è (giustamente) impietosa: «Ne conveniamo: era un campione, Renzi. All’inizio vedevano in lui il quarantenne moderno e rottamatore, tanto auspicato, che governava sulle ali della popolarità. Anche chi non era convinto diceva: senza di lui non c’è alternativa! E tutti si allineavano. Sembra un decennio fa, e invece sono trascorsi, in fondo, pochi mesi. Perché di quel Renzi non c’è più traccia nell’immaginario collettivo. Ora lo giudicano come uno che parla bene ma per spararle grosse, uno la cui mimica facciale è senza mistero, perché riflette quella del “bomba”, del fanfarone che pensa sempre di essere più furbo degli altri e di poter “intortare” chiunque con la sua parlantina e la sua giovialità tanto esuberante quanto falsa. Non gli credono più. Men che meno quando accusa gli altri di essere populisti: basta fare una ricerca su internet per rintracciare tutte le promesse immaginifiche annunciate in questi anni e regolarmente disattese. Perché, diciamola tutta, a ben vedere, il primo populista è lui. E lo dimostrano le vergognose accuse a Salvini di rubare, con il chiaro intento di associare l’attuale leader della Lega alle antiche malefatte di Bossi. Accuse notoriamente infondate ma tipiche del suo modo di far politica. Da spregiudicato qualunquista, intriso di spin”.

E come dargli torto ?