Agromafie sempre più padrone del Made in Italy

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I clan mafiosi riciclano molti dei loro capitali nella produzione di prodotti di alta qualità che commercializzano in Italia come all’estero. Il Made in Mafia si insinua prepotentemente nel Made in Italy. Il rapporto Agromafie di Eurispes disegna purtroppo, un quadro inquietante della situazione: le mafie, oltre a controllare sfruttando il caporalato e la manovalanza,  condiziona il mercato stabilendo i prezzi, gestendo i trasporti, gli imballaggi ed il controllo delle catene dei supermercati come l’esportazione dei prodotti tipici all’estero dove gestiscono lo smercio in piccole o grandi realtà.

Ortofrutta prodotta sulla pelle di immigrati ed italiani che, per pochi euro, lavorano dall’alba al tramonto nei campi controllati dalle organizzazioni criminali. La ‘ndrangheta, ad esempio, gestisce persino l’acquisto di terreni agricoli ottenuti con estorsioni ed intimidazioni. Nel 2016 il clan Piromalli, controllava il mercato degli agrumi compresa l’esportazione negli Stati Uniti dove, nel New Jersey, Rosario Vizzari uomo del clan gestiva lo smercio. Per non parlare del mercato ortofrutticolo di Milano, il più grande del Nord Italia. Sempre i Piromalli, tramite Antonio figlio del boss Giuseppe, erano soci occulti di Ortopiazzolla e Polignanese distributori di agrumi nel Nord Est Italia in catene di supermercati quali Alì e Bennet.

Cosi, il mercato di Milano gestito da Sogemi, società controllata dal Comune, continua a subire l’interferenza ed il condizionamento mafioso. Compreso cosa nostra… In questo caso al passo con la ‘ndrangheta. Quattro società siciliane riconducibili al latitante Matteo Messina Denaro e alla locale di Campobello, controllavano il settore dell’olivocoltura. Attraverso oleifici e aziende agricole imponevano prezzi ed anche tutta la filiera fino ai distributori finali. Non a caso il boss di Castelvestrano, viene indicato dai suoi uomini, anche con il nomignolo di “l’olio”.

Non solo agrumi ed olio, a rischio anche la mozzarella di bufala Dop campana. Nel 2016 è stato arrestato Walter Schiavone, figlio di Francesco “Sandokan”, il rampollo imponeva la fornitura delle mozzarelle prodotte nei caseifici di Casal di Principe e dintorni. Casalesi e Gaetano Riina, fratello di Toto’, si occupavano del trasporti di frutta e verdura da Roma in giù. Anche il pane quotidiano non è rimasto immune dalle lunghe mani mafiose: il clan camorristico dei Lo Russo gestiva produzione e distribuzione presso i negozi e i rivenditori ambulanti.

Nel 2016 il fatturato agromafioso è stato di 21,8 miliardi di euro, metà del valore delle esportazioni aumentando il suo fatturato del 30% rispetto all’anno precedente. Le agromafie si appropriano di vasti comparti dalla produzione alla distribuzione, demolendo la concorrenza ed il libero mercato imponendo un monopolio agro-criminale. Sulle nostre tavole, come in quelle dei migliori ristoranti, arrivano molto prodotti d’eccellenza dal pregiato marchio Dop che nascondono l’infame marchio Made in Mafia.

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