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La donna al vertice spaventa la gerarchia maschile

| 28 Marzo 2018 | ATTUALITÀ

In questi anni il ruolo lavorativo della donna, anche a causa della crisi economica che ha posto la necessità di incrementare le entrate mensili della famiglia, ha acquisito un’importanza fondamentale. Eppure, nonostante questo, permane ancora l’opinione che il lavoro femminile abbia un valore minore rispetto a quello maschile e questa premessa si esprime in modo sottile ma deciso mediante la convinzione che la donna possa essere più flessibile a livello lavorativo, meno ambiziosa e che possa svolgere solo determinate professioni. Eppure secondo alcuni dati le donne si laureano in tempi più brevi, con voti più alti e continuano a studiare dopo la laurea con master e specializzazioni (57-71%) mostrando quindi altissime potenzialità che potrebbero essere ben sfruttate sul posto di lavoro.

L’organizzazione sociale che oggi ruota intorno all’uomo, inevitabilmente domani ruoterà intorno alla donna, perché è più adatta a garantire lo sviluppo della civiltà. La sua attitudine naturale – alla mitezza, l’amorevolezza, la tolleranza, la solidarietà, la libertà di pensiero, la capacità di dialogo, la flessibilità – riuscirà dove l’aggressività, la violenza e l’istinto di prevaricazione, tipici dell’uomo, hanno fallito. Oggi però siamo in un periodo di transizione, in cui la società non è ancora strutturata per favorire la carriera femminile. Pesa, in particolare, un innegabile pregiudizio: la convinzione che l’uomo sia dotato di una maggiore capacità decisionale. Per questo una donna oggi non ha grandi problemi a entrare nel mondo del lavoro, ma, se arriva ai vertici del potere, il timone passa facilmente all’uomo.

Da secoli il ruolo onnipotente della donna ha posto vari quesiti, e questo ha relegato la figura maschile nell’agghiacciante consapevolezza di vedere la propria figura degradata di un ruolo antico quanto la pietra. Nell’era post-moderna questa congettura, inevitabilmente, ha marcato il poderoso irruente voglia di dimostrare che: la gonna è fatta dello stesso tessuto del pantalone. Dunque, l’epoca in cui viviamo, finalmente, ha permesso che le carriere sono distribuite equamente anche alle donne, un tempo imprigionate tra fornelli e pannolini, oppresse tra lenzuola da lavare e spese battagliere nei supermercati alla caccia del 3×2, oggi, però, è parte integrante di qualsiasi realtà lavorativa.

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Tuttavia la figura della donna di rilievo in campo professionale, continua a suscitare dibattiti pubblici e politici: “Il ruolo della donna, ancora oggi, non è completamente definito. Nonostante le cariche professionali affidate alle donne, si mostra una lacerante considerazione che rimette in discussione le capacità e la professionalità mostrando, ancora una volta, l’ignoranza declinando ancora una volta la donna”. A dichiararlo è Alessandra Miscio nonché Responsabile Store Manager di una nota catena di abbigliamento; “Di concerto la nostra politica non aiuta” – continua Alessandra Miscio – “ritengo assurdo che debbano essere riservate quote rosa che come tali siano più discriminatorie di quella discriminazione che si propongono di combattere”. 

Queste motivazioni centrano delle criticità molto importanti della questione, ma tralasciano alcuni punti fondamentali. In politica, ad esempio, la sottorappresentanza non deriva solo dalla scelta dei leader politici di non candidare donne nelle liste o nei collegi, ma soprattutto dal fatto che le donne molto spesso si trovano nella condizione di outsider, di candidato nuovo o emergente chiamato a lottare contro candidati già esperti e con un consenso già ampio e formato. Forse è davvero arrivato il momento di cambiare rotta, magari con la giuda di un comandante con la gonna…

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