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Chico Forti, un italiano dimenticato negli Usa

| 6 Aprile 2018 | CRONACA

Enrico Forti detto Chico classe 1959 velista e produttore italiano, è stato condannato all’ergastolo nel 2000 ed è rinchiuso nel carcere di Miami in Florida. La sua vicenda giudiziaria inizia quando nel febbraio 1998 viene rinvenuto il cadavere di Dale Pike colpito a morte con due proiettili calibro 22. Vicino al corpo erano state rinvenuta una scheda telefonica e le ultime telefonate effettuate dalla vittima il 15 febbraio 1998, erano dirette a Forti, il quale si era recato in aeroporto a prendere Dale come richiesto dal padre.

Forti viene accusato di Fenaly Murder, cioè omicidio commesso durante l’esecuzione di un crimine e l’accusa aveva posto come movente una truffa di Forti ai danni di Tony Pike, padre di Dale. L’imprenditore italiano conosce Tony Pike tramite il vicino di casa Thomas Knott. Entrambi sono due truffatori e vorrebbero vendere a Forti il Pike Hotel definito dai due “l’elefante bianco”, ossia una fregatura colossale. A causa dei debiti accumulati l’hotel, sito in Spagna, non era più proprietà di Pike ma controllato da una società al 95%. Pike e Knott, quindi, avrebbero voluto vendere un bene non più di proprietà di Pike mentre Forti, all’oscuro di tutto, ritiene il Pike Hotel un buon affare. – Il vero truffato in questa vicenda era Enrico Forti.

L’accordo viene firmato nel gennaio 1998 e, il 15 febbraio 1998, Dale arriva a Miami con un biglietto pagato dal nostro connazionale. Allo stesso riferisce che ha un appuntamento con alcuni amici di Knott e lo accompagna in un parcheggio a Key Biscayne dove una Lexus bianca con a bordo un uomo ispanico lo attende. Il corpo di Dale Pike verrà rinvenuto il 16 febbraio 1998.

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LE ACCUSE A CARICO DI FORTI

Sin da subito Forti è sotto la lente di ingrandimento degli investigatori di Miami ai quali nega, in un primo momento, di aver incontrato Pike. Il giorno successivo ritratta e afferma di aver prelevato Pike all’aeroporto e portato in un luogo da lui indicato. Le telefonate state effettuate prima dell’arrivo di Dale avvenuto alle ore 18:00, e sembra proprio che la scheda telefonica sia stata posta vicino al cadavere per far ricadere la colpa su Forti. Chi sapeva dell’incontro tra Pike e Forti? Knott ne era a conoscenza, ma non verrà mai coinvolto nel processo ed è stato condannato a 15 anni per truffa per poi essere scarcerato subito dopo la condanna di Forti e rispedito in Germania firmando un patteggiamento rimasto segreto. L’ arma del delitto, una calibro 22 di proprietà di Chico Forti, non è mai stata rinvenuta. L’arma era nelle disponibilità di Knott, il quale al momento dell’acquisto, non era in possesso del denaro necessario ed aveva chiesto a Forti di pagarla; persino il commesso dell’armeria ha testimoniato di aver consegnato l’arma a Knott.

LA SENTENZA

Le accuse di frode e di circonvenzione di incapace nei confronti di Forti decadono poiché la truffa era nei suoi confronti. Il movente dell’omicidio viene meno e così dovrebbe essere anche per l’accusa di omicidio, ma il 15 giugno 2000 Forti viene condannato all’ergastolo con la seguente motivazione pronunciata dal giudice Victoria Platzer: “La Corte non ha le prove che Lei, Sig. Forti, abbia premuto materialmente il grilletto, ma ha la sensazione, al di là di ogni dubbio, che Lei sia stato l’istigatore del delitto”. La pubblica accusa condotta da Reid Rubin ha sostenuto che: “Lo Stato non deve provare che egli sia l’assassino al fine di dimostrare che sia lui il colpevole.” Forti verrà condannato all’ergastolo per una mera sensazione accusatoria, l’istigatore di un delitto nel quale l’esecutore materiale non è mai stato cercato dagli investigatori americani.

LA PISTA VERSACE

Forti non potrebbe solamente essere stato vittima di malagiustizia, ma anche di una sorta di ritorsione nei suoi confronti da parte della polizia di Miami. Infatti, come produttore, Forti aveva prodotto un documentario “Il sorriso della Medusa”, un docufilm sull’omicidio dello stilista Gianni Versace, avvenuto per mano di Andrew Cunanan, ed aveva ipotizzato numerose lacune della polizia di Miami nello svolgere le indagini arrivando anche a supporre che fosse corrotta. Guarda caso il giudice Platzer era membro della squadra che aveva indagato sul caso Versace e due dei detective della squadra indagarono anche sul caso Pike. Uno di essi, Gary Schiaffo, aveva rilasciato dichiarazioni nel documentario su Versace per poi accusare Forti durante il processo definendolo un personaggio senza scrupoli. A seguito di ciò ha iniziato a lavorare come consulente per Reid Rubin, per l’accusa nel processo Forti e per poi finire in carcere per aver procurato falsi testimoni per risolvere un caso di frode e per aver manipolato prove e testimoni.

Uno degli accusatori di Forti non è quindi più credibile, ma per Forti la situazione non cambia e riaprire un nuovo processo non è affatto semplice. Un sistema giudiziario che si dice democratico non può frettolosamente giudicare in base ad una sensazione non basandosi su prove certe… Ed il nostro Stato cosa fa? Praticamente nulla! Ha dimenticato il suo connazionale vittima di una giustizia fasulla, non agisce presso le autorità statunitensi al fine di garantire al nostro concittadino una revisione del processo; però dà il permesso ad Amanda Knox, assolta in secondo grado per l’omicidio di Meredith, di rientrare negli Stato Uniti piegandosi alla pressione mediatica e diplomatica degli americani. Per Chico Forti non c’è la stessa attenzione mediatica né, tantomeno, il nostro Stato fa la voce grossa contro gli Stati Uniti. Solo alcuni personaggi dello spettacolo e un movimento di opinione richiedono la revisione del processo.

E il nostro Stato sta a guardare mentre un italiano è dimenticato in un carcere a Miami.

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