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Presidente Macron, maccheddavero?

| 26 Luglio 2018 | ATTUALITÀ

“Maccheddavero” si dice a Roma, ma si capisce in tutta Italia. In 20 anni che vivo all’estero, non sono ancora riuscita invece a trovare una traduzione adeguata, che ricomprenda il senso di ironia, finto stupore e scetticismo che un maccheddavero al momento giusto trasmette. Ho rinunciato. Nel frattempo ho insegnato a qualche collega non italiano ad utilizzarlo correttamente. E sentirlo pronunciare con esilarante accento inglese, francese o tedesco, (passando da “makkeigiavero” a “makédaveró” a “makkettafero”), è fonte di smisurato orgoglio per me che Roma l’ho sempre nel cuore.

Il settimanale francese “Le Point” oggi in edicola titola in copertina, su una foto di Macron, “Est-il (vraiment) sérieux?” Chiaro equivalente transalpino di maccheddavero. E come dargli torto.

C’è da chiedersi innanzitutto che fine abbiano fatto i consulenti della comunicazione del Presidente: ne avesse azzeccata una. Forse sono già in vacanza?

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Muto per una settimana dopo che è fragorosamente scoppiato il “caso Macron-Benalla” http://ilformat.wwwnl1-ss17.a2hosted.com/il-silenzio-di-macron-e-le-zanzare-delleliseo/, ieri Macron ha interrotto il silenzio rivolgendosi ai suoi ministri e agli alti papaveri della maggioranza che lo sostiene. Con buona pace di quel 61% di popolo francese che NON lo sostiene.

Macron si è assunto interamente la responsabilità dell’accaduto, definendo un i fatti del primo maggio “un tradimento”. Ha aggiunto che Alexandre Benalla, oltre a non aver mai avuto i codici nucleari, a non aver mai ricevuto uno stipendio di 10mila euro al mese, non ha mai occupato un alloggio nel quartiere dell’Alma. E, en passant, che Benalla non è mai stato il suo amante.  Levando così i (pochi) residui dubbi in proposito: excusatio non petita, accusatio manifesta.

E ancora una volta hanno vinto i social. Il tam tam delle insinuazioni a proposito di un “affaire” tra il Presidente e la sua guardia del corpo imperversava soprattutto su Twitter da giorni. Ma nessuna domanda è stata formalmente rivolta a questo proposito al Presidente dal mondo politico. E parlarne è stato un sorprendente autogol. L’esperimento di George Lakoff, linguista dell’Università di Berkeley, insegna. Se ti dico non pensare a un elefante, tu a cosa pensi? A un elefante. Se ti dico che Macron dice che Benalla non è il suo amante, tu cosa pensi? Che Benalla è l’amante di Macron.

Ciliegina sulla torta, nel tentativo di minimizzare l’accaduto, oggi Macron ha definito tutto l’accaduto “una tempesta in un bicchiere d’acqua”. Quanto è bastato a far nuovamente scatenare il popolo dei social, che già aveva imperversato nei giorni scorsi con l’hashtag #AllonsChercherMacron in risposta alla sfida lanciata dal Presidente, “Qu’ils viennent me chercher”.

Non una parola da Macron, invece, sulla lunga lista di privilegi garantiti al ragazzotto: la Renault Talisman con autista, sirena e simboli della polizia abusivamente utilizzati; lo stipendio (più di 6000 euro netti) percepito integralmente nonostante i 15 giorni di sospensione a maggio; l’appartamento di funzione al numero 11 di Quai Branly, ai piedi della Tour Eiffel; il badge H, quello di livello più alto, che dal 24 luglio 2017 al 20 luglio 2018 gli consentiva l’accesso all’Emiciclo dell’Assemblée Nationale, la Camera dei Deputati francese.

In un’intervista esclusiva a Le Monde, oggi Benalla ha dichiarato che quel badge gli serviva per avere accesso alla palestra riservata ai parlamentari francesi.

Benalla: maccheddavero?

TAG: #AssembléeNationale, #Benalla, Francia, Macron
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