Isis: Terrorismo organizzato e lupi solitari all’ombra delle mafie

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Terroristi della porta accanto a volte nati in Italia, radicalizzati, indottrinati sin da piccoli oppure clandestini arrivati con i barconi che approdano sulle nostre coste come punto di transito diretti in altri paesi europei. Negli ultimi giorni la Dia e l’antiterrorismo hanno effettuato parecchi arresti da Nord a Sud.

L’italo-marocchino Elmahdi Halili, 23 anni, arrestato a Torino, negli ultimi tempi consultava la rivista “Rumiyah” che tradotto significa Roma, poiché cercava dettagli per realizzare attentati con mezzi pesanti, inoltre faceva proseliti con altri italiani convertiti come ghanesi e marocchini. Abdel Rahman arrestato a Foggia, indottrinava i bambini nel suo centro islamico a sgozzare gli infedeli. La cellula islamica arrestata in provincia di Latina era collegata ad Anis Amri, il terrorista dell’attacco di Berlino del 2016.

Schegge impazzite, lupi solitari o componenti di una fitta rete organizzata? Per ottenere documenti falsi che gli consentono di circolare liberamente, una rete ben organizzata esiste sicuramente con basi logistiche sparse su tutto il territorio nazionale. Non è tutta farina del loro sacco, sono comprovati i rapporti tra reti terroristiche e mafie italiane con le quali sono legati da un business milionario. Con la criminalità organizzata italiana hanno, da tempo, intrattenuto un legame di connivenza volto allo scambio costante di droga, armi e documenti falsi. Molti terroristi hanno legami con i Balcani, terra d’affari anche per le nostre mafie.

La criminalità organizzata di casa nostra rappresenta un valido supporto ai terroristi per raggiungere le nostre coste, che gli consente di vivere e di transitare indisturbati verso altri paesi dove commettere atti terroristici. Pare che ci siano accordi di non colpire l’Italia e se qualcuno li trasgredisce oltre a veder sfumare gli affari milionari, viene fatto arrestare grazie a soffiate prima che possano compiere un attentato.

L’ Italia, si sa, è terra strategica per i terroristi che vogliono raggiungere il resto dei paesi europei; non a caso Amri, il terrorista di Berlino, è approdato sulle nostre coste con un barcone nel 2011, ospitato in due centri di accoglienza nei quali si è fatto notare appiccando incendi. Commessa la strage in Germania, ha tentato di raggiungere la cellula in Italia ma è stato ucciso a Sesto San Giovanni. Le organizzazioni criminali hanno ovviamente il loro tornaconto nello sfruttare questi soggetti per il traffico di droga, di armi, di sigarette e nello sfruttamento della prostituzione.

La rotta commerciale è quella balcanica, attraversando Turchia e Grecia e quella africana, da Nigeria a Mali fino alle coste libiche e tunisine. Non sempre si riesce a tenere la situazione sotto controllo e, anche in Italia, i lupi solitari dell’Isis sono in agguato, fortunatamente bloccati in tempo in questi giorni dalle forze dell’ordine. La cellula collegata ad Amri aveva in preparazione un attentato alla stazione Laurentina della metropolitana di Roma.

Ciò nonostante mafiosi e jihadisti cooperano in nome del business; non a caso la ‘ndrangheta fornisce il supporto logistico per far approdare al porto di Gioia Tauro la droga del combattente proveniente dalla Libia supportando il traffico di armi proveniente dall’est Europa, soprattutto da Ucraina e Moldavia diretto in Libia. Gli jihadisti ricambiamo il favore con l’invio di antiche opere d’arte saccheggiate in Libia e facendo transitare la droga proveniente dal Sud America con basi logistiche in Senegal, Guinea e Togo per poi giungere in Italia tramite la loro collaborazione.

In questo business è coinvolta anche la camorra con meno rilevanza, rispetto alla ‘ndrangheta. Cosa Nostra è impegnata, invece, a dare supporto negli approdi dei tanti barconi che arrivano sulle coste sicule, spesso condotte proprio da uomini d’onore che utilizzano la rotta anche per il trasporto di sigarette di contrabbando. I capitali illeciti dell’Isis provengono anche dal traffico del petrolio nel Mediterraneo, dove petroliere russe e turche poste al Sud delle acque territoriali maltesi caricano petrolio da bettoline provenienti dalla Libia e si dirigono nei porti siciliani.

La minaccia purtroppo è continua: tra lupi solitari e cellule organizzate l’Italia ha retto bene grazie alle nostre forze dell’ordine e a misure di sicurezza elevate, ma le schegge impazzite sono sempre dietro l’angolo.