Quando lo Stato piuttosto che camminare al fianco e sostenere, ti lascia continuare la tua battaglia in solitudine con il rischio di rimetterci la vita: è il caso di Ignazio Cutro’ testimone di giustizia. Cutro’ imprenditore edile di Bovina, nell’agrigentino, sottoposto insieme alla sua famiglia in regime di protezione speciale per aver denunciato i suoi estorsori.
Inizia tutto nell’ottobre 1999 quando viene bruciata una pala meccanica appartenente alla ditta di Cutro’. In quell’occasione presenta una denuncia contro ignoti. Le intimidazioni proseguono negli anni, nel 2006 denuncia i suoi estorsori dando un contributo fondamentale all’operazione “Face Off” che portò all’arresto, tra gli altri, i fratelli Panepinto.
Dal 10 aprile non sarà più sottoposto a protezione speciale anche la sua famiglia. Niente auto blindata, niente videosorveglianza a casa, nessuna scorta. Perché? Perché l’Ufficio centrale Interforze per la sicurezza personale del Ministero dell’Interno ed il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza con sede presso la Prefettura cittadina, hanno ritenuto che Cutro’ non è più in pericolo di vita. Tutto a posto quindi, può riprendere la sua vita di un tempo senza alcun pericolo. Non è propriamente così: il pericolo per Cutro’, presidente dell’associazione nazionale testimoni di giustizia, è ancora elevato.
Due mesi fa un boss in capo alla famiglia di San Biagio Platani, durante una intercettazione ha dichiaratosi riferendosi su Cutro’: “Appena lo Stato si stanca…che gli toglie la scorta…poi vedi che poi…”. Inoltre alcuni soggetti che aveva fatto arrestare, sono stati scarcerati di recente. Non è la prima volta che a Cutro’ lo Stato revoca il programma di protezione, già alla fine del 2016 il Ministero aveva comunicato la revoca ma Cutro’ ricorse al Tar del Lazio che ribadì la necessità della scorta al testimone di giustizia.
Lo Stato, quello stesso Stato che invita i cittadini a denunciare, a non piegarsi alla mafia, lo lascia da solo a portare avanti la sua battaglia. Dove è la responsabilità e la vicinanza dello Stato? Su quali parametri il Ministero e il Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza, ritengono inutile la protezione speciale per Cutro’ e la sua famiglia? Lo sconforto di Cutro’ è comprensibile: è un uomo solo lasciato sull’angolo di un ring contro un mostro chiamato mafia.
Lo Stato fa come Ponzio Pilato, se ne lava le mani e lo abbandona alla mercé della criminalità. Vergogna di uno Stato incapace di proteggere gli uomini onesti!